Colombia, il volo della morte

«Per la morte non c’è spazio, ma le vite volano e si aggiungono alle stelle nell’alto cielo»
Publio Virgilio Marone

1480432889-lapresse-20161129154545-21453780L’incidente aereo avvenuto lunedì 28 novembre 2016 in Colombia e artefice della morte di ben 71 persone costituisce, per usare le parole del sindaco del comune di La Ceja Elkin Ospina, una «tragedia di proporzioni enormi». Tra i passeggeri c’erano i componenti della squadra di calcio della serie A brasiliana Chapecoense, che mercoledì avrebbe dovuto disputare la finale della Copa Sudamericana contro l’Atletico Nacional di Medellin. Dopo la tragedia la squadra sfidante, come espressione di cordoglio, ha offerto la vittoria del titolo a tavolino. Il velivolo, che si è schiantato durante la notte a 3.300 metri di altitudine mentre tentava un atterraggio di emergenza, ha causato anche la morte dei dirigenti e di molti simpatizzanti della squadra brasiliana. Solo sei i sopravvissuti. Tra questi tre calciatori (Jacson Ragnar Follmann, Alan Luciano Ruschel e Helio Zampier Neto), l’hostess Ximena Suarez, il tecnico Erwin Tumiri e uno dei ventidue giornalisti che erano al seguito della formazione brasiliana: Rafael Valmorbida. Il portiere del Chapecoense, Marcos Danilo, inizialmente sopravvissuto all’impatto, è deceduto nell’ospedale dove era stato ricoverato.

Una tragedia devastante, che lascia l’amaro in bocca per le numerose vite spezzate, spazzate via in un battito d’ali. A quanto sembra dalle indagini svoltesi nelle ultime ore, il velivolo aveva segnalato problemi all’impianto elettrico prima di sparire dai radar nello spazio aereo colombiano. Tuttavia non sono da escludere anche altre possibili ipotesi, ben più terribili. Il direttore dell’aviazione civile colombiana Alfredo Bocanegra, in una conferenza stampa trasmessa in diretta su Periscope, ha dichiarato che le indagini si stanno orientando in una nuova direzione: l’aereo sarebbe planato un’assenza di carburante. Pare che questa tesi, messa al vaglio dagli inquirenti, derivi dalla testimonianza di un’assistente di volo. Che la causa sia così banale e, soprattutto, assolutamente evitabile non fa che rendere questo tragico episodio ancora più dolente.

Non resta che esprimere l’immensa sofferenza per una vicenda tragica, che non avrebbe mai dovuto avere luogo. In onore delle giovanissime vittime di questo fatale incidente che, purtroppo, rimarrà nella storia, migliaia di persone accomunate dal vibrante urlo “Forza Chape”, si sono riunite nello stadio Atanasio Girardot di Medellin per mostrare la propria solidarietà alle famiglie delle vittime. All’inizio della cerimonia sono state liberate 71 colombe, simbolo di un volo verso l’eternità. Alla cerimonia hanno preso parte anche due importanti uomini politici brasiliani: il ministro degli affari esteri Jose’ Serra e il ministro della cultura Roberto Freire. Senza celare la propria inevitabile commozione, Serra ha ringraziato tutti i tifosi e i cittadini presenti alla commemorazione, definendo l’ingente massa di gente e il sodalizio globale una «luce nel buio» li dove la peggiore che può avvenire ad una società, soprattutto in momenti di dolore così clamorosi, è la chiusura nell’indifferenza. La veglia della memoria è stata perseguita anche nella Conda Arena di Chapeco in Brasile, casa della Chapecoense. Qui i parenti delle vittime, innumerevoli giocatori e lo staff della squadra si sono radunati per esprimere ancora una volta il proprio dolore.

 La Morte è sempre la Morte, ammutolisce per la sua durezza, per l’imprevedibilità e per la capacità di ridimensionare nel profondo l’essere umano. Soprattutto, nella sua irrazionalità, essa chiama in causa con forza struggente il suo naturale corrispettivo, la Vita. Che dovrebbe essere preservata, protetta, custodita. Sempre. Sapere, quindi, che dei talentuosi giovanissimi sono spirati come venti leggieri per una probabile inezia annienta nel profondo e lascia tristemente sgomenti. Come scriveva Charles Bukowski «parlare di morte è come parlare di denaro: non sappiamo né il prezzo, né il valore»: le parole risultano così inadeguate, i commenti spiccioli, le riflessioni ovvie e scontate, i cordogli mai sufficienti a rendere la sofferenza. Di fronte all’immensità di certi eventi, purtroppo, si può solo ammutolire. E in un mondo in cui si parla a straforo e si vive di eccessi, a volte serve soltanto gente madrelingua in silenzio.

Francesca Rotondo

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