Continua l’opera “destabilizzante” di Papa Francesco: “Una Chiesa con le porte chiuse tradisce se stessa e la sua missione”

papa sinodo famiglie

Continua l’opera “destabilizzante” di Papa Francesco, che nel primo messaggio di apertura del sinodo delle famiglie invita la Chiesa ad aprire le porte e dice:  “Una Chiesa con le porte chiuse tradisce se stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera”.

Già agli inizi di settembre il Papa aveva dichiarato: “”Porte aperte, sempre! Le chiese, le parrocchie, le istituzioni con le porte chiuse – disse Francesco – non si devono chiamare chiese, si devono chiamare musei!”.

Oggi aggiunge: “L’uomo che sbaglia deve essere sempre compreso e amato. La Chiesa deve cercarlo, accoglierlo, accompagnarlo”.

Dunque, perché il Papa continua a “picconare” quella stessa Chiesa di cui Egli è Pastore?

Probabilmente Francesco deve aver avuto sentore di una pratica ecclesiale poco incline ai bisogni dell’uomo e delle famiglie e, invece, molto propensa a chiudersi in un solipsismo spirituale e dogmatico più funzionale alla conservazione di un mondo ideale, forse distante dai drammi della società contemporanea.

Durante l’omelia, il Papa commentando il brano del Vangelo sul rapporto tra “l’uomo e il sabato” ha detto: “Ricordo san Giovanni Paolo II quando diceva: ‘L’errore e il male devono essere sempre condannati e combattuti; ma l’uomo che cade o che sbaglia deve essere compreso e amato […] Noi dobbiamo amare il nostro tempo e aiutare l’uomo del nostro tempo’. E la Chiesa – ha sentenziato Papa Francesco – deve cercarlo, accoglierlo e accompagnarlo, perché una Chiesa con le porte chiuse tradisce sé stessa e la sua missione, e invece di essere un ponte diventa una barriera: ‘Infatti, colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli’”.

Il Papa è molto attento alle difficoltà che la famiglia contemporanea sta attraversando ed è anche consapevole che la sua crisi determina profondamente quella della società tutta. Ascoltando le parole di Francesco sembra quasi di avvertire un’urgenza gravissima alla quale oggi la Chiesa è chiamata: essa deve “vivere la sua missione nella fedeltà, nella verità e nella carità” per “difendere l’amore fedele e incoraggiare le numerosissime famiglie che vivono il loro matrimonio come uno spazio in cui si manifesta l’amore divino; per difendere la sacralità della vita, di ogni vita; per difendere l’unità e l’indissolubilità del vincolo coniugale come segno della grazia di Dio e della capacità dell’uomo di amare seriamente”.

Bergoglio vuole una Chiesa non in balia di “mode passeggere” e “opinioni dominanti”. La Chiesa secondo il Papa deve incarnare e difendere quella “verità che protegge l’uomo e l’umanità dalle tentazioni dell’autoreferenzialità e dal trasformare l’amore fecondo in egoismo sterile, l’unione fedele in legami temporanei”.

Verità e carità, secondo il Santo Padre, sono due pilastri della fede assolutamente inscindibili: “Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente”. Citando l’enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI aggiunge: ” Questo è il fatale rischio dell’amore in una cultura senza verità”.

La Chiesa è chiamata a non puntare “il dito per giudicare gli altri, ma – fedele alla sua natura di madre – si sente in dovere di cercare e curare le coppie ferite con l’olio dell’accoglienza e della misericordia; di essere ‘ospedale da campo’, con le porte aperte ad accogliere chiunque bussa chiedendo aiuto e sostegno; di uscire dal proprio recinto verso gli altri con amore vero, per camminare con l’umanità ferita, per includerla e condurla alla sorgente della salvezza”.

Antonio Curci

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Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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