I concerti di dicembre dell’associazione “Nel gioco del jazz”

saraUn dicembre fitto di appuntamenti musicali per l’Associazione barese Nel Gioco del Jazz, che si terranno presso il Teatro Forma.

Martedì 15 dicembre doppio set con Sarah-Jane Morris con la sua inconfondibile voce, calda e passionale.

Considerato il “sold out” del concerto delle ore 20,30, Sarah Jane Morris ha dato la sua gentile disponibilità a riproporlo alle ore 22,30.

A Bari è in formazione di quintetto con Tony Remy e Tim Cansfield alle chitarre, Henry Thomas al basso e  Martyn Barker alla tromba.

Mercoledì 16 l’Associazione presenta “The roots of unity”, un nuovo progetto artistico che indaga nel concetto di unità prendendo spunto dalla “coincidenza” iconografica della madonna addolorata con la donna araba con il burqa.  L’avventura artistica, costituita da composizioni originali di Rino Arbore, si caratterizza per il “suono”, scarno e a tratti approssimativo, convivendo nella band chitarra, batteria e percussioni, sax alto, tuba e serpentone; grazie al prezioso contributo dei sensibili musicisti che danno vita al progetto, tra i quali spicca il grandissimo Michel Godard, si ottiene un clima sonoro che rimanda sia al cameristico che all’avant–garde.

La band, dopo una serie di concerti, ha inciso nel mese di dicembre 2014 e pubblicherà entro il 2015 il primo CD “The roots of unity”.

Rino Arbore, Chitarra Elettrica Michel Godard, Tuba e Serpentone Mike Rubini, Alto Sax Pippo D’Ambrosio, Batteria e Percussioni.

Il 21 dicembre ancora una voce, quella di Rosanna Casale con Emiliano Begni pianoforte, Ermanno Dodaro contrabbasso, Francesco Consaga sax soprano, al pianoforte Mario Rosini. La Casale presenterà Round Christmas, con brani che il jazz ha regalato al Natale e li reinterpreta lasciando largo spazio all’improvvisazione sua e dei suoi musicisti. Un concerto di musica, emozioni ed energia che ha ottenuto un grande successo ma con il limite di testi da interpretare scritti in epoche dove il pensiero voleva essere semplice, leggero e al massimo malinconico perché figli del dopo guerra e della voglia di rinascita.

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