Il rimedio contro l’Isis e il radicalismo

Not-in-my-nameAlla luce delle ultime indagini e rivelazioni su Maria Giulia Sergio e sulla sua famiglia, pronta a partire in Siria per raggiungere la ventottenne, sembra conveniente una riflessione sul metodo studiato in Danimarca per contrastare la propaganda dell’Isis e de-radicalizzare i giovani plagiati.

Il piano, chiamato “The Aarhus Model”, prevede sia la prevenzione che la cura.

Infatti, a seconda dei casi, offre, ai giovani che tornano dalla Siria, l’opportunità di reintegrarsi nella società danese, oppure prevede il tutoraggio di coloro che vorrebbero andare in Siria, con il fine di dissuaderli. In questa seconda situazione è prevista una guida individuale per il soggetto in questione, mentre le famiglie e i parenti sono coinvolti in gruppi self-help. Il progetto ha sviluppato un vero e proprio network tra famiglie, lavoratori, insegnanti, circoli giovanili e polizia, ma non solo: sono anche coltivati, ad esempio, i contatti con la moschea di Grimhojvej di Aarhus, nota per le sue opere di propaganda a favore dell’Isis.

La BBC racconta, in proposito, la storia di Ahmed, un giovane danese salvato dalla polizia che gli presentò Mahmoud, all’inizio respinto dal plagiato Ahmed, perché visto come un mussulmano traditore. Con questi colloqui periodici, Ahmed riceveva risposte logiche e tranquille ad ogni sua domanda, ad ogni suo concetto precostituito. In questo modo, Ahmed ha deciso di restare in Danimarca e di non abbracciare la jihad in Pakistan, ha scelto di essere una risorsa per la società e non un peso e una minaccia. Probabilmente senza queste conversazioni e supporti psicologici, adesso sarebbe in Pakistan e non sarebbe sposato né quasi laureato. Inoltre, nell’intervista afferma di essere felice e si augura di essere un giorno una guida, un faro per chi vede tutto nero (“I’m happy right now. I see my future in Denmark. I couldn’t see that before because it was all dark (…) and now that I’m actually finished with the programme, I hope that personally I’m going to be a mentor some day and help other people who have been in my situation.”).

La Danimarca dal 2007 attua sforzi simili, volti a debellare alle radici un morbo che si diffonde sempre più a macchia d’olio: basti pensare ai dati preoccupanti dell’ICSR (http://icsr.info/) riguardo gli europei che hanno raggiunto la Siria o l’Iraq (1200 francesi, 500-600 tedeschi e inglesi, 440 belgi, 200-250 olandesi, 150-180 svedesi, 100-150 austriaci, 60 norvegesi e 53 italiani).

Giulia Cataneo

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