Lion – La strada verso casa

«Ogni notte mi addormento immaginando di percorrere la strada di casa e di rivedere mia madre, per sussurrarle all’orecchio: sono qui”

 Saroo Brierley

Basato sul libro di memorie A Long Way Home, il film Lion – la strada verso casa racconta l’incredibile storia vera di Saroo Brierley, interpretato dall’attore Dev Patel, già famoso per aver vestito i panni del protagonista Jamal nel film The Millionaire. Il lungometraggio è stato presentato in anteprima mondiale al Toronto International Film Festival del 2016, classificandosi al secondo posto al Premio del Pubblico. Diretto da Garth Davis e sceneggiato da Luke Davies, questo capolavoro ha l’ardire di interrogare il mondo su cosa sia il senso di appartenenza e quello che i più chiamano “Casa”.

Prima di cogliere il senso più profondo del film, il pubblico è trascinato in una realtà indiana drasticamente povera, a tratti “rurale”, caratterizzata da piccoli villaggi e da un puzzle di campi dove, purtroppo, si vive di stenti: case diroccate, totale assenza di servizi, sudicio ovunque. Per garantirsi la sopravvivenza grandi e piccoli sono sfiancati da lavori fisici, come raccogliere e portare sacchi di pietre; il baratto, in questo mondo così ben dipinto e lontano dal tanto vaneggiato consumismo occidentale, non è una pratica obsoleta ma la semplice quotidianità. Eppure, nonostante tale e tanta povertà, l’attenzione del pubblico si posa quasi inevitabilmente, sin dai primi istanti del film, su un paio di occhi nero pece capaci di azzerare tutto il resto. Queste gemme color carbone, prive di alcun velo, dotate di un’espressività e dolcezza indefinibili sono due calamite che tengono incollati allo schermo. E’ il tratto distintivo di Saroo, il piccolo grande uomo di questo film, nella vita Sunny Pawar. Migliaia di provini sono stati fatti in tutte le scuole dell’India per trovare il viso più adatto a rendere la bellezza d’animo del protagonista, così intenso nonostante la giovane età. Un visino ridente e allegro anche se costantemente sporco, contornato da capelli neri arruffati.

Questo piccoletto, perfettamente a suo agio nella miseria, non fa caso all’indigenza che lo circonda: la mette al vaglio con spiccata meraviglia e incessante curiosità, tipica di chi ha fame del mondo ma sa di essere a casa. Nel rapporto viscerale con il fratello maggiore Guddu, nell’amore sconfinato che lo lega alla bellissima madre analfabeta e alla dolce sorellina, nell’incessante bisogno di dimostrare di “essere all’altezza” in ogni cosa si legge il profondo senso di attaccamento di Saroo alla sua terra, a quelle radici che una volta recise non potranno che segnarlo nel profondo.

Ad un certo punto, quando la vita sembra essersi assestata e aver trovato il giusto equilibrio, il Fato irrompe e scombina i piani: dopo aver seguito il fratello all’alba per lavorare e troppo stanco per risparmiarsi, Saroo si addormenta per sbaglio su un treno che viaggia incessantemente per due giorni. Finisce così erroneamente a Calcutta: gigante, caotica e sconosciuta. Ma, soprattutto, lontana 1600 chilometri da casa.
Così prende avvio il suo viaggio: lui, minuscolo ma inarrestabile, affronta la grande città e le sue insidie con un misto di astuzia e ingenuità fuori dal comune,  scoprendo di essere il semplice tassello di una realtà troppo spesso indifferente, brutale e spaventosa. Sopravvive per strada, in completa solitudine, per due mesi fino a quando non viene accolto in orfanotrofio e da qui adottato da una coppia di coniugi australiani di Hobart in Tasmania: Sue Brierley (Nicole Kidman) e John Brierley (David Wenham).
E’ l’inizio di una vita completamente diversa.
Con un balzo temporale il pubblico si interfaccia ad un nuovo Saroo, ormai affascinante ragazzo di venticinque anni, determinato e forte abbastanza da fare un corso di Hotel Management e innamorarsi della giovane collega Lucy (Rooney Mara). Tuttavia, dietro il sorriso brillante e gli occhi sempre espressivi, a dispetto dell’amore incondizionato per i suoi genitori adottivi, al di là degli agi di una vita da benestante si cela la sofferenza di chi non è riuscito a recidere le proprie radici, catene dell’anima. Google Earth è il mezzo salvifico, utilizzato in una sfiancante ricerca per rintracciare il villaggio dove ancora vivono i suoi parenti. I pochi dettagli e ricordi che possiede sono la chiave per risolvere il rebus della memoria e ricongiungersi finalmente alla sua famiglia di origine, placando per sempre la sofferenza.

Il film si chiude con le immagini del vero Saroo, prima fanciullo alle prese con il destino poi uomo pienamente realizzato. La costante della sua vita, quasi in contrasto con la struttura fisica da cerbiatto che ha da bambino, è il ruggito interiore, quella forza inossidabileRicorda un po’ il  maestoso Re della foresta e questo riferimento è tutto fuorché casuale: Saroo, pronunciato in modo corretto “Sheroo”, in Hindu significa appunto Leone.

Francesca Rotondo

 

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