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“La ragazza nella nebbia”, l’esordio alla regia di Donato Carrisi

Silvia Di Conno 3 novembre 2017 Commenti disabilitati su “La ragazza nella nebbia”, l’esordio alla regia di Donato Carrisi
“La ragazza nella nebbia”, l’esordio alla regia di Donato Carrisi

 

“La ragazza nella nebbia” è uscito nelle sale cinematografiche il 26 ottobre. Donato Carrisi, autore dell’omonimo thriller, ha esordito alla regia trasformando in una pellicola cinematografica il suo scritto.

Ambientata in un immaginario paesino montano dell’Alto Adige di nome Avechot, la storia ruota attorno alla scomparsa della sedicenne dai lunghi capelli rossi di nome Anna Lou, sparita mentre si recava alla confraternita religiosa molto conservatrice cui apparteneva. La tipizzazione grottesca di una ragazzina “casa e chiesa” non convince l’investigatore, l’agente Vogel (Toni Servillo), a cui interessa sì capire cosa ci sia dietro la sparizione della ragazza, in un’ottica però in cui conta solo ciò che fa eco mediatica, perché “la giustizia non fa ascolti e non interessa a nessuno”.

Quest’agente, infatti, non gode di una grande credibilità per via della sua propensione a dare ad ogni caso un morboso spazio mediatico, in una dimensione in cui non importa cosa sia vero, ma cosa funzioni, cosa risulti interessante agli occhi tanto di un popolino bigotto quale quello di Avechot quanto degli Italiani. In questo caso, dunque, ciò di cui si ha bisogno è un mostro: quanto più i media insisteranno sul carattere integerrimo della ragazza tanto più il colpevole sembrerà mostruoso.

In un clima di buio provincialismo emerge la figura di un professore di nome Loris Martini (Alessio Boni) che nelle sue lezioni di letteratura ad una classe di liceo afferma come il male sia il motore del mondo, per cui i reali protagonisti dei romanzi sono i cattivi che uccidono per lo più per odio, a differenza del mondo reale in cui, se il motore delle azioni umane resta il male, la codardia è però tale che non si ha neanche il coraggio di provare un odio così intatto e vero da spingere all’omicidio: gli uomini, infatti, non uccidono che per soldi. Un buon romanziere, inoltre, non fa che copiare: è il prendere spunto dalle azioni altrui che è infatti determinante nel proprio stesso agire. Non si può sperare di agire nel migliore dei modi se non “rubando” idee a chi ha avuto successo.

Le parole di Martini, sposato e con una figlia dell’età della vittima, inquadrano il personaggio: la superba recitazione di Alessio Boni rende estremamente credibile la figura di un bell’uomo di mezza età, da poco trasferitosi con la famiglia in un paesino che li tenga lontani dalla frenesìa cittadina e alle prese con il suo spesso frustante lavoro di insegnante di liceo, con le crisi adolescenziali della figlia e con problemi economici.

Martini entrerà nel mirino dell’Agente Vogel che si accanirà contro di lui dandogli la morte a livello mediatico e facendogli così perdere il suo lavoro: dipinto come un mostro sanguinario, il professore perde in parte la fiducia della moglie e della figlia che non sanno più a cosa credere. In questo meccanismo in cui quasi fino alla fine del film non si comprende ove finisca la realtà e ove inizi la finzione mediatica, si sviluppano flashbacks e flash forwards per spargere i tasselli della storia e lasciare che gli spettatori li raccolgano.

Nel corso delle indagini dell’agente Vogel emerge la folle seppur plausibile ipotesi avanzata da una giornalista da cui Vogel si reca: questa ha associato più casi di ragazze dai capelli rossi tra i 14 e i 16 anni scomparse in piccole cittadine di montagna e delle quali non era più stato trovato il corpo. Anche se a distanza di trent’anni dall’ultimo caso, ella ipotizza che la scomparsa di Anna Lou sia collegabile a questi casi e che quindi ci sia un unico misterioso soggetto responsabile di queste sparizioni, individuo che ella denomina come “uomo della nebbia”.

Il finale riesce a tenere insieme le varie ipotesi, non lasciando nulla al caso in una soluzione che è tutt’altro che scontata.

 

Silvia Di Conno

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