Dal 23 al 29 marzo a Firenze “Il Flauto magico” di Mozart

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Dal 23 al 29 marzo 2017, in occasione della stagione lirica dell’Opera di Firenze, è andato in scena “Die Zauberflöte (Il flauto magico)”, opera di W. A. Mozart su libretto di Emanuel Schikaneder, suo amico, impresario teatrale e capocomico.
In questa occasione la regia è stata curata da Damiano Michieletto, le scene da Paolo Fantin, i costumi da Carla Teti. Orchestra e Coro del “Maggio Musicale Fiorentino” sono stati diretti da Roland Böer. Tra gli attori principali e molto apprezzati dal pubblico Juan Francisco Gatell nel ruolo dell’audace Tamino, Ekaterina Sadovnikova la dolce Pamina, Goran Juric, il saggio Sarastro, Olga Pudova, la splendida e perfida Regina della notte, Alessio Arduini, il simpatico Papageno e Giulia Bolcato, la futura mogliettina Papagena.
La guida all’ascolto si è tenuta prima dell’inizio dello spettacolo e ha previsto una breve ma dettagliata illustrazione storica, artistica e musicale dell’opera. Il Flauto magico, ultimo capolavoro per il teatro di Amadé, è ancora argomento di dibattito musicale, in quanto per alcuni studiosi rispecchia i valori dell’Illuminismo e altri invece la definiscono opera “massonica”, soprattutto per il frequente richiamo numerico. (Per esempio il numero tre ricorre per i genietti, per le ancelle della Regina della notte, per i templi di Sarastro etc.)
L’opera, divisa in due atti, è stata composta nel 1791, l’anno della morte di Mozart. Il musicista ha scelto di mettere in musica una fiaba, espediente innovativo molto in voga all’epoca. La sua fonte primaria è stato il testo “Lulu ovvero Il flauto magico” di August Jakob Liebeskind, accompagnato da altre fonti secondarie. L’ambientazione è in un immaginario antico Egitto, in cui vi sono piramidi e creature magiche come la Regina della Notte o i tre genietti. Tutto sembra surreale, ma, nonostante questo, lo spettatore ha potuto cogliere valori che vanno oltre la semplice magia e paradosso.
Per quanto riguarda il genere, il Die Zauberflöte è particolare, non è un’opera del tutto cantata, ma è costruito su ventuno numeri musicali, intervallati da complesse scene dialogate e preceduti da una suggestiva ouverture strumentale. Mozart dà uno spessore psicologico a strumenti che diventano personaggi nell’azione scenica. Per esempio il Glockenspiel che utilizza Papageno o il famoso flauto magico salvatore, che compare sul palco più volte. Per quanto riguarda le voci Mozart le struttura sapientemente in base al cast che ha a disposizione. Sicuramente la costruzione più complessa e più virtuosistica è quella affidata alla Regina della notte, una voce che commuove sempre per la sua quasi “innaturalezza”, dato che è in grado di raggiungere il fa, quando un normale soprano arriverebbe solo al re. Da questo dato si potrebbe evincere anche che questo personaggio non è totalmente positivo, come all’inizio potrebbe sembrare. Invece l’aiutante Papageno, molto simpatico e brioso, sembrerebbe rispecchiare il tipico servo della commedia latina, interessato solo a dormire, bere e mangiare e, se ci riesce, a trovare una bella e fedele mogliettina.
In merito allo spettacolo al teatro dell’Opera di Firenze, ci sono state delle innovazioni: in primis l’ambientazione in una scuola, nella quale Tamino e Pamina sono due scolari dal tipico grembiule blu con un grande fiocco dinanzi. La scenografia ha sullo sfondo una grande lavagna dove spesso sono proiettate formule matematiche, disegni scientifici insieme a parole rivelatrici. Questa lavagna spesso si nasconde rivelando la luminosissima stanza da letto della Regina della Notte o si innalza lasciando spazio al grande bosco oscuro degli iniziati di Sarastro. Inoltre le tre ancelle della Regina della Notte sono tre suore che provano un’attrazione esagerata nei confronti di Tamino, e ciò le induce a proteggerlo a tutti i costi.
Dal punto di vista musicale per il flauto magico si può parlare di una forma innovativa di mististilismo per rendere più vivace la vicenda: è presente lo stile più serio del contrappunto, quello più leggero tipico dello stile fiabesco e infine quello più profondo e commuovente dell’aria.
Lo scopo dell’opera va oltre il semplice raccontino, ma mostra il profondo spessore psicologico di un viaggio fisico di scoperta. Tamino e Pamina vivono la loro storia d’amore e approdano alla consapevolezza delle conseguenze che comporta il loro essere diventati adulti, come l’indipendenza dai genitori o la scelta di appartenere ad un gruppo come quello degli iniziati di Sarastro. Scelte dure e difficili, compiute a rischio della vita, ma che si concludono con un lieto fine che vede trionfare l’amore e la luce sul buio.
Uno spettacolo di successo, anche nella sua rivisitazione moderna, in cui vi è una perfetta commistione tra musica e parola e tra momenti comici e di profonda riflessione.
Martina Ragone

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