L’augurio di Barletta nel 170° anniversario della nascita del pittore De Nittis

DENITTIS_8477-Pan copia (1)Dal 25 febbraio, sul palazzo in cui è nato il De Nittis e ha vissuto la sua fanciullezza, sono esposte le gigantografie di alcune sue opere. A riferirlo e a suggerirci una visita è Giovanni Lamacchia, che si è recato sul posto per ammirare lo spettacolo e incontrare l’amico Rudy Dicorato fotografo e promotore dell’iniziativa, patrocinata dal Comune.

– Cosa si prova sotto quel palazzo?

Non saprei, alcuni sembrano passare di là ignari, forse perché sono abituati alle immagini del De Nittis. Certamente le mie sensazioni sono quelle di un privilegiato e probabilmente più appropriate alla bellezza anche interiore dell’iniziativa. Rudy mi aveva fatto partecipe della sua idea già diversi anni fa e finalmente ha realizzato il suo obiettivo. Quando mi sono trovato davanti alla foto a mezzo busto del De Nittis, così nitida che si potevano contare i peli della barba e leggere i dettagli della stoffa quadrettata della giacca, gli ho detto: ‘è così vero che mi può anche venire in sogno stanotte!’. E le opere scelte si adattano bene alle finestre. Lui sembra aver fatto dell’atrio del portone il suo salotto e Madame Léontine sembra attenderci sul suo divano con lo sguardo perso in direzione del balcone.

Ma al di là di queste e altre piacevoli sorprese, mi viene alla mente l’infanzia infelice al primo piano di quel palazzo di via Cordoneria, numero senza, di quel bambino che a tre anni aveva perso la mamma; e a dieci, incontrava un uomo per strada che gli diceva ‘hanno ritrovato tuo padre’ e alla sua corsa fino al portone, e alla scena del corpo del padre morto suicida, davanti al quale lancia un alto grido e sviene. Certo poi posso riandare agli anni migliori, immaginare quelli in cui ritornava da Parigi, e in cui le carrozze facevano a gara per salutarlo, e le visite continue in quella casa, i pranzi ‘ufficiali’, i tanti segni di stima e di affetto dei barlettani di allora, le ovazioni al Teatro Curci. Tutte cose, queste, che dovevano aver colpito Léontine, e probabilmente il loro ricordo aveva colmato i momenti di solitudine durante la sua lunga vedovanza, e chissà fors’anche ispirato il suo lascito a Barletta.

Io non so come sia che questa storia breve eppure così pregna di sofferenza, di arte e di amori, non abbia ancora trovato un regista. Si scrivono soggetti scialbi e pretenziosi… Questa storia, invece, vera e avvincente, sotto gli occhi di tutti… forse un po’ assonnati, non è ancora un film. Si deve persino faticare a farne un telo per un palazzo.

Quale augurio sentiresti di fare tu al De Nittis, come studioso?

Auguri Peppino, spero che sia ora, che sia l’anno giusto perché tu possa essere conosciuto per quello che sei stato veramente e per le opere che davvero hai dipinto tu. Io ce l’ho messa tutta. E ce la metterò tutta ancora.

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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