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La silloge di Alberto Manzi: Essere Uomo

Francesca Rotondo 10 marzo 2017 Commenti disabilitati su La silloge di Alberto Manzi: Essere Uomo
La silloge di Alberto Manzi: Essere Uomo

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«Alberto è un uomo dai mille volti (..) Ora me lo ritrovo anche poeta»

«Essere Uomo è una silloge intensa e vibrante che ci mostra con evidenza un aspetto poco noto dell’inimitabile Mestro (..) Poesie di lotta e di utopia, per lettori di ogni tempo ed ogni età che hanno a cuore il sogno di un mondo migliore»

Daniele Giancane nella prefazione di Essere Uomo

Si può considerare la vita di Alberto Manzi, nato a Roma nel 1924 e morto a Pitigliano nel 1997, segmentata nei vari profili di insegnante, educatore, pedagogista, scrittoreicona televisiva degli anni ’60. Da molti conosciuto soprattutto per aver condotto la fortunatissima trasmissione televisiva Non è mai troppo tardi (strumento di ausilio nella lotta all’analfabetismo), in realtà Manzi è stato molto di più: un “attivista”, un intellettuale raffinato, «un’ anima sensibile e tenera», promotore di un modo innovativo di fare scuola, un rivoluzionario lucido e critico, un filantropo ispirato, un uomo ben consapevole dei limiti e delle storture dei meccanismi sociali ma mai rinunciatario, un vero e proprio formatore in cammino ma anche «un grande Maestro, uno scrittore formidabile». In breve, «un uomo vero ed una persona rara».

Difficile, quindi, incasellarlo in un’etichetta precostituita. Certo è che questa personalità poliedrica, annoverata tra le figure di spicco della pedagogia del Novecento, addensa le sue molteplici sfaccettature sotto l’egida di alcuni moniti fondamentali: la ricerca costante della libertà, la lotta contro la corruzione e le ingiustizie sociali, la difesa dei diritti umani fondamentali, l’utopia di un mondo migliore e la necessità di una sana educazione. Per Alberto Manzi è tanto vitale quanto necessario «educare a pensare», contribuire alla formazione di menti raziocinanti in “teste ben fatte”: persone libere da una supina accettazione della realtà.

Questo limpido eroe positivo dalla personalità volitiva ha creato delle opere che sono espressione di profonda coerenza e lucidità intellettuale, intrise di dimensioni etiche e morali. Il suo nome è abbinato a molteplici romanzi per ragazzi, opere di rilievo all’interno delle quali s’intravedono i germogli della successiva poesia di Essere uomo: Testarossa, Grogh e la trilogia sudamericana composta da La luna nelle baracche, E venne il sabato e El loco. Non si tratta solo di opere di fantasia, ma il frutto di «esperienze di vita, certo romanzate, eppure vere». In particolare l’America Latina fu per Manzi un serbatoio infinito di storie. Affidatagli dall’Università di Ginevra una ricerca scientifica su una specie di formica, si recò nella zona orientale della Foresta Amazzonica. Questo mondo lontano, fatto di sacerdoti italiani e salesiani con cui discorrere per ore ma anche di indios, campesinos analfabeti ed uomini sfruttati senza alcuna riserva, lo coinvolse a tal punto che l’interesse scientifico lasciò spazio a quello filantropico.

Proprio alla luce dell’esperienza sudamericana trovano collocazione espressiva i temi tracciati sapientemente nella splendida raccolta di poesie Essere uomo. Edita inizialmente nel 1998, è stata ripubblicata nel 2017 da Gagliano Edizioni a cura di Daniele Giancane, professore emerito dell’Università degli Studi di Bari. In quest’unica silloge Manzi inaugura un nuovo filone, intrapreso in età matura quando ormai la sua «anima epica» era già stata osannata e ufficialmente riconosciuta. Questa raccolta di poesie è il luogo della personale introspezione dell’autore, santuario della ribellione, verbo dell’urlo soffocato i cui versi hanno come fil rouge l’umanità da liberare.

Emerge prepotentemente un lato inedito del Maestro, quello lirico, nutrito di animismo e lievità ma sempre in continuità ideale e tematica con la narrativa precedente. Tra i protagonisti continuano ad esserci i campesinos e gli indios, che questa volta si smaterializzano in un “voi” corale, ma anche l’Uomo in generale che deve difendere la sua essenza dal Potere. Non avere, ma essere: per se stessi e per gli altri, contro la violenza e l’omologazione. Questo è il monito della succitata opera.

Essere Uomo significa incarnare tutte queste dimensioni, tra loro strettamente intrecciate. Non si tratta di un’utopia irraggiungibile e Alberto Manzi, con la sua vita e le sue disparate avventure, ne costituisce un esempio brillante. Non era un testardo idealista né tantomeno un illuso sognatore, ma un rivoluzionario con una missione: cambiare il mondo. Migliorarlo. La rivoluzione è per lui una gradualità, un continuo rinnovamento, un alternarsi ritmico di riflessione, discussione e soprattutto azione.
Scrive Marco Lodoli a riguardo: «Alberto Manzi era un uomo coraggioso e libero,  faceva parte di quel piccolo plotone di idealisti che vogliono trasformare i sogni in realtà»

Essere Uomo è un esempio brillante poesia sociale in cui lo scrittore, testimoniando il proprio malessere di fronte alle contraddizioni del mondo contemporaneo, scuote le coscienze e chiede a tutti di tenersi per mano. Si afferma implicitamente un I care collettivo, un «progetto di popolo» in cui «il “noi” sovrasta il ”tu” e si fa visione». La convinzione ferrea dell’Autore è  che un mondo migliore lo si costruisce solamente agendo tutti insieme, senza mai rinunciare alla speranza. In questa “utopia” si ravvede un fondamentale tassello del sentire poetico di Alberto Manzi e, infondo, anche il suo intero lascito spirituale.

Francesca Rotondo

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