Da un semplice prelievo di sangue ad una scoperta essenziale!

prelievoUn semplice prelievo di sangue venoso consente di individuare il danno subito dai microRNA, piccoli frammenti di RNA non codificanti ma con un’importante funzione regolativa dell’espressione genica, in seguito a esposizione a radiazioni nucleari, e di stimare la dose di radiazione assorbita dall’organismo. Lo studio ha lo scopo di individuare i soggetti più a rischio 24 ore dopo un incidente in un impianto nucleare.

Uno studio sui topi condotto da Dipanjan Chowdhury e colleghi del Dana-Farber Cancer Institute ha individuato alcuni marker biologici che permettono di controllare, entro 24 ore, l’impatto biologico delle radiazioni a cui i soggetti sono stati esposti, e di prevedere se le conseguenze potrebbero essere fatali anche a distanza di alcune settimane. Questi dispositivi risulterebbero molto utili in aree costellate da impianti nucleari, o in seguito ad attacchi terroristici con “bombe sporche”.

“Dopo una perdita di radiazione, oggi non c’è modo di determinare chi è stato esposto e chi no, e se la dose eventualmente assorbita sia letale o no”, ha commentato Chowdhury. “I farmaci che possono limitare il danno al midollo osseo esistono già, ma devono essere somministrati prima dell’insorgenza dei sintomi da radiazione”.

L’esperimento sui roditori ha dimostrato che su 170 microRNA analizzati, 68 presentavano mutazioni in seguito all’azione di radiazioni ionizzanti. Anzi, l’analisi più scrupolosa ha mostrato anche la presenza di un ristretto numero di molecole che rappresenta un “segno” della dose di radiazione: grazie al riconoscimento di queste molecole, i ricercatori hanno potuto prevedere quali sarebbero state le conseguenze nelle quattro settimane successive, anche in assenza di sintomi e segni visibili.

I medesimi risultati sono stati ottenuti nei topi in cui è stato trapiantato midollo osseo umano, con effetti positivi in seguito alla somministrazione di farmaci protettivi delle cellule del midollo, il che suggerisce che è possibile applicare le stesse metodologie anche su esseri umani, gettando le basi per la creazione di un test pratico, che vada a individuare anche altre eventuali “firme” dei microRNA.

Che Chernobil abbia aperto la strada verso la consapevolezza del serpeggiante pericolo delle mutazioni genomiche ?

Francesca Morga

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