“Come tu mi vuoi” al Teatro del Carro di Molfetta

La Compagnia Teatro delle Forche con Giancarlo Luce (anche regista) e Ermelinda Nasuto
 
Sabato 16 aprile alle 21.00 – Teatro del Carro
Molfetta


come tu mi vuoi
Sabato 16 aprile, alle 21, al Teatro del Carro di Molfetta (via Giovene 23) prosegue la rassegna di prosa «Il fuoco centrale», con lo spettacolo Come tu mi vuoi, portato in scena dalla Compagnia Teatro delle Forche. Protagonisti saranno Giancarlo Luce (che cura anche la regia) e Ermelinda Nasuto; costumi di Mariella Putignano, ideazione luci Franz Catacchio, segreteria di produzione Francesca Piccolo. Infotel: 349.23.80.823.
Lo spettacolo è tratto da due racconti di Tommaso Pincio e Christian Raimo e porta in scena una questione sociale urgente: la precarietà del lavoro. Due racconti, due storie, due monologhi si direbbe, per ri-portare nell’alveo della finzione teatrale la mancanza di direzione, di programma, o l’espropriazione di un destino.
Lei trentenne e lui cinquantenne si raccontano al pubblico, a partire dal lavoro che fanno o dalla ricerca di questo.
Ne viene fuori una fotografia dell’attualità, delle vite dei molti, tragica, a volte comica, e tuttavia apparentemente normale, tranne che per le derive alle quali può condurre.

Entrambi corrono sulla scena e nella vita rasentando follia e smarrimento, perfettamente consci che quella è la condizione di “normalità”, incapaci di immaginare una via d’uscita diversa da quella che sembra piombargli addosso come una valanga, e dalla quale sembra impossibile uscire.

È l’attuale condizione di malessere della maggioranza. Di coloro che vivono correndo sui bordi delle grandi arterie della società, tra impedimenti e ostacoli, tra omissioni, frasi tronche che tolgono il respiro in tempi di prospettive schiacciate, secondo un ritmo affannato e contagioso che dà forma alla “nientificazione”.

Precari nel lavoro e nell’identità, orfani di un aggregato sociale capace di dar vita a relazioni di subordinazione, dominio e costrizione, attoniti ed incapaci di prevedere la condizione futura di chi, come loro, lavorando, vedrà una forma ancora diversa in cui questo sistema sociale sarà stato capace di declinarsi.
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