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“La lingua è dentro di te e tu sei tra le sue braccia”, il festival delle lingue d’Italia

Martina Ragone 18 aprile 2017 Commenti disabilitati su “La lingua è dentro di te e tu sei tra le sue braccia”, il festival delle lingue d’Italia
“La lingua è dentro di te e tu sei tra le sue braccia”, il festival delle lingue d’Italia

Il sette, otto e nove aprile si è tenuto a Siena un evento originale ed inedito: “Il festival dell’Italiano e delle lingue d’Italia”. Il progetto generale, promosso dall’Università per Stranieri di Siena, dal comune di Siena e dalla regione Toscana, nasce in occasione delle Celebrazioni del Centenario della fondazione della Scuola di lingua italiana per Stranieri (1917-2017). Tre giorni profondamente innovativi, che hanno portato una ventata di ospiti con i quali si è potuto instaurare un vivace dibattito.

Si è analizzata la lingua italiana in tutti i suoi aspetti, sia nella sua evoluzione temporale sia di genere e stilistica: dalle sue più remote origini e dalla sua progressiva evoluzione dal latino, sino alle esperienze digitali odierne, soffermandosi sull’apporto preminente della musica, delle parodie giornalistiche e dell’umorismo suscitato dai giochi di parole.Tra gli ospiti più importanti, Enrico Mentana che ha ricevuto il premio per “webete” al teatro dei Rinnovati di Siena; Maurizio Bettini, antropologo e docente di latino dell’Università di Siena, che ha affrontato il tema “Se il latino è una lingua morta” e gli Oblivion, celebre gruppo teatrale che reinterpreta in maniera parodica i classici da Dante ai Promessi Sposi.
In particolare tre convegni hanno permesso di conoscere aspetti completamente diversi della lingua. L’incontro di sabato 8 aprile a Palazzo Patrizi su “Passaggi. Che cosa può insegnare la canzone alla poesia” con il poeta e cantautore Umberto Fiori e lo storico della lingua e docente a Milano di letteratura moderna e contemporanea Paolo Giovannetti, ha affrontato la secolare commistione tra questi due generi. Secondo Fiori, divenuto poeta da cantautore, emergono problemi linguistici nell’adattare un testo alla musica e ciò ha poi sancito poi la netta supremazia della poesia. Inoltre, al giorno d’oggi, un nuovo genere deve essere in grado di comunicare qualcosa di profondo, altrimenti non ha senso di esistere. Questo suo pensiero si è mostrato molto in antitesi con quello dello storico Giovannetti, per il quale il rap è un genere molto sperimentale, poiché deve prestare particolare attenzione allo spostamento degli accenti. La musica oggi tende a riprodurre l’origine orale della parola, ecco perché si cerca di attuare una strana sovrapposizione della musica alla prosa, come nel caso della cantante Maria Antonietta.
Interessante anche il successivo intervento “Imparare l’italiano divertendosi” di Antony Mollica, docente di ludolinguistica originario della Calabria, ma ormai da 30 anni in Canada. Ha mostrato come stimolare i propri alunni con la ludolinguistica che è in grado – tramite cruciverba, acrostici, vero o falso, trova l’intruso, scioglilingua e labirinti – di allenare la logica e insegnare il lessico, la sintassi e la grammatica in maniera molto innovativa, ma sempre efficace. Ha coinvolto il pubblico dal vivo sottoponendo quesiti più o meno difficili, suscitando qualche risata mista a stupore.
Si colloca su un piano nettamente diverso l’intervento pomeridiano, basato sul libro “Lezione d’italiano” del celebre linguista e presidente onorario dell’ “Accademia della Crusca” Francesco Sabatini. Partendo da un’analisi puramente neurologica, che individua il linguaggio come aspetto insito nel cervello umano, il linguista afferma che la scrittura, mezzo per l’espressione “graffiata” del linguaggio, non ha una propria sede nel cervello e per questo deve necessariamente essere insegnata a scuola. Inoltre, lo studioso parla di un progetto rivoluzionario per la scuola: è necessario puntare sull’insegnamento della scrittura negli anni della scuola primaria di primo grado e passare all’insegnamento della grammatica e della letteratura solo successivamente, in maniera tale da consolidare in maniera più forte il primo aspetto, abolendo dispositivi come tablet, che potrebbero solo menomare l’uso indispensabile della mano. La scuola primaria deve attivare circuiti celebrali e motori e deve porre basi più scientifiche per essere salvata.
Un evento nuovo che ha donato notevoli spunti di riflessione e un’esperienza assolutamente da ripetere il prossimo anno con i suoi cambiamenti e innovazioni, perché la lingua, grazie alla sua fervida mutevolezza, non smette mai di sorprendere.

Martina Ragone

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