Ci vuole coraggio per essere giornalisti

Dal 1990 ben 2297 giornalisti e addetti alla comunicazione hanno pagato con la vita il coraggio di raccontare fatti. Lo rivela un rapporto della International Federation of Journalists (Ifj).

Giornalisti

Un vero e proprio esercito al servizio dell’informazione dal 1990 ha sacrificato la propria vita pur di raccontare fatti e storie di persone legati a guerre, rivoluzioni, criminalità e corruzione. I giornalisti sono un esercito di soldati al servizio della verità la cui unica arma è la penna che dà voce a quella coscienza incapace di tacere davanti a soprusi e malaffare.

Ci vuole coraggio e amore per la società per riuscire a svelare intrecci, loschi traffici, accordi mafiosi e patti scellerati. Il giornalismo, quando è onesto e autenticamente legato alla deontologia professionale, è capace di illuminare ambiti della società in cui si annidano metastasi letali per l’uomo.

Certo, esiste anche un giornalismo corrotto o semplicemente fazioso e la causa molto spesso è attribuibile agli editori. Indro Montanelli un giorno, intervistato da Enzo Biagi nel suo programma televisivo “Il Fatto”, poco prima della sua scomparsa, descrisse in modo cristallino il rapporto di equilibrio fra un un giornalista, il suo editore ed il pubblico, e disse: “Oggi non esiste più un solo giornalista che sappia dialogare con il suo editore, tutti hanno paura. Ma sono gli editori che dovrebbero temere i propri giornalisti: dovrebbero temerli perché essi sono i primi difensori della trasparenza dei giornali e garanti della lealtà verso il pubblico”.

Il giornalista deve far paura perché l’essenza della sua professione è l’essere testimone della verità e difensore di quei principi di giustizia e legalità che, se garantiti a tutti, consentono all’uomo un’esistenza giusta.

Negli ultimi 25 anni almeno 2.297 persone tra giornalisti e operatori impegnati nel settore dei media hanno perso la vita cercando di informare e denunciare il malaffare. Dati che fanno tremare i polsi e che evidenziano i risvolti di una professione troppo bistrattata e in evidente declino. La società ha bisogno dei giornalisti perché le democrazie hanno bisogno di sistemi di informazione in grado di far conoscere e quindi garantire a tutti l’esercizio della libertà.

Dal 1990, da quando la federazione ha cominciato a raccogliere queste statistiche, il bilancio dei giornalisti morti era di 40 all’anno. Dal 2010 purtroppo non è mai sceso sotto la soglia dei 100. “Gli ultimi dieci anni sono stati i peggiori – ha commentato in un’intervista il segretario generale della federazione, Anthony Bellanger – e il 2006 è stato il peggiore di tutti con 155 morti”.

Antonio Curci

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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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