Difficoltà in inglese? Tutta colpa del doppiaggio!

Parlando con un Do-you-speak-englishcoetaneo svedese, avete forse pensato che fosse madrelingua inglese?  Mentre il vostro inglese si inceppa e si riduce a qualche frase elementare, pronunciata con l’inconfondibile cadenza italiana? Keep calm and carry on!

Non è sempre colpa del nostro sistema scolastico: in Svezia sono soltanto tre le ore di inglese al liceo, come in una normalissima scuola superiore italiana.

Ma Svezia, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Portogallo, Grecia, Cipro, Lussemburgo, Croazia, Belgio, Irlanda, Islanda, Slovenia, Polonia e Paesi Bassi si avvalgono del sottotitolaggio sia nel cinema che in televisione! Ecco svelato l’arcano!

In questi paesi si predilige, dunque, l’autenticità linguistica e il mantenimento dei valori culturali stranieri.  Il sottotitolaggio, che può essere intralinguistico o interlinguistico come ausilio fisico (per non udenti) e intralinguistico o interlinguistico come ausilio linguistico, presenta inoltre un costo quindici volte inferiore al doppiaggio.

Perché allora Francia, Germania, Spagna e Italia prediligono la tecnica così onerosa e complessa del doppiaggio? Le motivazioni sono storiche: nel periodo fascista, ad esempio, era obbligatorio tradurre tutto in italiano e il cinema risente ancora oggi le conseguenze di quella politica autarchica. Situazione identica nella Spagna di Francisco Franco, dove i pochi film importati erano doppiati al fine di rendere minima l’influenza culturale straniera.

Questa modalità di traduzione audiovisiva, però, amplificando al massimo l’interesse per la leggibilità e riducendo al minimo l’interesse filologico per il prototesto, disabitua a pensare alle differenze culturali, perché lo spettatore non è attivo. Infatti viene frustata la curiosità per il diverso e ostacolato il relativismo culturale, altrimenti favorito dal cinema.  Inoltre lo spettatore non solo non riesce ad apprezzare la voce e la recitazione dell’attore originale, ma mette in atto anche uno sforzo mentale inferiore rispetto a chi visiona film sottotitolati, che invece acquista un potenziale cognitivo maggiore. Di fatti la dimensione polisemiotica di questo tipo di traduzione crea difficoltà sia al sottotitolatore, che deve perseguire la coerenza e coesione intersemiotica, sia allo spettatore che riceve impulsi dal canale visivo e acustico contemporaneamente.

Ma non solo: in questo modo si possono migliorare le proprie conoscenze della lingua straniera in questione, soprattutto visionando film e telefilm sottotitolati tramite DVD, che prevedono la possibilità di tornare indietro e rileggere con tranquillità le parti più difficili. Indubbiamente sarebbe auspicabile essere sottoposti a queste sollecitazioni linguistiche ogni giorno, come i bambini bilingui che ricevono, ogni giorno ad ogni ora, manifestazioni d’affetto di genitori di diverse nazionalità.

Giulia Cataneo

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