Lavoro minorile: sono 168 milioni i bimbi sfruttati nel mondo. 340mila in Italia

I numeri sono stati diffusi dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro e da Save the Children in occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile. La Scuola può fare molto se solo i Governi investissero su di essa adeguatamente

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A 168 milioni di minori in tutto il mondo viene negato il diritto all’infanzia e all’adolescenza. Bambini usati, sfruttati, malpagati e segnati per sempre da violenze e soprusi. Ragazzi “rubati” alla vita,  che fanno comodo a incoscienti datori di lavoro perché costano poco e non avanzano richeste e pretese di garanzie.

Giovani vite impiegate nei lavori più disparati: dalla manifattura delle scarpe da ginnastica, quelle che nei Paesi occidentali vengono vendute a cifre da capogiro, ai palloni con i quali giocano calciatori super pagati, fino addirittura ai gamberetti sgusciati che allietano i palati di mezzo mondo.

Il luogo di maggiore sfruttamento è l’Africa sub sahariana, ma non si pensi che nel nostro Paese questo fenomeno non esista. Tutt’altro!

Il lavoro minorile è presente anche in Italia e riguarda almeno 340.000 minori sotto i 16 anni, di cui 28.000 coinvolti in attività ai limiti dello sfruttamento, molto pericolose per la loro sicurezza e salute.

Anche nel nostro Paese, poco viene fatto dai Governi per porre fine a questo tristissimo fenomeno. Si pensi alla Scuola per esempio: in questi giorni è in discussione al Senato l’ormai famoso DDL firmato Renzi-Giannini. Nel disegno di legge “La Buona Scuola” non vi è alcuna norma che combatta veramente la dispersione scolastica e innalzi l’obbligo d’istruzione a 18 anni.

In Italia, quindi, è assolutamente urgente l’adozione di un piano nazionale sul lavoro minorile che sia realmente di contrasto e prevenzione dello sfruttamento lavorativo di bambini e adolescenti.

I numeri sono stati forniti dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo) e da Save the Children in occasione della Giornata Mondiale contro il Lavoro Minorile che si è celebrato il  12 giugno scorso.

«Alla vigilia di un anniversario ufficiale – ha sottolienato Raffaela Milano, direttore programmi Italia-Europa di Save the Children – ci ritroviamo a constatare una mancanza di attenzione al lavoro minorile nel nostro Paese, sia in termini di monitoraggio del fenomeno, che di azioni specifiche per prevenire e contrastare il fenomeno, anche nelle sue forme peggiori, nonostante si tratti di un problema presente e che rischia di peggiorare, anche a causa della crisi economica».

I numeri in Italia

Secondo la ricerca Game Over di Save the Children, il 7% dei minori nella fascia di età 7-15 anni in Italia è coinvolta nel lavoro minorile. Più di 2 minori su 3 (fra 14 e 15 anni) sono maschi e circa il 7% è un minore straniero. L’11% degli adolescenti che lavorano – pari a circa 28.000 – sono coinvolti nelle forme peggiori di lavoro minorile, con orari notturni o con un impegno continuativo, con il rischio reale di compromettere gli studi, di non avere neanche un spazio minimo per il gioco e il divertimento o per il necessario riposo. Lavorano per lo più in attività di famiglia (44,9%) mentre per ciò che riguarda i minori impiegati all’esterno del circuito familiare, i settori principali sono quello della ristorazione (43%), dell’artigianato (20%) e del lavoro in campagna (20%).

Il contrasto al fenomeno

Anche l’Organizzazione internazionale del lavoro sostiene che il fenomeno può essere arginato con l’istruzione pubblica, gratuita, obbligatoria e di qualità. La Scuola deve garantire a tutti i ragazzi un ambiente educativo sicuro e di alto livello. Ai più grandi che non hanno avuto la possibilità di studiare, si devono prevedere programmi mirati di formazione professionale che consentano il recupero delle basi dell’istruzione e l’inserimento nel mondo del lavoro secondo le tutele previste dalla Legge.

E ancora, devono essere poste in essere politiche di protezione sociale che favoriscano la frequenza scolastica e garantiscano l’adeguata formazione, la professionalità e la competenza degli insegnanti, assicurando loro condizioni di lavoro dignitoso, fondato su un effettivo riconoscimento sociale. Le politiche del Governo per i giovani devono tendere a  proteggerli durante la transizione dalla scuola al lavoro, impedendo che essi vengano intrappolati in forme di occupazione inaccettabili.

Tutto ciò può divenire possibile solo se il Governo maturasse davvero la volontà politica di investire sui minori. Fino ad ora purtroppo, è stato fatto molto poco!

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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