“Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Renzi impari da Enrico Berlinguer

L’esito in chiaroscuro del PD alle elezioni regionali potrebbe essere stato determinato dall’atteggiamento oltranzista del Premier Renzi in relazione al DDL “La Buona Scuola”. I docenti gli avrebbero voltato le spalle.

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Enrico Berlinguer aveva capito che l’unità del partito era l’unica ancora di salvezza: “Ci si salva e si va avanti se si agisce insieme e non solo uno per uno”. Un pensiero assolutamente attuale e fondante della storica anima del partito comunista.

Matteo Renzi, però, sembra averlo dimenticato. Il premier di ritorno da Herat ha dichiarato: “Dopo il voto di ieri andiamo avanti, dunque, con ancora maggiore determinazione nel processo di rinnovamento del partito e di cambiamento del Paese. Oggi sono cinque le regioni guidate dal Pd e dal centrosinistra. Si è passati in un anno dal 6 a 6 ad un sonoro 10 a 2 sul centrodestra”. “Un risultato che – ha sottolineato Renzi – per il Pd è stato molto positivo”.
Ostenta determinazione il Premier anche davanti all’evidenza di un partito che perde voti e consensi, pur promettendo, per bocca di Matteo Orfini, la convocazione della Direzione per il prossimo 8 giugno: “Quella sarà la sede in cui inizieremo un confronto” sul risultato, ha dichiarato il dirigente PD.
Renzi non può continuare a soffocare le critiche delle minoranze dem che addirittura chiedono un cambio ai vertici del partito. Il Segretario deve iniziare a dialogare all’interno del PD e soprattutto con le forze sociali del Paese. Non si può continuare a ostentare il numero di regioni governate dal suo partito quando persino la Serracchiani ammette, riferendosi alla Liguria, che “è evidente che le scelte di qualcuno hanno fatto vincere il centrodestra”. Anche la Moretti, sconfitta in Veneto, ammette che ci sono stati “degli errori e che c’è bisogno di una riflessione interna”. Al Nazareno si esulta per la Campania che torna a sinistra, ma tutti sanno che su De Luca, “impresentabile” secondo la lista della Commissione Antimafia, pende la mannaia della Legge Severino. L’Umbria resta “regione rossa” ma di un rosso sbiadito visto che lo è diventata solo al fotofinish. Il preoccupato Orfini ammette: “Sapevamo che poteva essere complicata, a questo livello non ce lo aspettavamo”. Nel centro-sud il Pd ha tenuto con percentuali comunque inferiori alle Europee. Ma i vertici del Partito sono consapevoli che i governatori eletti non sono propriamente “renziani”. Non lo è Enrico Rossi, non lo è tantomeno il neo governatore della Puglia, Michele Emiliano, né lo stesso De Luca. Non c’è serenità nel partito e Renzi deve fare un’attento esame di coscienza.
Pochi ne parlano, ma forse nella mezza déblacle del PD ha influito l’atteggiamento del Premier e del suo Governo nei confronti del mondo della scuola. Andare a testa bassa presentando un DDL che non piace alla quasi totalità di chi la scuola la vive ogni giorno, certamente non ha contribuito al successo elettorale sperato e in qualche modo atteso.
La scuola da sempre è stata una sicura banca di voti per i partiti di centro-sinistra e il non voler neanche ascoltare da parte di Renzi le ragioni dei docenti, del personale ATA, degli alunni e delle famiglie potrebbe avergli fatto perdere consensi e la fiducia di un elettorato fino ad ora fedele.
Bisogna tornare al dolcissimo Enrico e ritrovare quell’unità indispensabile per salvare se stessi e gli altri. Ma questo atteggiamento necessita di umiltà, virtù che forse il Matteo Renzi al momento sembra proprio non avere.

Antonio Curci

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Direttore Responsabile

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