“Filosofia del potere”: lezione del prof. Cardini al teatro Petruzzelli

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Domenica 27 novembre è stata la data del quarto appuntamento dei sei previsti dal programma de “La storia nell’arte” : una serie di lezioni tenute al teatro Petruzzelli di Bari da emeriti docenti universitari su varie tematiche (la guerra, il rapporto tra potere e giustizia, il concetto di borghesia e di rivoluzione) da affrontare partendo dalla lettura di opere d’arte.

Questa lezione è stata tenuta da Franco Cardini, professore ordinario di Storia medievale presso l’Università di Firenze e professore Emerito dell’Istituto Italiano di Scienze Umane alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Collabora alle pagine culturali  di vari quotidiani e da mezzo secolo si occupa di crociate, pellegrinaggi, rapporti tra Europa cristiana e Islam: ragion per cui ha trascorso lunghi periodi di studio e insegnamento all’estero.
La sua produzione di saggi storici, sia specialistici che divulgativi, è copiosissima; alcuni tra questi sono: L’avventura di un povero crociato (Mondadori, 1998), Giovanna D’Arco (Mondadori, 1999), I Re Magi. Storia e leggende (Marsilio, 2000), Europa e Islam. Storia di un malinteso (Laterza, 2002), Alle origini della cavalleria medievale (Il Mulino, 2014), L’appetito dell’Imperatore. Storie e sapori segreti della Storia (Mondadori, 2014), Il califfato e l’Europa. Dalle crociate all’ISIS: mille anni di paci e guerre, scambi, alleanze e massacri (UTET, 2015).

Il fulcro della conferenza del professore è stato il concetto di potere, considerato a partire dalla valutazione delle opinioni più diffuse su un monumento controverso come Castel Del Monte, edificio del XIII secolo fatto costruire in una frazione di Andria da Federico II, imperatore e sovrano del Regno di Sicilia di quel tempo.

Il professore ha definito il castello come un “significante” (forma) che rimanda a un significato (contenuto): la forma ottagonale della sua pianta  e dei suoi elementi -sulla quale si è infinitamente discusso- è in effetti permeata da una polisemia con valore simbolico.

L’ottagono è infatti la figura intermedia tra il  quadrato che rappresenta la terra e il cerchio, emblema dell’infinità del cielo: la forma ottagonale segnerebbe quindi il passaggio dall’uno all’altro, in una sorta di eterna corrispondenza per cui il finito si strugge invano nel tentativo di colmare le distanze che lo separano dall’infinito.

L’intera costruzione è intrisa anche di forti simboli astrologici e la sua posizione è studiata in modo che nei giorni di solstizio ed equinozio le ombre gettate dalle pareti abbiano una particolare direzione.

La scelta dell’ottagono potrebbe derivare dalla Cupola della Roccia a Gerusalemme che Federico II aveva visto durante la sesta crociata, o dalla Cappella Palatina di Aquisgrana.

Il professore ha effettuato un interessante excursus sul rapporto tra il potere imperiale e quello papale, partendo dal “Dictatus Papae” del papa Gregorio VII: esso è  una raccolta di ventisette proposizioni che stabiliscono il primato del potere papale. Questa riforma gregoriana costituisce una vera e propria svolta intorno alla metà dell’XI secolo in quanto, tramite il principio per cui “al Papa è permesso deporre gli imperatori”,  essa distrugge quell’equilibrio alto- medievale  fra potere religioso e potere civile che si era mantenuto in Occidente sin dai tempi dei Merovingi.

L’antico equilibrio esistente fino a prima di questa riforma è stato espresso dal simbolo delle “due spade”: una rappresentante il potere spirituale e l’altra quello temporale. Il bilanciamento fra potestas (o imperium, l’Impero) e auctoritas (la Chiesa) è mirabilmente reso da Dante che parla dell’esistenza di un unico Sole (Dio) che illumina i due poteri: essi hanno pari dignità nella misura in cui sono entrambi investiti allo stesso modo dalla luce divina.

Quindi, sebbene i due poteri siano separati, essi sono tenuti a convivere nel reciproco rispetto, senza che l’uno invada la sfera d’influenza dell’altro e viceversa: secondo Dante, infatti, all’uomo sono dati due limiti di felicità, quella terrestre che è raggiungibile per mezzo di insegnamenti filosofici e quella eterna, perseguibile tramite insegnamenti divini che prescindono dalla ragione umana.

Il divorzio tra papato e impero che invece poi si verificherà è rintracciabile nell’episodio passato alla storia come “l’oltraggio di Anagni“: esso riguarda Sciarra Colonna che,  con l’aiuto di Guglielmo di Nogaret, sequestra il papa Bonifacio VIII  tenendolo prigioniero presso la residenza papale: in quest’occasione Sciarra Colonna avrebbe addirittura schiaffeggiato il pontefice con uno dei propri guanti di ferro.

L’intento dell’oltraggio è l’opposizione alla bolla “Unam sanctam ecclesiam”, emanata nel 1302 dal pontefice sopra citato: secondo quest’enciclica, la spada del potere temporale deve essere sottomessa a quella del potere spirituale, unica possibile guida delle vicende terrestri.

Dante, seppur contrario alla politica di Bonifacio VIII, considera l’oltraggio di Anagni come un’offesa rivolta a Cristo stesso.

Il professor Cardini si è poi riferito alla Santa Corona imperiale: anch’essa, infatti, come Castel del Monte, è di forma ottagonale e simboleggia il potere temporale.  Questa corona è stata espressione del valore sacro della regalità nell’Europa medievale. Su di essa è infatti apposta l’affermazione di Dio: “per me reges regnant”, ossia “tramite me, i re governano” per cui l’investimento divino dei governanti risulterebbe essere diretto e non necessitare della mediazione del potere spirituale.

L’epilogo della storia del potere ha attraversato questo gioiello nel momento in cui Hitler se ne è impossessato, suggellando così il suo strapotere, talmente tanto accecante da non fargli scorgere che sulla corona da lui tanto amata sono rappresentate le 12 tribù di Israele con il re Salomone. Il dominio giunge così al capolinea nel momento in cui acquista inconsapevolmente come simbolo ciò che di fatto ne è un’involontaria caricatura.

Silvia Di Conno

 

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