La Notte della Taranta 2020

Venerdì 28 agosto, su RAI 2, alle ore 22:50 da Melpignano (LE), è andata in onda la ventitreesima edizione del Concertone “La Notte della Taranta”, quest’anno registrata a porte chiuse sabato 22, senza la numerosa presenza del pubblico, a causa delle norme anti Covid.

Il palco di legno a forma di tamburello, dai toni più lirici e teatrali, è stato progettato dallo scenografo Giancarlo Sforza e ha avuto come sfondo l’ex convento degli Agostiniani su cui scorrevano le immagini delle tabacchine, protagoniste della lotta al caporalato. Qui si sono esibite l’Orchestra popolare e l’Orchestra Roma Sinfonietta dirette dal maestro Paolo Buonvino che ha reso omaggio alle voci popolari di Niceta Petrachi “la simpatichina” e Uccio Aloisi, insieme ai canti più amati della tradizione popolare tra cui “Lu Rusciu de lu mare”, “Tamburreddhu meu”, “Ferma zitella” e “La buona notte in grico Calinitta”.

L’esibizione musicale è stata intervallata da un racconto di Sergio Rubini che ha invitato il telespettatore a compiere un viaggio nella memoria della Taranta.

Tra gli ospiti speciali Antonio Diodato, vincitore del festival di Sanremo 2020, che ha esordito con un grande classico, “Beddhra ci dormi”, canto melodico d’amore e struggente; Mahmood, vincitore del festival di Sanremo 2019 che ha cantato una canzone in arabo, ricordo delle sue origini e del suo rapporto con il padre, e infine Gianna Nannini che si è esibita con energia ed enfasi in “Fimmene Fimmene”, una canzone che ha per protagoniste le tabacchine.

Tra le sorprese della serata Jovanotti che ha cantato con un video a distanza «Mi devo muovere sento un formicolìo. Mi devo muovere trovare il posto mio», una canzone dai toni forte, ma dal ritmo dolce che ha marcato l’accento soprattutto su chi assiste ogni giorno alla morte degli immigrati in mare.

E non è mancata neanche la danza con le cinque coreografie di Sharon Eyal che ha reinterpretato, in chiave contemporanea, la pizzica salentina.

Un’edizione inedita, a causa del particolare periodo storico, ma non meno coinvolgente: il suono ritmato e ancestrale del tamburello ha coinvolto lo spettatore in una danza irrefrenabile nella speranza di poter ritornare presto a ballare dal vivo.

Martina Ragone

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