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Klimt experience a Firenze

Silvia Di Conno 23 marzo 2017 Commenti disabilitati su Klimt experience a Firenze
Klimt experience a Firenze
Il 26 novembre 2016 è stata inaugurata a Firenze nell’auditorium della chiesa sconsacrata Santo Stefano del Ponte la mostra multimediale di Gustave Klimt la cui fine era inizialmente stata prevista per il 2 aprile 2017 ma, visto l’enorme successo da questa riscosso, è stata prevista una proroga della stessa fino al 1° maggio. Dopo il successo di “Van Gogh Alive” del 2015 (oltre 50 mila visitatori in due mesi; ora in corso al Palazzo degli Esami diRoma) e di “Leonardo Alive” dell’estate successiva, è quindi Gustav Klimt il protagonista della nuova mostra multimediale prodotta da Crossmedia.
 La mostra è organizzata in più di 700 immagini che sono state riprodotte mediante il sistema “Matrix X-Dimension”, un dispositivo costituito da 30 proiettori che trasmettono su grandi schermi immagini aventi oltre 40 milioni di pixel. Ogni angolo dell’ambiente circostante diviene un luogo adatto per mettere in evidenza i particolari delle opere mostrate: all’interno di una grande stanza gli spettatori possono sedersi e assistere per più di un’ora al prendere vita di innumerevoli quadri di Klimt su tutte le pareti con in sottofondo musiche classiche che, scivolando nei dipinti, regalano suggestioni inimitabili.

Dominano sovrani dipinti rappresentanti  Vienna nei primi del ’900, sinuose figure femminili e paesaggi: essi sono inquadrabili nel concetto di unitarietà dell’opera d’arte proprio di Klimt: egli infatti ha sempre cercato di realizzare un’integrazione tra architettura, pittura, decorazione e arti applicate.

Prima di accedere a questo tipo di esperienza, in un’altra stanza si ha la possibilità di utilizzare gli Oculus Samsung Gear VR, visori di realtà virtuale elaborati dalla società milanese Orwell che, una volta indossati, permettono allo spettatore di “entrare” nella realtà tridimensionale dei quadri: a partire dai loro dettagli si accede ad ambienti virtuali che prepotentemente si affollano nei quadri conseguentemente alla visone di questi ultimi. E’infatti sufficiente fissare un quadro per far sì che automaticamente questo tipo di tecnologia permetta di abbandonarsi alle sorprese che il mondo della virtualità riserva in ogni dipinto. Si potrebbe -probabilmente in modo azzardato- definire questa tecnologia come un esperimento di metapittura in quanto cerca di far sì che la pittura si volga su se stessa per riflettere su di sè e dunque autocontemplarsi: il rischio che ovviamente si corre è dunque la sovrainterpretazione, la forzatura dell’emozione che ha realmente mosso Kimt nell’elaborazione di ogni dipinto e che è di fatto destinata a rimanere sconosciuta come per tutti gli artisti di tutti i tempi.

Al didi rischi eventuali nell’interpretazione delle intenzioni di Klimt, il viaggio in un luogo “altro” che la mostra propone permette agli spettatori di ritrovarsi in una dimensione onirica e corale: si ha infatti la sensazione di essere imbrigliati in un sogno collettivo solo avviato dal grande artista viennese.

Silvia Di Conno

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