Esercizi di lettura. Anversa, Pieter Aertsen e le nature morte invertite

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Se Pieter Aertsen (1508-1575), nel lontano 1552, non avesse scelto di creare un’opera di questo genere, probabilmente di lui sapremmo ben poco o forse niente. Invece la sua scelta gli procurò non solo le critiche da parte degli artisti di orientamento accademico, ma anche la fama di cui gode ancora oggi. Così ad Anversa, nella metà del Cinquecento, nacque una nuova maniera di affrontare un’immagine dipinta, in fondo un’eresia pittorica che però ebbe grande successo e si diffuse largamente in tutta Europa.

Cristo Marta MariaDinanzi al Cristo in casa di Marta e Maria di Pieter Aertsen (Vienna, Kunsthistorisches Museum) è come trovarsi di fronte a un paradosso artistico: una grande natura morta realistica – dipinta a grandezza naturale per giocare tra finzione e realtà – occupa il primo piano, mentre sullo sfondo – in una stanza che raddoppia lo spazio del dipinto – si svolge l’episodio biblico che vede protagonisti Cristo e le due donne e dà il titolo all’opera. E’ veramente una situazione paradossale: in primo luogo perché a un soggetto “di genere” viene riservata la parte più importante del quadro (che normalmente spetterebbe alla storia sacra), sconvolgendo la gerarchia tra sacro e profano; in secondo luogo perché ad esso viene affiancata una scena che sembra un ulteriore quadro, pur non essendolo, un tableau vivant dunque che accompagna una natura morta. Ma come leggere un’immagine simile?
L’artista stesso ci offre un aiuto, inserendo sulla terza mattonella a sinistra la scritta Luca 10 e così indicando sia da “dove” iniziare a leggere il quadro (proprio come un libro, da sinistra a destra), sia il “come” ovvero recuperando il testo evangelico per comprenderne meglio il significato. Questo narra di come Gesù nel mezzo di un viaggio si fermò a casa di una donna di nome Marta, che lo accolse insieme alla sorella Maria, la quale si fermava ai piedi del Signore ad ascoltare la sua parola. Poiché Maria così lasciava le faccende domestiche nelle sole mani di Marta, quest’ultima si lamentò con Gesù e gli chiese di invitare la sorella ad aiutarla, ma egli rispose che ella si preoccupava di troppe cose, mentre solo una è necessaria: Maria si è scelta la parte migliore, che non le sarà tolta (Luca 10, 38-42). Questa frase è quella apposta anche dal pittore sul caminetto, fungendo da ulteriore cornice alla storia. Ma se tutto ciò riguarda la scena biblica, a che livello si colloca il primo piano del quadro?

Non è un caso che il coscio d’agnello sconfini sul vano dove stanno i personaggi: dove finisce la Sacra scrittura inizia un testo composto non da lettere, ma da oggetti. Questo “fuori-testo” non si riferisce solo alle faccende domestiche lasciate da parte da Maria, ma è direttamente collegato al messaggio che Cristo ha voluto tramandare: il nutrimento spirituale è la parola di Dio che Maria è intenta ad ascoltare, allo stesso modo il Verbo si è fatto Carne. Ma non si conclude qui il rimando cristologico: Cristo è infatti l’agnello pasquale; il garofano rosso lì accanto in latino è detto carnatio ed è il simbolo dell’incarnazione di Gesù; infine il panetto di lievito in cui è conficcato il fiore rimanda a scritti teologici in cui si dice che “la parola di Dio è lievito soprannaturale”. Quanto viene messo in scena è quindi la transustanziazione, la conversione del nutrimento terrestre in nutrimento spirituale.

Un’ultima indicazione: dipinti simili si trovavano appesi nelle cucine, venendo così a costituire una relazione tra immagine e ambiente espositivo, non solo attraverso il soggetto rappresentato, ma anche tramite il gioco illusionistico qui dell’armadio aperto e della natura morta a grandezza naturale e che invade lo spazio dell’osservatore. La parola e la presenza di Cristo era così ravvisabile anche in ambienti secondari della casa.

 

Claudia Pruner

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