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Festival internazionale della fotografia a Monopoli

Silvia Di Conno 10 ottobre 2017 Commenti disabilitati su Festival internazionale della fotografia a Monopoli
Festival internazionale della fotografia a Monopoli

Il 7 settembre a Monopoli ha avuto inizio la seconda edizione di PhEST – See Beyond the Sea, il festival internazionale di fotografia e arte il cui svolgimento è previsto fino al 29 ottobre.

Prodotto dalle associazioni Onthemove e PhEST e patrocinato dal Comune di Monopoli e dall’assessorato regionale all’Industria Turistica e Culturale (Gestione e Valorizzazione dei Beni Culturali), il festival è stato inaugurato nel chiostro del Palazzo Palmieri, gestito dall’ASP Romanelli-Palmieri.

Organizzato con la direzione artistica di Giovanni Troilo e la curatela fotografica di Arianna Rinaldo, il festival ruota intorno all’incontro tra le varie identità mediterranee non solo nel campo della fotografia, ma anche a livello musicale, cinematografico, artistico.

Lo scopo è quindi ricordare – come afferma Franco Cassano ne “Il pensiero meridiano”, 1996 – ciò di cui spesso ci dimentichiamo, ossia il nostro essere abitanti di una penisola che, in quanto “gettata nel Mediterraneo”, costituisce un’identità socio-culturale alla stregua di tutti gli altri territori che si affacciano su questo mare.

Alla base della nascita di questo festival c’è quindi l’esigenza di abitare quei punti di discontinuità tra le varie culture del Mediterraneo per far sì che esse si intersechino contaminandosi, senza però smarrirsi in toto l’una nell’altra, ma conservando la propria identità. In caso contrario, infatti, verrebbe meno il senso del progetto, perché il collassare di una cultura nell’altra sarebbe il frutto di un mancato dialogo tra queste e porterebbe al conseguimento di un’omogeneità non produttiva per la crescita degli uomini in quanto esseri umani. Infatti, come affermava il commediografo romano Terenzio, in quanto uomini non possiamo reputare a noi estraneo tutto ciò che è umano (“Homo sum, humani nihil a me alienum puto”).

La fotografia contemporanea è al centro di questo progetto proprio per la sua flessibilità: così come gli scambi culturali, anche questa è in perenne divenire. I fautori del cambiamento del concetto statico di “fotografia” sono da ricercarsi non solo tra fotografi ed editori, ma soprattutto nel pubblico, sempre più consapevole della quasi totale coincidenza tra mercato e tecnologia.

Tra le svariate mostre figura quella di Alejandro Chaskielberg, fotografo argentino che ha lavorato per una settimana nelle campagne tra Monopoli, Savelletri e Fasano per realizzare gli scatti di ulivi -simbolo dell’identità pugliese- con il suo stile di light-painting notturno: le gigantografie delle foto di tronchi e chiome illuminati all’interno sono state esposte al Porto Vecchio di Monopoli.

Un forte messaggio è lanciato dagli scatti di Osborne Macharia – nato e cresciuto a Nairobi- che ha sviluppato uno stile narrativo di fotografia indipendente da lui stesso definito “Afrofuturismo”. Esso è fondato sulla commistione tra realtà africana e fantasia ed è volto a trasmettere messaggi con un forte valore socio politico: le tre serie fotografiche di Macharia -situate presso la Muraglia della Porta Vecchia – sono volte a sconvolgere l’immaginario comune, sfatando così quegli stereotipi triti e ritriti sull’Africa dei quali siamo talmente tanto vittime da rischiare di divenire completamente accecati da questi “automatismi incolti”.

L’iraniana Azadeh Akhlaghi ha attuato invece un progetto di ricostruzione di 17 tragiche morti nella storia iraniana: il lavoro di ricerca da lei attuato è stato lungo tre anni ed è consistito nell’analisi di documenti segreti, libri, fonti giornalistiche etc. Questi scatti sono esposti a Palazzo Palmieri e, sebbene fortemente cinematografici, conservano una forte potenza tragica nella misura in cui rinnovano la tragedia affinchè non si cada vittime dell’oblìo dell’orrore.

La mostra del fotografo italiano Luca Locatelli presso il castello Carlo V è volta ad evidenziare come negli ultimi anni La Mecca sia diventata una delle località più lussuose del pianeta: il complesso Bell Tower detiene una serie di record mondiali: l’albergo più alto del mondo, la più alta torre con un orologio, il più grande orologio da facciata e la più grande area di grattacieli. Il giro d’affari alla Mecca e Medina è stimato intorno ai 120 miliardi di dollari ed è destinato a crescere, in quanto per i prossimi dieci anni sono pianificati investimenti per venti miliardi di dollari.

Svariate altre mostre sono ospitate nell’ambito di questo festival, tra queste quella di Joana Choumali che si focalizza sullo scarto che intercorre tra il canone di bellezza femminile in costa d’Avorio e in Occidente; quella di Eddy van Wessel che dal 2003 documenta la guerra in Iraq; quelle di Emile Ducke, Miia Autio, Michal Siarek, Cesar Dezfuli, Jean Marc Caimi e Valentina Piccinni.

Roberto Lacarbonara ha curato la collettiva di arte contemporanea Mythologies: 18 artisti provenienti da Italia, Albania e Montenegro intervengono con installazioni ambientali, confrontandosi sul tema delle “mitologie contemporanee” e analizzando il rapporto tra queste e i processi di trasformazione culturale, economica, sociale e religiosa.

The trip magazine si è occupato invece della mostra “Scatta in Puglia”, incentrata su quello che è il tema portante di tutto il festival: il rapporto tra l’uomo e la sua terra e gli universi al di là del mare, in un’ottica di coralità tra le culture.

 

Silvia Di Conno

 

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