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Dal 5 all’8 settembre, a Siena XIII Convegno AIPI, “Le vie dell’italiano”

Martina Ragone 13 settembre 2018 Commenti disabilitati su Dal 5 all’8 settembre, a Siena XIII Convegno AIPI, “Le vie dell’italiano”
Dal 5 all’8 settembre, a Siena XIII Convegno AIPI, “Le vie dell’italiano”

 

Quest’anno Siena è stata la sede del XXIII Convegno AIPI (Associazione Internazionale Professori di Italiano), organizzato dall’Università per Stranieri. Per l’occasione si sono riuniti a Siena oltre trecento studiosi che, attraverso tredici sezioni di lavoro, sono intervenuti sul tema “Le vie dell’italiano: mercanti, viaggiatori, migranti, cibernauti (e altro). Percorsi e incroci possibili tra letteratura, lingua, cultura e civiltà”.
L’Associazione AIPI (Associazione Internazionale dei Professori d’Italiano) è un’associazione che nasce in Belgio dal 1975 con lo scopo di diffondere l’insegnamento della lingua italiana come lingua straniera a tutti i livelli educativi e a tutte le latitudini. Ogni due anni si svolge un convegno e quest’anno Siena ha vinto sulle altre candidature.
La locandina del Convegno, realizzata dal famoso disegnatore Emilio Giannelli, riproduce in bianco e nero un enorme libro aperto in Piazza del Campo con i titoli delle tredici sezioni del Convegno che si sovrappongono e si incrociano con i nove spicchi della conchiglia. Il cielo senese è punteggiato da un alfabeto, mentre la piazza accoglie tanta gente.
Molti gli spunti interessanti, sia per i professori, sia per gli studenti che hanno potuto assistere a qualche lezione. La lingua italiana, infatti, tocca vari ambiti, tra cui la musica, il web, la guerra, con le lettere dal fronte, l’immigrazione, l’istruzione, la scienza, i viaggi e il racconto delle città e dei luoghi.
Il convegno è iniziato il 5 settembre presso l’Università per Stranieri con i saluti del Rettore dell’omonima università, il Prof. Pietro Cataldi e del presidente dell’AIPI, il Prof. Peter Kuon. Nel pomeriggio, la location dell’evento si è spostata all’Accademia Chigiana, dove, dopo un interessante intervento del Presidente dell’Accademia della Crusca Claudio Marazzini su “Italianismo alimentari e musicali fuori d’Italia”, si è svolto un concerto di benvenuto riservato ai soci, da parte del quartetto “Adorno”.
Originale l’intervento di Roberto Benigni, nel pomeriggio del 6 settembre, dedicato ai soci del convegno e non purtroppo estendibile a tutti gli interessati. L’attore ha letto l’VIII canto dell’Inferno della Commedia di Dante, in cui si parla dell’ira, ma anche dei prepotenti e degli sbruffoni che prendono il potere e ne abusano in maniera volgare. Prima della sua lettura sempre molto enfatica e commovente, Benigni ha affermato che Dante, per il quale la politica era la sua terza natura, non potendone più della volgarità, fece parte per sé, fondando un partito, ironicamente definito PD, cioè “Partito di Dante”, militando da solo e auto-eleggendosi, anche se non vinse mai.

Gli interventi di venerdì 7 settembre sono stati all’insegna di scrittori degni di nota, tra cui Saba, Dante; Levi, ma anche il famoso cantautore Guccini.
In merito a quest’ultimo, la docente Iva Persic dell’Università di Fiume, nel suo intervento “Francesco Guccini: Il burattinaio di parole e i suoi eroi”, per la sezione “L’italiano lungo le vie della musica”, lo propone come cantautore dai testi densi, tali da poter essere proposti, commentati ed analizzati stilisticamente e grammaticalmente nelle proprie classi; in particolare, per il tema della seconda guerra mondiale e dei campi di concentramento, suggeriva la canzone del 1967 “Auschwitz”.
All’evento hanno partecipato anche numerosi docenti stranieri, tra cui Daragh O’ Connell, dell’Università di Cork, che, in merito alla sezione, “Percorsi del testo: adattamento e appropriazione della letteratura italiana” ha presentato “Corte vizio”: Dante e la lingua cortigiana”. Il professore si è soffermato su Dante e la lingua cortigiana e ha definito il poeta come un nuovo Galaad-Perceval, un cortigiano celeste che sogna la realizzazione di due soli, l’Impero e la Chiesa.
Di Dante e della sua “cinematicità” ha parlato il professor Rosario Castelli dell’Università di Catania in “Dante regista? L’ontologica cinematicità della Commedia”. Ha fatto notare il fatto che il poeta adotta nella sua Commedia una scrittura inconsciamente cinematografica, con successioni di immagini e tecniche proprie della ripresa come montaggio per distacco, dissolvenza, panoramica, fuori campo sonoro, voci fuori campo, suspence etc. Ciò dipende dal fatto che l’uomo medievale pensa per immagini.
In merito a Saba ci sono stati due interventi interessanti nella sezione “Oceano mediterraneo.
Naufragi, esili, derive, approdi, migrazione e isole lungo le rotte mediterranee della letteratura italiana”
Il primo, da parte della docente Virginia Di Martino dell’Università “Federico II” di Napoli “Tra fiaba e mito: viaggi e naufragi nel Canzoniere di Saba “, si è articolato in un’intensa lettura di vari testi del Canzoniere di Saba sul tema del viaggio, mare e naufraghi. Successivamente Franco Romano, docente dell’Università per Stranieri di Perugia, ha presentato “Ulisse, Saba e l’Odissea lirica di un poeta”, soffermandosi sul componimento sabiano “Ulisse” tratto dalla sezione Mediterranee del Canzoniere. Il professore ha posto l’accento su fatto che Saba, tramite l’espediente della semplicità, mette in atto un procedimento colto. Per esempio, quando nella poesia l’autore scrive “coperti d’alghe” riferendosi agli isolotti, in realtà si riferisce anche all’episodio di Ulisse nella terra dei Feaci. Oppure quando parla di un “uccello che sostava” vi è un sotteso rimando alle sirene, che, in antichità non erano raffigurate con metà corpo umano e metà pesce, ma erano metà donne e metà uccello. Dal punto di vista lessicale sono presenti anche termini arcaici come “giovanezza” e “lumi” per “intelletto, occhi”.
Molto stimolante anche l’incontro del Dr. Jonas Hock, docente dell’Univesità di Ratisbona, su “Paesaggi lucani-paesaggi leviani: luoghi qualsiasi della storia?”, facente parte della sezione “Viaggi minimi e luoghi qualsiasi: intersezioni tra letteratura e arti visive in cammino verso il nuovo millennio”. Per l’occasione ha presentato un layout con dei passi del celebre romanzo di Carlo Levi Cristo si è fermato ad Eboli. In questi righi si mette in evidenza la bianchezza del paesaggio lucano, come assenza di ogni colore, cosa che avviene sulla tela di un pittore che attende di essere dipinta o sul foglio bianco di uno scrittore prima di un avvincente racconto. Niente cambia, il tempo e la storia sono assenti, ma tutto cambia quando, durante i pochi giorni della sua assenza, era scoppiata una primavera paradossale, troppo piena di colori, che contrasta con il solito andamento della vita di quel luogo. Levi parla del sud non con un’attitudine coloniale, ma con uno sguardo benevolo; è come se fosse un reportage per il nord.

La giornata dell’otto settembre è stata dedicata a delle gite fuori porta e passeggiate sulla via Francigena, riprendendo il tema del viaggio precedentemente dibattuto.
Un evento ben riuscito, che ha visto protagonisti docenti da tutta Europa, i quali hanno approfondito in maniera coinvolgente ed originale il dibattito sulla lingua italiana, mettendone in evidenza la sua bellezza artistica, letteraria; la sua capacità di parlare del vissuto, ma anche di aprirsi alle innovazioni del futuro. Inoltre, vi sono stati spunti diversi per gli studenti, forse, un giorno, futuri docenti.
La lingua identifica il nostro modus vivendi: non appena apriamo bocca esprimiamo la nostra personalità, ma anche il rapporto con il nostro contesto storico, sociale e artistico; diamo fiato non solo alla nostra voce interiore, ma a quella di un’intera epoca, con le sue notevoli sfumature.

Martina Ragone

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