Bookmaker artbetting.co.uk - Bet365 review by ArtBetting.co.uk

Bookmaker artbetting.gr - Bet365 review by ArtBetting.gr

Germany bookmaker bet365 review by ArtBetting.de

Premium bigtheme.net by bigtheme.org

Francesco Lotoro e le note composte nei campi di sterminio

Francesca Rotondo 18 ottobre 2017 Commenti disabilitati su Francesco Lotoro e le note composte nei campi di sterminio
Francesco Lotoro e le note composte nei campi di sterminio

«Sono partito da una curiosità personale, poi è diventato altro, la necessità di colmare un gap di 70 anni per far rivivere un pezzo importante di musica del Novecento rimasta nascosta, che oggi pretende di essere riascoltata»

Francesco Lotaro

Cinquantatrè anni, pianista, musicologo, compositore, insegnante al Conservatorio di Foggia: Francesco Lotoro è questo, e molto di più. Egli è soprattutto un ricercatore infaticabile di Barletta, un vero e proprio  “cacciatore”. Non di fantasmi o creature paranormali come vorrebbero le migliori storie fantasy, bensì di musica. Una musica nata in “cattività” dietro il filo spinato dei lager, lontanissima sia da quella  dell’orchestra di Auschwitz – suonata per il piacere sadico degli aguzzini mentre i deportati andavano a morte –  sia dai concerti di Terezín, concessi per trasmettere una visione edulcorata del campo.

Da trent’anni Lotoro lavora al recupero degli spartiti che i prigionieri composero nei campi di sterminio dal 1933 (data di apertura del primo campo a Dachau) al 1953 (l’amnistia per gli ultimi prigionieri tedeschi nei Gulag). Questa musica rappresentava per loro un vero e proprio spazio di libertà, la riconquista di un’umanità soffocata, una via di fuga dall’orrore della Shoah. Frugando negli archivi e intervistando i sopravvissuti, il musicologo pugliese ha raccolto un’ ingente quantità di materiale: circa ottomila partiture, centinaia di interviste e  12 mila documenti appartenenti ad ebrei, cristiani, zingari, sufi, comunisti, prigionieri civili e militari detenuti in tutti gli angoli del mondo, dall’Europa al Giappone, dalle Filippine al Suriname.

Tra i molteplici esempi rinvenuti, si può citare Rudolf Karel, allievo di Dvorák, tenuto come prigioniero in un carcere di Praga dopo l’occupazione tedesca. Egli approfittò delle soste in infermeria per comporre con carbone vegetale e carta igienica quella che sarebbe divenuta un’opera in cinque atti, salvata grazie alla complicità di un secondino. Nel lager olandese di Westerbork, invece, il musicista Hans Van Collem usava i campi di patate come un pentagramma, chiedendo poi ai compagni di memorizzare le note incise nella terra per poi trascriverle su carta igienica. Fu composto in tal maniera il Salmo 100, cantato di nascosto nelle latrine. Il tenente Giuseppe Capostagno, imprigionato dagli inglesi a Yol (India), scrisse in quel luogo di morte la sua Himalayana Suite per orchestra; mentre in Algeria, nel campo di Saïda, il compositore e ufficiale italiano Berto Boccosi scrisse l’opera in tre atti La Lettera Scarlatta.

In onore di tale e altro materiale di altissimo valore artistico e storico, strappato irrimediabilmente all’oblio, sono state messe in campo una serie di iniziative brillanti. Innanzitutto la storia di Lotaro sta per essere pubblicata in Thesaurus Musicae Concentrationariae, un’ enciclopedia in 12 volumi che dovrebbe essere terminata nel 2022. La ricerca del pianista pugliese sarà affrontata anche in un docufilm – The Maestro – del regista franco-argentino Alexandre Valenti, che uscirà in Italia il 23 gennaio. Il progetto più imponente rimane, tuttavia, la costruzione di un complesso polifunzionale e multimediale nell’area e nelle strutture della ex Distilleria di Barletta: la Cittadella della Musica Concetrazionaria. Non si tratta solo di un modo per ridare enfasi e valore alla musica nata nei campi di sterminio, ma anche di uno splendido lavoro di recupero architettonico e industriale realizzato da Nicolangelo DIbitonto. La struttura, imbastita su un’area di circa novemila metri quadri, sarà divisa in cinque sezioni: la Bibliomediateca musicale, il Campus delle sceinze musicali, il Museo dell’arte rigenerata, il Teatro Nuovi Cantieri e la Libreria internazonale del Novecento. In questi luoghi sarà presentata la raccolta di Lotaro –  quaderni musicali, spartiti, materiale fotografico, fonografico e audiovisivo – «affinché la musica creata da tanti artisti prigionieri e privati dei diritti fondamentali, possa tornare a nuova vita, farsi materia pulsante d’arte e di studio e, soprattutto, monito per le nuove generazioni».

 

Francesca Rotondo

Comments are closed.