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Il cinema si fa terapia al Policlinico Gemelli di Roma

Francesca Rotondo 19 gennaio 2017 Commenti disabilitati su Il cinema si fa terapia al Policlinico Gemelli di Roma
Il cinema si fa terapia al Policlinico Gemelli di Roma

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«Dalle prime evidenze, misurando una serie di parametri psicologici e psicomotori, risulta un miglioramento tra il 20 e il 30 per cento nella percezione del dolore nei pazienti che hanno fatto esperienza della “terapia con cinema”»

Prof. Celestino Pio Lombardi

Assistere alla proiezione di un film, pur se ricoverati in ospedale in condizioni più o meno gravi, è un’esperienza terapeutica che sembra possa aiutare a ridurre la percezione del dolore, portando sollievo ai degenti ma anche ai loro cari, partecipi di una sofferenza spesso inaccettabile. Lo confermano i primi dati del progetto di ricerca coordinato dal prof. Celestino Pio Lombardi, rappresentante della Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli di Roma e responsabile scientifico dell’Onlus MediCinema. Grazie al sostegno di The Walt Disney Company Italia, al supporto di migliaia di persone e soprattutto all’impegno costante dei ricercatori della Facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e del Gemelli si è potuto realizzazione uno studio sperimentale di portata eccezionale, che sta coinvolgendo 240 pazienti, di cui ben 120 bambini.

La prima vera sala cinematografica adibita in un ospedale italiano e votata al benessere dei più sofferenti, per alleviare un po’ il fardello dell’anima: un’idea geniale nutrita di tanto altruismo. Questa  “terapia del sollievo” costituisce anche un nuovo modo di prendersi cura dei pazienti: non solo a livello medico, ma soprattutto da un punto di vista emotivo ed affettivo. Creare un ambiente di familiarità, molto più simile ad una normale routine che non ad una realtà ospedaliera, riduce lo stress e allevia dalle consuete preoccupazioni. I pazienti si sentono meno malati e più persone, ed è questa dimensione ad essere incentivata. Infatti la tesi scientifica, validata dalle neuroscienze, che la visione del film e il conseguente effetto di “interruzione” a livello psicologico determini uno stato di benessere riscontrabile neurologicamente è stata già riscontrata nei primi risultati. Questo è molto più che incoraggiante. E’ pura speranza.

Si tratta di un approccio ancora innovativo, agli albori e per questo rudimentale e in via di definizione, ma che non fatica a diffondersi. Le principali applicazioni del modello hanno previsto, inizialmente, l’area pediatrica e dell’età evolutiva, i pazienti chirurgici e oncologici, la clinica riabilitativa nei deficit mentali, quella terapeutica relativa a psicosi e disturbi dell’umore e poi l’area delle disabilità. Gran parte del 2017 sarà destinato al perfezionamento della sala, assicurando continuità di offerta di film per adulti e bambini e continuando ad incentivare la ricerca scientifica, indispensabile per il progredire dell’iniziativa. L’obbiettivo ultimo è anche quello di dare visibilità ad un modello avangiardistico di approccio al dolore, che venga  replicato in altri ospedali italiani per diffondere la cultura del benessere.

Francesca Rotondo

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