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“L’altra metà della storia”: ciò che si ricorda non è quasi mai ciò che è successo

Silvia Di Conno 3 novembre 2017 Commenti disabilitati su “L’altra metà della storia”: ciò che si ricorda non è quasi mai ciò che è successo
“L’altra metà della storia”: ciò che si ricorda non è quasi mai ciò che è successo

Il film “L’altra metà della storia”, uscito il 12 ottobre 2017 e diretto da Ritesh Batra, è tratto dal romanzo breve “Il senso di una fine” di Julian Barnes che, con questo libro, ha vinto nel 2011 il prestigioso Booker Prize.

La storia verte intorno all’intreccio tra esistenza presente e passata del pensionato Tony Webster (Jim Broadbent): la sua tranquilla vita di negoziante per hobby di macchine fotografiche rare e di nonno a breve è stravolta dalla stramba eredità lasciatagli dalla madre di una sua ex dei tempi del college, Veronica (Charlotte Rampling).

Quest’oggetto in eredità è infatti un diario di un amico di quel periodo ed è ora nelle mani di Veronica: il tentativo di ripescare questa fonte scritta del passato spinge Tony a riprendere i contatti con questa sua ex e a scavare nei tempi della sua giovinezza in modo ossessivo, cercando di capire il rapporto tra i suoi ricordi e quello che effettivamente è stato. In altri termini, Tony cerca disperatamente “l’altra metà della storia”, ossia quello che egli stesso non ha visto nel suo passato: ognuno, infatti, trova sempre modi più o meno edulcorati di raccontare la propria storia per renderla più sopportabile alla propria stessa memoria.

Aveva per esempio dimenticato la terribile lettera che aveva mandato al suo migliore amico e a Veronica in risposta alla loro comunicazione d’essersi messi insieme. In questa lettera piena di odio e rancore aveva augurato loro tutto il male possibile: egli scopre ora come le sue speranze di quel momento di rabbia si siano effettivamente realizzate.

Riecheggia nel passato anche l’attrazione per la madre di Veronica da cui erano stati ammaliati sia Tony sia il suo amico, non senza conseguenze per quest’ultimo.

In bilico tra l’essere una versione moderna di “Il posto delle fragole” e una meno fantascientifica di “Mr Nobody”, questo film punta ad attuare una narrazione del sé che sia il più possibile meno falsata perché fondata su fonti scritte e sull’incontro con persone del passato, in una situazione in cui la voglia di scavo in ciò che è stato diviene così divorante da far momentaneamente perdere il senno al protagonista che vorrebbe rimasticare il suo passato rivivendolo nel presente, magari impostando nuovamente una relazione con Veronica.

Tony, infatti, non rivolge al suo passato un disincantato sguardo da uomo di terza età come potrebbe essere quello di Jep Gambardella (Toni Servillo) ne “La Grande Bellezza”, ma guarda a quello che è stato con gli occhi di un bambino che per la prima volta si approccia alla vita e ha quindi un irriducibile desiderio di scoperta. Il passato, dunque, diventa tale solo se lo si lascia atrofizzare in un ricordo congelato negli anni, ma la storia di Tony mostra come esso, invece, non sia fatto per perire ma per continuare a vivere alimentato da quello che si pensava di sapere, ma in realtà non si è mai saputo.

E’dunque l’irraggiungibile assoluta trasparenza tanto del passato quanto dell’altro -come direbbe Gadamer- il motore della scoperta umana.

 

Silvia Di Conno

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