De Nittis, un falso e un’inchiesta a Napoli nel 1884

De Nittis, roll up di Lamacchia esposto a Barletta
De Nittis, roll up di Lamacchia esposto a Barletta

Torniamo a parlare del carattere del De Nittis e Lamacchia riparte proprio dal falsi. La conversazione si fa interessante, perché vengo a sapere che c’era già un bel traffico di falsi mentre il nostro artista era ancora in vita.
– Sì, erano gli ultimi mesi della sua vita. Soggiornava a Napoli nella Pension Britannique, quando si presentò un signore con un quadro che passava per una replica – e anche questa volta si trattava di una replica che non aveva mai eseguito – di un quadro divenuto celebre.
– Quale fu la sua reazione?
– De Nittis poteva reagire con veemenza. Fece una cosa che non aveva mai fatto nessun altro artista danneggiato allo stesso modo… Denunciò il fatto e si apriì un’inchiesta.
– Hai rovistato tra i documenti…
– Non ti nascondo che ho cercato il dossier della questura, ma senza l’ingenuità di credere che l’avrei trovato. Ci sono le tracce della sua esistenza in un registro depositato all’Archivio di Stato di Napoli, ma… la cartella si è ‘volatilizzata’
– Era implicata gente ‘per bene’, allora.
– Hai capito bene. E siccome al De Nittis piovvero suppliche, raccomandazioni, tentarono anche di intenerire Madame in modo che potesse toccare le corde giuste per ammorbidirlo, alla fine ritirò la denuncia.. Allora perchè consegnare ai posteri un dossier scottante. Mi immagino che con l’andare del tempo si sarà via via assottigliato… Quando lasciavo intendere queste cose, i funzionari dell’Archivio sorridevano.
Pensa, nel gennaio del 1884 si apriva il fascicolo, il 18 febbraio De Nittis riceveva la lettera del pittore Filippo Palizzi, col quale aveva una certa consuetudine, e il 4 marzo era a Parigi.
– Allora, tutti felici e contenti!?
– Macchè! Fu accusato di debolezza da quelli che avevano visto di buon occhio che uno come lui avesse dato il via, in modo da vedere riconosciuti e tutelati di rimando, anche i propri interessi.
Gli argomenti usati dal Palizzi nella lettera erano saggi e anche lui aveva visto falsifiate le proprie opere. C’è però una frase validissima in quel momento ma per nulla profetica: ‘la vostra elevata reputazione certamente non viene intaccata minimamente’. Sei mesi dopo De Nittis morì e mi immagino che si sentissero tutti liberi di falsificare.
Dall’inchiesta era venuto fuori che un trafficante aveva persino i clichè dei quadri del De Nittis e poi si costruivano tavole con paricolari dei quadri, in modo che potessero essere venduti come studi.
Quasi trent’anni dopo, Pica scriveva che alcuni antiquari, compravano opere di pittori che avevano affinità con la produzione denittisiano e apponevano una firma apocrifa per vendere meglio.
La cosa peggiore che io riscontro invece oggi è che la reputazione di cui scriveva il Palizzi è oggi intaccata da falsi di basso livello.

Antonio Calisi

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Antonio Calisi

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Direttore Editoriale

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