La classe ribaltata

imageIl calendario barese segna, in data 24 maggio 2016, un avvenimento che arricchisce il patrimonio di attività supportate con passione dalla Feltrinelli, una delle principali case editrici italiane. All’interno del sancta sanctorum della nostra cultura cittadina sono giunti, armati di passione, voci bianche e voglia di sorprendere alcuni ospiti eccezionali: gli studenti della scuola secondaria di primo grado dell’I.C. Mazzini- Modugno.
Da qualche anno l’incontro con le scuola di qualunque ordine e grado è divenuta per la Feltrinelli di Bari una vera e propria attività istituzionale al pari della vendita dei libri. Si parte dalla convinzione che i giovanissimi costituiscono un meraviglioso “capitale” su cui investire tramite la promozione di iniziative tradizionali (visite guidate e conferenze) o  completamente originali. L’obbiettivo, tuttavia, è sempre il medesimo: rendere le young generation centrali nella divulgazione e procreazione del sapere nelle sue poliedriche forme.

Martedì scorso questi “inviati speciali” alle loro prime armi hanno presentato una parte del progetto “I martedì dell’Arte” del professore Gianni Perillo, promotore di una metodologia d’insegnamento alternativa nelle sue intrinseche potenzialità: la classe ribaltata.
Gli studenti, avendo approfondito in perfetta autonomia specifici argomenti – l’incontro verteva sull’Arte Neoclassica- sono stati protagonisti del loro stesso apprendimento.  Non essere più spettatori ma attori effettivi delle conoscenze significa adoperare risorse personali per selezionare e gestire l’informazione, sperimentare una primordiale forma di lavoro d’equipe, raffinare i livelli d’interazione reciproca, responsabilizzarsi nei confronti del sapere e dei processi comunicativi in atto e, soprattutto, interiorizzare i contenuti in una dimensione completamente nuova, imperniata di dinamicità.
Da ciò deriva un ridimensionamento assoluto del modo di “fare scuola”: durante il working progress gli allievi  hanno la possibilità di saggiare, nel concreto,  ciò che è ottimale e ciò che può essere migliorato e captare  l’efficacia dei livelli comunicativi in atto.
La controparte necessaria per la riuscita di questa particolare metodologia è il pubblico, sia esso composto da altri alunni, esperti o semplici curiosi. Ridimensionare la presentazione in corso d’opera e ampliare i suddetti livelli comunicativi presuppone la presenza di spettatori dinamici e attivi, pronti ad interagire e riflettere nell’hic et nunc della presentazione.

Questa iniziativa, tanto bella quanto poco adoperata nei sistemi scolastici odierni ancora fortemente vincolati all’egida della lezione frontale e cattedratica, confina il docente nel ruolo di facilitatore più che di “dittatore del sapere nozionistico”: non un subalterno, ma una guida consapevole di un processo di apprendimento ben più grande ed efficace.

Il professor Perillo, attraverso questo percorso alquanto articolato ed entusiasmante, punta al raggiungimento di tre esiti fondamentali: autoconsapevolezza, autocritica e autovalutazione.
Il tutto abbattendo i canonici muri scolastici e portando gli alunni a familiarizzare ed interagire con diversi spazi del territorio. Quest’ultimo diviene così il luogo privilegiato di una pratica sociale che punta alla complessità di visioni e al pluralismo idiomatico, nella consapevolezza che la ricaduta dei “saperi” – sapere, saper fare e saper  essere –  passi dalla scuola all’esterno della stessa

Francesca Rotondo

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