I diritti umani nella filosofia di Maritain

di Massimo Castellana

Jacques Maritain, filosofo francese che ha vissuto gran parte del XX secolo, ha avuto un ruolo di spicco non solo nella “teoria” contemporanea sui diritti umani, sia cattolica che non, ma anche nella “pratica”; questi ha infatti partecipato in prima persona al-la stesura iniziale della Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo delle Nazioni Unite.
Egli ha avuto il merito di saper riproporre e adattare la filosofia tomistica alla cultura moderna: l’idea di fondo di tutte le sue opere consiste nella persona, intesa come unità, autocoscienza e libertà.
L’antropologia filosofica dell’intellettuale francese considera l’uomo come essere metafisico e storico al tempo stesso, coniugando i valori di razionalità e libertà.
L’esistenza spirituale, fatta di conoscenza e amore, convive con quella fisica nell’uomo, rendendolo diverso da ogni altra creazione del cosmo.

I diritti umani rappresentano la naturale conseguenza di una tale visione, tipica della filosofia scolastica medievale e moderna: essi, infatti, derivano da una particolare idea antropologica che vede il fondamento di ogni cosa in un “assoluto trascendente”.
Gli stessi inoltre rispecchiano un finalismo insito nella natura, e quindi nell’uomo, in base al quale ogni essere può disporre di ogni condizione necessaria al soddisfacimento del suo fine ultimo: ciò avviene perché Dio stesso ha innestato tale legge na-turale nella coscienza di ogni uomo.
Un primo paradosso dei diritti umani, oggi, è stato riscontrato inizialmente da Nor-berto Bobbio, successivamente rielaborato da Maritain: su questi c’è accordo soltanto finché non ci si chiede il perché di essi. Altri limiti e paradossi sono stati riscontrati da vari pensatori moderni, ma di questo si dirà meglio nel paragrafo successivo.
Abbandonando in parte la tradizione scolastica, bisogna ora ammettere che i diritti possano fondarsi non più in base a un ragionamento deduttivo, bensì in base a una logica induttiva.
Alcuni di questi, infatti, soprattutto se approvati – almeno teoricamente – da una maggioranza di Stati, hanno come conseguenza necessaria una precisa concezione dell’uomo; ma in realtà, tale maggioranza non ha piena coscienza di questo processo interiore.
I diritti umani oggi hanno una vera e propria fondazione filosofica, questo è vero; ma essa non viene “elargita” da filosofi con un metodo deduttivo, poiché gli uomini che ne curano la redazione, spinti insieme da un non-meglio-precisato senso di democrazia e giustizia, usano semplicemente la logica induttiva che è in loro potere.

Maritain ha ritenuto doveroso spiegare più dettagliatamente la legge naturale, che nella sua filosofia rappresenta il pilastro fondante dei diritti umani.
Essa, detta anche “legge non scritta”, è una via che la ragione può scoprire dentro di sé, e in base alla quale la volontà deve agire per rispettare i fini ultimi dell’essere u-mano: in poche parole, bisogna “fare il bene ed evitare il male”.
In definitiva, la legge naturale morale lancia un appello intimo e personale, che dal pieno del nostro spirito ci spinge a mettere in pratica ciò che già siamo a livello potenziale in quanto uomini; dunque, solo aprendoci agli altri possiamo dare senso e significato al nostro essere-agire.

Massimo Castellana

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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