“La Giustizia”, nel dipinto di Carlo Nappi

11231800_1953088404916827_6393359625420925973_oNel dipinto “La Giustizia”, Carlo Nappi ci lascia stupefatti per l’elevato equilibrio dei colori e la perfezione dei tratti evocativi: -Giudizio -Decapitazione -Dissoluzione Finale del Male.

L’artista dipinge in questa opera il suo secondo dipinto a olio su carta, svelando le sue doti di talento straordinario, in una geometria di colori, profondità e trasparenze che gli hanno meritato il paragone con il grande Maestro Matisse, dal critico d’arte Vinicio Coppola.

Si ribadisce che ciascun spettatore intende in modo soggettivo qualunque opera, in questo capolavoro ha evocato che la giustizia umana non è che un “riflesso opaco” della Giustizia Divina. In basso notiamo un percorso variopinto che immette in un vertiginoso e misterioso rapporto tra il bene ed il male in cui il “duello” non è espresso da colori aggressivi, ma attraverso una sovrapposizione di gioiosi e luminosi colori tenui che lasciano apparire, il tema, quasi innocuo. Così, però non è! Gli uomini sono tutti “decapitati” e, ai piedi della Giustizia alcuni tra questi conservano un cappello, altri hanno ancora occhi e orecchie, altri invece rotolano anonimi, senza volto ma tuttavia indistintamente colorati, a significare che la identità di ciascuno non viene meno neanche dinnanzi al Sommo Giudice.

In un gioco di trasparenze notiamo che la scrivania contiene da sinistra la Carta Costituzionale dipinta con un color giallo oro, mentre ai bordi scorrono pennellate di sangue e dolore, iniquità e abusi che non sono, tuttavia, in grado di ottenebrare la mente illuminata della Giustizia. Dietro la scrivania, in trasparenza, notiamo infatti la sagoma di un Giudice rilassato e riflessivo. Egli viene descritto mentre elabora e valuta i fatti di cui è causa in un gioco di “pensieri” che aleggiano dietro la sua mente con un gioco di colorate fantasie di sagome in cui il “serpente” è a sua volta dipinto nel colore giallo tenue, quasi impercettibile, posto in posizione orizzontale, coprendo l’immagine da sinistra verso destra per trattenere nel suo margine la zona del “Pensiero Giudicante”, riconoscibile soltanto attraverso l’occhio luciferino. Il giudizio, la decapitazione e la dissoluzione ultima del male, fanno pensare alla rievocazione del Giovanni Battista, decapitato per aver detto al detentore del potere politico terreno: “NON TI È LECITO”. Carlo Nappi dice quindi ai “Giusti” decapitati dalla giustizia umana: beati voi e siate nella gioia perché avete avuto la forza di testimoniare la GIUSTIZIA.

Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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