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Da dove la vita è perfetta di Silvia Avallone

Francesca Rotondo 15 maggio 2017 Commenti disabilitati su Da dove la vita è perfetta di Silvia Avallone
Da dove la vita è perfetta di Silvia Avallone

“Bianca non apparteneva né a lei né a nessun altro. Era l’inizio di una storia”

Da dove la vita è perfetta (Rizzoli) è il titolo del nuovo romanzo che segna l’atteso ritorno di Silvia Avallone. L’opera, presentata il 10 maggio 2017 nell’ambito della rassegna letteraria del Libro Possibile Caffè, racconta le vite di uomini e donne in una lontana, arrabbiata e ambiziosa periferia di Bologna, fatta di casermoni e povertà. Dopo l’acclamato Acciaio, la scrittrice e poetessa italiana originaria di Biella torna a dipingere con acume un affresco italiano intriso di realismo.

Nella splendida cornice del Castello di Conversano e dinanzi ad un pubblico variegato di giovani e meno giovani, l’Autrice ha presentato le due protagoniste cardine del romanzo, destinate ad intrecciare i propri percorsi esistenziali. Da una parte c’è Adele: 17 anni, incinta di un bulletto di quartiere e animata dal desiderio di “disfarsi” di Bianca, la sua bambina. Dall’altra parte c’è Dora, colta insegnante di lettere logorata dall’impossibilità di avere figli. Al tema della maternità, scandagliato con grande sensibilità d’animo, se ne affiancano tanti altri: l’emarginazione, la sofferenza, l’adolescenza, la povertà, il bisogno di riscatto. Anche l’universo dei protagonisti è estremamente variegato: alla filiera di donne che attraversano i capitoli, spesso furibonde e spossate, si alternano ragazzi irrequieti che guardano il mondo con la nostalgia di emozioni implorate e mai condivise. C’è Manuel, che per un pezzetto di “bella vita” è disposto a tutto; c’è Fabio, compagno di Dora, che implora una paternità quasi inarrivabile; c’è Zeno, giovane geniale ma completamente emarginato. Accanto a questi adolescenti alla ricerca di se stessi, emergono anche numerosi adulti. Veri e propri antieroi, spesso incapaci, completamente assenti e (in)consapevoli dei propri errori.

Esseri umani animati dallo stesso desiderio di trovare riparo, di essere contenuti e amati in una realtà crudele e meschina. Le loro vite si incontrano tra le mille difficoltà quotidiane in un quartiere periferico bolognese, lasciando che l’amore, l’abbandono, le attese, le scelte e le rinunce si mescolino per poi deflagrare nel cuore del lettore. In Da dove la vita è perfetta i destini avanzano, inciampano, restano collegati l’uno all’altro in una grande curva dolorosa e al contempo bellissima.

Con una scrittura ampia e curiosa che sa tenere in ostaggio il lettore e con la verve dell’intellettuale che non cede mai all’arroganza di una “torre d’avorio” ma si apre al confronto diretto con il pubblico, Silvia Avallone ha sollevato tanti quesiti interessanti, senza la presunzione di dare risposte definitive.  Il romanzo, in particolare, ha cercato di raccontare cosa significa essere madri, padri e figli nella modernità.

L’Autrice, dialogando con la direttrice artistica del festival Rosella Santoro e con la docente di lettere Cecilia Pignataro, ha fornito la propria personale visione del difficile rapporto genitori-figli. Figli che non devono essere educati come propri alter ego, ma come nuovi esseri umani protagonisti di storie diverse. Persone libere con il dovere di mettere la propria firma nel mondo e costruirsi un’identità unica ed irripetibile.

Immergendosi nella complessità di Da dove la vita è perfetta e osservando la forza espressiva di Silvia Avallone, non è difficile cogliere la somiglianza con altre donne di cultura del nostro panorama italiano: Elsa Morante ed Elena Ferrante. Donne pugnaci, testarde, tenaci. Donne dalle epiche contraddizioni, di grande intelligenza e di passione furiosa.

Francesca Rotondo

 

 

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