Il 2 giugno non è più la festa di tutti gli italiani

2giugno1946Il 2 giugno è la Festa della Repubblica Italiana. Si celebra in questo giorno perché  sessantanove anni fa gli italiani, con un referendum, scelsero la forma istituzionale dello Stato, abbandonando la monarchia per abbracciare la repubblica. L’Italia veniva da due pesantissime guerre, da un Re che era scappato sotto mentite spoglie e dal Regime Fascista che aveva portato sul lastrico gli italiani.

Con un voto per la repubblica 12.718.641 italiani scelsero consapevolmente di appropriarsi della Cosa Pubblica. 

Il 2 giugno per gli italiani dovrebbe essere come il 14 luglio per i francesi o come il  4 luglio per gli statunitensi: ricorrenze dal forte sapore identitario per un popolo che si proclama libero e indipendente. E invece per noi italiani così non è.

Il titolo di questo articolo ha un carattere palesemente provocatorio perché gli italiani sembrano non amare più lo strumento che più di tutti ha il potere di renderli liberi e padroni della loro terra: le pubbliche elezioni. All’ultima tornata elettorale il vero vincitore è stato il partito dell’astensionismo: molti cittadini che si proclamano delusi dalla politica, piuttosto che usare la matita per mandare a casa i veri colpevoli della loro disaffezione, probabilmente hanno preferito andare al mare. Altri invece non votano per assoluta ignoranza civica.

Questo è un atto di una gravità assoluta perché manifesta un atteggiamento nei confronti della nostra Cosa Comune che fa rivoltare nelle tombe i padri della nostra Repubblica. Tutti coloro che non esercitano il diritto-dovere di voto oggi non dovrebbero festeggiare perché con il loro atteggiamento introducono una vera e propria contraddizione politico-civile.

Occuparsi della cosa pubblica è la prima arma di difesa contro chi cerca di dissuaderci dal farlo. L’interesse dei potenti consiste proprio nel tenere lontani coloro che con un piccolo segno, una croce, possono (e devono) decretare la loro fine politica. Questo purtroppo non accade, anzi, ci si lamenta che alla fine in ballo ci sono sempre i soliti nomi e quei pochi nuovi che si affacciano sul panorama della gestione della cosa pubblica, molto spesso sono espressione dei soliti poteri forti.

Siamo un popolo davvero strano. Oggi invaderemo le piazze, ma solo due giorni fa abbiamo disertato le urne.

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso!

Antonio Curci

 

 

 

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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