Gianni Amelio e “La tenerezza”

Gianni Amelio torna dietro la macchina da presa e fa i conti cinematografici con l’età ne La tenerezza. La fragilità si intreccia con la rabbia della vecchia, dei settant’anni, e la mette in scena raccontando il difficile rapporto tra un anziano avvocato, Lorenzo, appena sopravvissuto ad un infarto, magistralmente interpretato da Renato Carpentieri e quei figli a cui nega l’affetto, in apparenza senza motivo. Il maschio (Arturo Muselli) reagisce con indifferenza e avidità, ne soffre invece la femmina (Giovanna Mezzogiorno), madre single di un bimbo che il nonno preleva di nascosto da scuola per educarlo a modo suo. Vive da solo a Napoli, in una bella casa del centro, da quando la moglie è morta e i due figli adulti, Elena e Saverio, si sono allontanati. O è stato lui ad allontanarli? Al suo rientro dall’ospedale, Lorenzo trova sulle scale di quel palazzo antico nei quartieri spagnoli, davanti alla propria porta Michela (Micaela Ramazzotti), una giovane donna, solare e sorridente, che si è chiusa fuori casa, cui l’avvocato dà modo di rientrare dal cortile sul retro che i due appartamenti condividono. Quella condivisione degli spazi sarà destinata a durare: Michela e suo marito Fabio (Elio Germano), ingegnere del Nord Italia e i loro figli Bianca e Davide entreranno nella vita dell’avvocato con una velocità e una pervasività che lo sorprenderà. Ma un evento ancor più inaspettato rivoluzionerà quella nuova armonia, sconvolgendo la vita di tutti, ma creando forse la possibilità per recuperarne una più antica.

Ispirato al romanzo La tentazione di essere felici di Lorenzo Maraone, il film di Gianni Amelio dichiara le sue intenzioni fin da subito, dal titolo: il regista del Lamerica va a stanare la tenerezza nascosta nelle stanze della casa oscura di Lorenzo (cui la fotografia di Luca Bigazzi regala ombre profonde e fragili chiaroscuri) e nelle pieghe del viso stanco e chiuso di quell’uomo che dichiara di non amare nessuno, nemmeno se stesso.

Tutti i personaggi si parlano, comunicano costantemente tra loro, attraverso gli sguardi, i silenzi e attraverso dialoghi sublimi per delicatezza e intuizione (la sceneggiatura è scritta da Amelio e da Alberto Taraglio), senza dire mai fino in fondo ciò che pensano, eppure ogni loro parola, ogni loro sguardo lascia intravvedere squarci di una verità dolorosa e fa trapelare quel desiderio di essere amati che è, appunto, la voglia di tenerezza. Lorenzo parla solo con suo nipote Francesco perché “ai bambini si può dire tutto”, eppure a questi adulti da bambini non è mai stato detto nient’altro che ciò che dovevano diventare, e ciò che non avrebbero mai potuto essere.

Amelia per la prima volta porta davanti alla macchina da presa un personaggio che ha la stessa sua età: “Finora ero sempre più giovane o più vecchio del protagonista. Stavolta, a 72 anni, condivido con il personaggio di Lorenzo un sentimento in apparenza negativo, quel senso di irritazione che spesso hai con le persone che ti vogliono bene quando diventano troppo premurose con te. Ti fanno sentire un’età che tu non vorresti sentire o che comunque dentro non senti. Ti avvertono che non sei più giovane. Lorenzo nel film reagisce in modo brusco, anche violento, specie con la figlia. In me questo sentimento è più segreto, ma c’è”.

La tenerezza de La tenerezza è un film che si muove nel sentiero dei sentimenti a tutte le età, dalla più giovane, infantile, fino a quella adulta ma giovane e adulta e vecchia. Per definire cosa sia la tenerezza e La tenerezza non c’è modo migliore che usare le parole del suo regista, Gianni Amelio: “La capacità di tenersi la mano senza nessun altro scopo. Quella tenerezza che ti aiuta quando brancoli ma che non ti trasforma in qualcosa che ti disturba e ti toglie la libertà. Lorenzo ha un bisogno assoluto di un libertà di cui forse non sa nemmeno cosa farsi, perché scopre con rammarico di non essere giusto nella sua pelle.”

Ilaria Sinopoli

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