Con la stampa 3D, al Rizzoli di Bologna costruiscono ossa biocompatibili

Ossa progettate e stampate “su misura”. La stampa 3D è la nuova frontiera della Chirurgia Ortopedica

3DPrint-Hub_dettaglio-3

Eccellenza tutta Italiana quella messa in atto presso l’Istituto Ortopedico Rizzoli di Bologna. A ben cinque pazienti sono stati impiantati protesi identiche a quelle del loro impianto scheletrico, realizzate attraverso la tecnica della stampa 3D. Si tratta di giovani pazienti di età intorno ai 25 anni affetti da tumore alle ossa del bacino. Grazie alla tac e alla risonanza magnetica è stato possibile ricavare le misure esatte dei “pezzi” da sostituire. Le tecnologie informatiche hanno consentito quindi di ricostruire una sorta di bacino virtuale che, come è facile prevedere, varia da paziente a paziente.

In Italia è stata la prima volta che la chirurgia ortopedica ha prodotto interventi “su misura”; in tutto il mito è possibile citare solo un’esperienza simile. Pionieri dunque in un settore che sicuramente promette di dispensare sorrisi e felicità a persone affette da patologie fortemente invalidanti. La chirurgia tradizionale non è mai riuscita a sostituire pezzi di scheletro con altri del tutto uguali. La tecnologia 3D invece consente di creare e incastrare protesi riprodotte in laboratorio, capaci di adattarsi perfettamente dal punto di vista anatomico e quindi restituire al paziente il movimento così com’era  prima della malattia.

Le frontiere della stampa 3D in medicina promettono risultati davvero ambiziosi: grazie alle tecniche di “bioprinting” sarà possibile utilizzare cartucce che integrano biomateriali con cellule del paziente. Non è fantascienza, ma ricerca medica applicabile in tempi relativamente brevi: le future protesi totalmente biocompatibili saranno disponibili fra i 3  e i 12 mesi.

Antonio Curci

© Riproduzione Riservata
Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: