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Don Ciotti: “Il 1 maggio scelgo di essere a Foggia con i giovani”

Francesca Morga 8 maggio 2017 Commenti disabilitati su Don Ciotti: “Il 1 maggio scelgo di essere a Foggia con i giovani”
Don Ciotti: “Il 1 maggio scelgo di essere a Foggia con i giovani”

Una vita impegnata nella lotta contro le mafie, un sacerdote impegnato, coraggioso, instancabile comunicatore.

“Io rappresento un Noi”. Così esordisce Don Luigi Ciotti nella conferenza sui Giovani, organizzata dalla Comunità Carmelitana pugliese tenutasi a Foggia, il 1° maggio.  Fedele amico di Don Tonino Bello, di Papa Francesco, Don Ciotti ha parlato a giovani e adulti affrontando diversi temi:la condizione dei giovani, infatti, è piuttosto difficoltosa in questi tempi, data la scarsa disponibilità di lavoro, di sbocchi, e la necessità di doversi adattare a “ciò che si trova”, rinunciando a inseguire i propri sogni. (Voi, purtroppo, siete la generazione di giovani a cui stanno cercando di rubare il futuro. E’ una generazione che non spera in un futuro migliore, ma che spera che un futuro ci sia.)

Allo stesso tempo invita adulti, ma soprattutto i giovani all’ATTIVISMO: perchè una delle più grandi malattie del nostro tempo è la delega, pensare che sia sempre responsabilità o colpa degli altri. Aspettare sempre che qualcuno faccia qualcosa per cambiare le cose, quando è necessario che ognuno di noi si metta in gioco, e porti il proprio contributo al cambiamento. Perchè dobbiamo avere la consapevolezza che nessuno è necessario, nessuno è insostituibile ma nessuno può agire al posto nostro, e se non agiamo rinunciamo alla nostra libertà. (E’ necessario alzare la voce, quando gli altri scelgono un prudente silenzio. Il coraggio non richiede eroismo, ma generosità e responsabilità).

Si parla di ANORESSIA SOCIALE, di EREMITI DIGITALI, perchè i giovani oggi preferiscono rifugiarsi dietro i cellulari, i social network, chiusi in una stanza, e, apparentemente, non disturbano nessuno. In realtà, l’isolamento o il suo atteggiamento contrario, da “bullo”, sono i primi campanelli d’allarme del disagio giovanile. La nuova forma di povertà è proprio quella materiale, sociale, culturale, povertà delle RELAZIONI. I ragazzi sono spesso soli, non fanno rumore, ma nessuno scava dentro di loro. Ma quando trovano le opportunità, gli strumenti, esplodono e sono meravigliosi!

Tre sono i grandi atteggiamenti che caratterizzano la nostra generazione e su cui siamo invitati a riflettere: CONFORMISMO (le mode, le droghe,il bullismo), SFIDUCIA (tanto posso anche affannarmi, non otterrò mai nulla), RIBELLIONE (vado contro le regole, almeno mi diverto), che va intercettata per evitare che derivi, e far in modo che si trasformi in positività.  Gettiamo la nostra vita, dissipandola nelle distrazioni, nella ricerca di qualcosa che ci faccia apprezzare, anche solo per poco, il più grande dono che ci hanno donato: il TEMPO.

Cerchiamo di abitare il tempo. Cerchiamo di farcelo amico, di vivercelo a pieno, di essere appassionati. Perchè abbiamo solo questa vita per amare, e per amarci e lo facciamo solo se lottiamo per quello che ci rende felice, per realizzare i nostri sogni.

Illuminiamo il positivo che colora la nostra vita. Focalizzandoci sugli aspetti negativi non faremo altro che trovarne altri, fino a coprire i “pro”, e i motivi per cui “ne vale la pena”.

Bonifichiamo le parole. Perchè siamo responsabili di quello che diciamo, diamo accesso alla verità che abbiamo dentro di noi. E’ gia difficile esprimere quello che abbiamo dentro con le parole giuste, almeno non sprechiamole, per sprecarne ancora tante altre per giustificare le prime.

In conclusione, abbiamo il dovere di cercare, non solo di trovare! Non accontentiamoci delle lamentele,non diventiamo poveri di coraggio, cerchiamo di aver voglia di capire, senza appiccicarci addosso facili etichette, perchè siamo giovani, e avere tutta la vita davanti non ci autorizza alla sterilità: non possiamo sapere cosa succederà di lì a pochi minuti, ma possiamo almeno “vivere il tempo, festeggiandolo”. Le difficoltà le hanno avute anche i nostri genitori, i nostri nonni, e tante altre generazioni prima di noi: è cambiato l’atteggiamento, da adulti nel corpo di bambini, a bambini nel corpo di adulti. La speranza è il volto della possibilità, e di chi fa più fatica.

 

Francesca Morga

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