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Il Trabucchi del Gargano fra poesia e mistero

Francesca Rotondo 1 agosto 2017 Commenti disabilitati su Il Trabucchi del Gargano fra poesia e mistero
Il Trabucchi del Gargano fra poesia e mistero

«La macchina pareva vivere d’armonia propria, avere un’aria e un’effige di corpo d’anima»

Gabriele d’Annunzio ne Il trionfo della morte

Il trabucco, conosciuto anche nelle varianti di trabocco, bilancia o travocco, è un’antica macchina da pesca tipica delle coste garganiche, molisane e abruzzesi. Tutelati come patrimonio monumentale dal Parco Nazionale del Gargano, i trabocchi sono disseminati sul paesaggio costiero del basso Adriatico e del basso Tirreno, fino ad arrivare ad alcune località della costa settentrionale della provincia di Bari. Queste macchine sono così frequenti che danno vita alla cosiddetta Costa dei Trabocchi, che si estende precisamente da Ortona a Vasto. Proprio tra San Vito e Fossacesia, sul cosiddetto eremo dannunziano, si erge la villa che il Vate acquistò nel 1889 e da cui trasse ispirazione per la composizione del romanzo Il trionfo della morte (1894). In quest’opera appare una sintetica quanto poetica descrizione dei giganti di legno.

Il trabucco, infatti, è tradizionalmente costruito col legno di pino d’Aleppo, comune in tutto il medio Adriatico. Si tratta di un materiale pressoché inesauribile, data la diffusione nella zona, ma anche modellabile, resistente ed elastico. Ciò permette all’intera struttura di reggere le forti raffiche di Maestrale. Entrando nel merito del termine trabocco, esso deriva per sineddoche da trabocchetto, indicativo della rete che viene usata come “trappola” per il pesce. L’efficientissima tecnica di pesca a vista, infatti, consiste nell’intercettare, con grandi reti a trama fitta, i flussi di pesci che si spostano lungo gli anfratti della costa. Sfruttando la morfologia rocciosa di alcune zone pescose della costa, i trabucchi sono eretti nel punto più prominente dei promontori e sono orientati in  modo da poter sfruttare favorevolmente le correnti. La rete, generalmente a bilancia, viene calata in acqua grazie ad un complesso sistema di argani, azionati elettricamente o a mano da almeno due uomini. Sul trabocco operano in norma quattro soggetti, detti traboccanti, predisposti all’avvistamento del pesce e alle varie manovre. Questo ingegnoso modus operandi permette di pescare senza inoltrarsi in mare.

Secondo alcuni storici pugliesi, il trabucco sarebbe un’invenzione importata dai Fenici. La più antica data di esistenza documentata risalirebbe al XVIII secolo, periodo in cui i pescatori dell’Abruzzo dovettero ingegnarsi per ideare una tecnica di pesca che non fosse soggetta alle condizioni meteomarine della zona. Molti trabucchi, ricostruiti negli ultimi anni grazie a finanziamenti pubblici, hanno perso la loro tradizionale funzione: da principale fonte di sostentamento per intere famiglie di pescatori, hanno acquisito il ruolo di simboli culturali e di attrattiva turistica. Alcuni di essi sono stati persino convertiti in ristoranti.

Tra questi, uno dei più caratteristici e rinomati è il trabucco-ristorante di Peschici. Un ruvido gioiello incastonato sul costone roccioso di San Nicola. Un ambiente all’aperto, rustico, accogliente, essenzialmente costruito con legni recuperati dopo le mareggiate, boe, reti,  vecchi cimeli e arnesi da pesca. Piatti di qualità, sia di terra che di mare, sono serviti in tavola seguendo le ricette di sempre, la stagionalità e i dettami della tradizione. Che si ordini al banco, ci si accomodi al tavolo riservato con la prenotazione o si degusti un aperitivo “da scoglio” non fa differenza: nell’attesa si può godere di una vista mozzafiato a ritmo di jazz e musica d’autore. L’aspetto più caratteristico di questo luogo, che lo rende famoso in tutta la Puglia, è il palcoscenico naturale degli scogli di Punta San Nicola al tramonto. Quando il sole tocca le calde acque dell’adriatico e riempie l’aria di colori morbidi ed avvolgenti, il trabucco sembra la più perfetta delle opere d’arte.

Suggestivo è invece il Trabucco di Cala Molinella a Vieste. Una struttura aggrappata alla roccia in cui è ancora possibile, oggi, praticare la pesca secondo procedimenti e tradizioni centenarie. Veder azionare i mulinelli che calano le gigantesche reti incardinate a lunghi bracci protesi verso il mare, mentre si ascolta il silenzio interrotto dallo sciabordare delle onde che si infrangono sulla nuda roccia, è pura poesia che solo il Gargano con la sua magia e suoi misteri può concedere ai turisti che qui ritrovano se stessi.

Francesca Rotondo

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