Cent’anni fa la nascita di Orson Welles, l’uomo che rivoluzionò il cinema

imageCi sono tre cose, nella vita, che non sopporto: il caffè bollente, lo Champagne tiepido e le donne fredde“. A cent’anni dalla nascita (6 maggio 1915) e a trenta dalla morte (10 ottobre 1985) Orson Welles resta un mistero. Il mistero di un ragazzo prodigio, un artista moderno e irriverente che rivoluzionò il modo di fare cinema.

Muove i primi passi nel mondo radiofonico ai microfoni della Cbs con il programma Mercury Theatre on the Air. Una puntata rimarrà alla storia perché Welles, con il suo leggendario umorismo, interpreta un adattamento radiofonico scritto da Howard Koch de La guerra dei mondi, romanzo di fantascienza di H.G. Wells; il programma scatena il panico in gran parte degli Stati Uniti, dato che molti radioascoltatori credono che la Terra stia effettivamente subendo l’invasione da parte di una bellicosa flotta di astronavi marziane. “Per quello che abbiamo fatto sarei dovuto finire in galera, ma al contrario, sono finito a Hollywood” disse Welles in merito alla vicenda che si trasformò in un enorme ritorno pubblicitario, tanto che la RKO si fece avanti proponendogli un contratto per la realizzazione di tre film a Hollywood.

Il successo arriva con Quarto potere nel 1941 in cui Welles decide di scrivere una storia originale, senza più trarre spunto dalla letteratura, come era solito fare. Realizza un film che non ottiene un grande successo di pubblico, ma che la critica accoglie come il uno dei più grandi capolavori del cinema di sempre. Con Quarto potere, Orson Welles scardina le pratiche del “cinema delle origini” rifondando le tecniche della ripresa cinematografica. Ricostruisce e migliora lo stile di maestri del “primo cinema” dai quali trae ispirazione e suggestioni. Fonde elementi eterogenei del teatro e del cinema, ricostruendo il punto di vista dello spettatore con inquadrature virtuose e mai osate fino a quel momento, o cambi di luci fondamentali, come la dissolvenza della luce da punti diversi dello schermo e la sparizione degli attori uno dopo l’altro.

Fu aspro contro lo star system che ne rinnegò, per punizione, il talento irregolare e ingovernabile fino ad esiliarlo in Europa: “Hollywood è un quartiere dorato adatto ai giocatori di golf, ai giardinieri, a vari tipi di uomini mediocri ed ai cineasti soddisfatti. Io non sono nulla di tutto ciò”. Il vero successo arrivò grazie a L’orgoglio degli Amberson, nel 1942, che venne rimontato dai produttori per riportarlo a una dimensione commerciale. Orson Welles capì allora che per portare al traguardo i suoi progetti avrebbe dovuto arrangiarsi, e fece di tutto: il doppiatore (era la voce americana di Don Camillo), la voce narrante dei cartoni animati, spettacoli di magia, pubblicità: “Ecco: io sono un pendolare. Vado dove c’è del lavoro, come un raccoglitore di frutta. Tutto ciò di cui ho bisogno sono un sorriso d’incoraggiamento e una proposta, e arrivo subito, con il primo aereo”.

Troppi progetti abbandonati, troppi inediti ritrovati, troppe incompiute. Infatti, complice il centenario della nascita, il regista Peter Bogdanovich ha lanciato un appello di crowdfunding per finire e portare nelle sale The Other Side of the Wind, l’ultimo film incompiuto di Orson Welles. Inoltre al Festival di Cannes verrà celebrato con la proiezione di tre opere restaurate (Quarto Potere, Il Terzo Uomo e La signora di Shanghai) e due documentari inediti.

Orson Welles era uno stakanovista, un comunicatore straordinario, un attore senza vocazione, eccesso di genio e curiosità, di vitalità e passione. Il più grande, il più criticato e il più chiacchierato. Diceva che Renoir “faceva film bruttissimi“, che Marlond Brando era “una salsiccia” e Woody Allen “un ipocrita“.

Orson Welles viveva per il cinema: “Il cinema è un mestiere… Nulla può essere paragonato al cinema. Il cinema appartiene al nostro tempo. È la cosa da fare”. 

Ilaria Sinopoli

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