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Le donne, la sorellanza, la maternità in “Nove lune e mezza”

Ilaria Sinopoli 12 Ottobre 2017 Commenti disabilitati su Le donne, la sorellanza, la maternità in “Nove lune e mezza”
Le donne, la sorellanza, la maternità in “Nove lune e mezza”

Finalmente una commedia sulla forza delle donne, con un’evidente impronta femminile, quella di Michela Andreozzi, attrice comica che per la prima volta va dietro la macchina da presa per dirigere Nove lune e mezza, in sala da giovedì 12 ottobre in 250 copie con Vision Distribution.

Due sorelle quarantenni, Livia e Tina, tanto diverse quanto legate da un profondo affetto. Livia (Claudia Gerini) è una violoncellista bella e ben integrata, mentre Tina (Andreozzi), una donna un pò frustrata che nella vita fa il vigile urbano a Roma. Entrambe hanno un compagno, Livia vive con Fabio (Giorgio Pasotti), osteopata dolce e carismatico, Tina invece con Gianni (Lillo), anche lui vigile urbano piuttosto ordinario con due sole passioni, per la Lazio e il fanta-calcio. Livia da sempre rivendica il diritto di essere libera e di non volere figli, mentre Tina tenta da anni di restare incinta, ma senza alcun risultato come le ha diagnosticato il suo amico ginecologo Nicola (Stefano Fresi), omosessuale che vive con il suo compagno e due figli adottati. Tra le due sorelle si instaura un patto: Livia presterà il suo utero a Tina perché realizzi finalmente il suo sogno. Alla prima spetta il compito di nascondere la pancia crescente, alla seconda quello di mostrare di far finta di essere incinta con tanto di cuscini ben posizionati sul ventre.

Donne, famiglia, sorellanza, maternità, libertà e amore, Nove lune e mezza butta il cuore oltre l’ostacolo in un momento in cui il cinema italiano non può certo dirsi baciato dalla grazia, visti ormai gli incassi che calano a picco. Sforna una commedia che affronta temi importanti con leggerezza e non con superficialità, scattando una foto puntuale dell’Italia, un paese in cui si può donare un rene, il midollo, ma non puoi prestare l’utero. La Andreozzi mette insieme un cast dalla sintonia perfetta dando vita ad un film corale in cui i temi centrali sono quello dell’utero in affitto, dell’omogenitorialità, della sorellanza e anche, non proprio in sottofondo, del disagio di un mondo maschile poco pronto oggi a stare al passo con quello femminile.

È proprio la normalità con cui vengono raccontate queste dinamiche sociali a rappresentare l’aspetto più riuscito di Nove lune e mezza, anche grazie ad un cast solido composto da Claudia Gerini, Lillo Petrolo, Giorgio Pasotti, Stefano Fresi, Massimiliano Vado e Michela Andreozzi. La commedia italiana finalmente si è resa conto che la famiglia è un microcosmo oggi diverso rispetto anche a qualche anno fa, e ne prende atto fotografandone la situazione. Soprattutto, le donne non si sentono pienamente realizzate solo e soltanto se hanno figli, ma possono legittimamente scegliere di non averli. In Nove lune e mezza di famiglie ce ne sono tante, da quella neocatecumenale che sforna figli non per piacer personale ma per far piacere a Dio, a quella omogenitoriale a quella tradizionale. Come afferma Michela Andreozzi “la famiglia è il luogo in cui riesci a dare il meglio di te, e certe volte questo meglio è l’utero”.

Ilaria Sinopoli

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