L’autoritratto di De Nittis e il ritratto di Manet esposto a Bari. Continua l’intervista a Giovanni Lamacchia

Autoritratto del De Nittis
Autoritratto del De Nittis

Continua l’intervista a Giovanni Lamacchia

Mi sarei aspettato di rivedere l’autoritratto del De Nittis schizzato a china, dato che fa parte del patrimonio della Pinacoteca Provinciale di Bari e un tempo era esposto. In quello sì che si ritrovava la fisionomia dell’artista.
E come ti spieghi la sua assenza?
Si possono fare tante congetture, ma mi interessa davvero poco. E’ espressivo, lo sguardo è vivo e pare guardare proprio te con interesse, col piglio del signore maturo, sollevando le sopracciglia, dopo che ti ha accolto in casa con la sua giacca da camera e quel caratteristico copricapo (con cui si è ritratto anche Monet in un olio).
Ma pone un quesito. Un autoritratto non si fa per vendere, casomai si dedica a qualcuno…
Hai dubbi sulla sua autenticità
Assolutamente no. Non è su questo pezzo che ho dubbi.
Ma su altri allora ne hai!?
Ogni cosa a tempo debito. Tornando all’autoritratto, non ha la dedica dell’artista e neppure quella della vedova o del figlio, quindi non è stato donato. Bisogna escludere poi che la stessa signora che aveva conservato gelosamente tante opere che avrebbero fatto la sua fortuna, abbia mai potuto pensare di vendere un piccolo schizzo (oltretutto stimabile pochi franchi) in cui il marito si era ritratto. Perciò penso che facesse parte della cartella di disegni e di incisioni facente parte del lascito testamentario di madame De Nittis alla Città di Barletta.
Quindi sarebbe stato rubato?
Rubato, ceduto, e infine un vero signore lo ha donato alla Pinacoteca di Bari. Tutto sommato, ha fatto pochi chilometri ed è entrato in un museo nel rispetto della volontà testamentaria della vedova.. E poi non è un mistero che mancano parecchi quadri facenti parte del lascito. Nel mio libro, ‘Dossier De Nittis’, edito da Stilo Editrice,già anni fa indicavo persino il soggetto dei quadri mancanti.
C’è qualcos’altro che puoi dire?
Beh, sì; è passato tanto di quel tempo,… quasi un secolo. Prima che negli anni ’30 i quadri venissero collocati nell’ex convento di S.Domenico a Barletta, erano affidati ad un custode truffaldino che al momento del trasloco sparì con le chiavi del palazzo, e sfondato il portone vennero fuori alcune prove dei suoi traffici illeciti Tutto questo può bastare?
Penso che basterebbe a molti.

Antonio Calisi

© Riproduzione Riservata
Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: