Il De Nittis falso donato alla Città di Barletta. Continua l’intervista a Giovanni Lamacchia

Signora in giardino
Signora in giardino

Si tratta di un pastello con una modella seduta in giardino. Lamacchia, con un’espressione indescrivibile di disgusto, mi mostra una foto.
– Allora, spiegami come hai scoperto che si tratta di un falso.
– Beh, si tratta, come si dice, della scoperta dell’acqua calda. Basta dargli un’occhiata! Quale maestro della pittura avrebbe messo un tono caldo nello sfondo e uno freddo sul vestito? In quel modo neppure il chiaroscuro può mai far venire in avanti la figura. Di modelle poi, belle davvero, il De Nittis ne avrebbe potute avere quante ne avesse volute, e una con un profilo così maschio e un collo taurino non avrebbe certo riscosso la sua attenzione. Poi il lato sinistro dello sfondo è estivo e il destro mostra foglie autunnali!
Se vogliamo scendere in altri aspetti più tecnici, dobbiamo tener conto che la figura, nei quadri del nostro, occupa uno spazio inferiore. Questo dettaglio è equiparabile al calibro della scrittura per un perito di tribunale interpellato circa l’autenticità di una firma.
– Però queste osservazioni sono tecniche, e non tutti hanno quella educazione artistica di cui parlavi in una nelle interviste precedenti…
– E perciò vengono ancora esposte certe patacche.
– Cosa puoi indicare invece per convincere quelli che non hanno occhio per queste cose?
– Il cappello della donna, che non va proprio…
– Non è una cosa alla portata di tutti.
– Eppure è il particolare che convince subito. Nel ’90 non c’era ancora la possibilità di fare ricerche nelle biblioteche attraverso internet. Perciò scrissi al Direttore del Museo e del Costume di Parigi e inviai la foto del quadro esprimendo la mia perplessità sull’abito della donna. Mi rispose inviandomi gentilmente una fotocopia di una rivista di moda d’epoca e confermando il mio sospetto che il cappello non fosse adatto all’abito. Questo dimostra che il falsario ha lavorato tanto più tardi del De Nittis da ignorare i dettami della moda del tempo.
– Di tutte queste cose avevi già dato notizia venticinque anni fa. Qual è stata la risposta diciamo delle autorità di Barletta e altri che si occupano di arte?
– La Gazzetta del Mezzogiorno scrisse una colonna di circa 3 cm quadrati in cui si chiedeva se davvero fosse un falso. Mascolo, allora direttore del Museo, lo mise in copertina al suo catalogo delle opere del De Nittis. In questi ultimi anni è comparso in varie esposizioni.
Ma i non addetti ai lavori si sentono sollevati quando capiscono che si tratta di un falso.
– E come te lo spieghi?
– Come la storiella del re nudo. Siccome gli addetti lo presentano come un capolavoro, mentre loro lo vedono in tutta la sua bruttezza, tacciono e provano disagio, ma quando la verità prende evidenza si sentono liberati. Non dimenticherò mai il barlettano che, in dialetto, si sfogò: ‘Finalmente! E’ brutto! Ha la faccia del maschio!’.
– Ma per costruire un falso si parte da opere autentiche…
– Infatti, e anche per questo è stato così, si potrebbero mostrare particolari presi da altre opere: L’ho fatto in una conferenza voluta da un amico carabiniere, il Cap. Michele Miulli. Ma occorrono molte immagini.

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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