Cenerentola: “lirica pedagogica” al Petruzzelli di Bari

«Questa Cenerentola, nella sua tipicità di personaggio inserito nell’ingranaggio della fabula, si presenta atipica nell’affrontare le angherie subite (..) Spicca infatti un tratto del tutto nuovo in questo libretto, ed è il tratto della resilienza, uno spazio in cui affrontare con vigore le avversità mantenendo salda la propria unicità di individuo unico e irripetibile»

Cristian Carrara

cenerentolaAvvicinare i giovanissimi al mondo del teatro e così facendo insegnare i valori in modo assolutamente non convenzionale: un intento oltremodo sapiente. Come farlo allora, se non proponendo sul palco del Teatro Petruzzelli di Bari una fiaba che trascende i secoli, capace di accomunare l’immaginario di grandi e piccini: Cenerentola. Questa storia, che narra come noto le vicissitudini di una bellissima giovane dall’animo candido e puro, schiavizzata da una Matrigna cattiva e sottoposta alle infinite angherie delle sorellastre invidiose, è andata in scena per la prima volta il 29 settembre (con numerose repliche fino al 14 ottobre) nel tempio della lirica barese, per la gioia di molte scolaresche della scuola primaria e secondaria di primo grado.

La Fondazione Petruzzelli ha ideato questa iniziativa con l’auspicio che questo classico della letteratura dell’infanzia, reso in forma musicata, possa educare i giovanissimi più di una lezione frontale. L’esperimento ha già avuto successo in passato con l’adattamento de Il barbiere di Siviglia e poi con Il giovane Artù, e anche stavolta si traduce in un prodotto confezionato ad hoc. La suddetta versione lirica, infatti, ha la firma di Maria Grazia Pani nel libretto, la creatività di Angelo Linzalata nella scenografia e l’ingegno di Cristian Carrara nella composizione. A corredare l’opera vi sono le musiche dal vivo di un’orchestra classica indirizzata dal direttore Giuseppe La Malfa, cui si aggiungono il coro diretto da Fabrizio Cassi e i numerosi solisti che si alternano sulla scena: Claudia Urru, con voce delicata e presenza etera, veste i panni di una leggiadra quanto volitiva Cenerentola; Angela Nicoli incarna magnificamente l’asprezza della Matrigna vessatrice, atrocemente cattiva e per questo odiata dal giovanissimo pubblico; Teresa Di Bari e Desirée Pappagallo sono rispettivamente Genoveffa e Carolinda, sorellastre tanto eccezionalmente fastidiose quanto ridicole; Alessia Nadin è una favolosa Fata Madrina-Smemorina, aiutante e amica magica della protagonista; infine Marco Miglietta è il fantomatico Principe, colui che renderà possibile l’ “happy ending”.

Grazie a questo cast, capace di alternare recitazione, ballo e canto con sagacia e acume, è stato possibile ricondurre nuovamente al mondo del teatro, in una versione più ludica, spensierata e gioiosa, una fiaba che ha la sua origine in innumerevoli e diversificate tradizioni popolari, tra cui quella egiziana e cinese. Cenerentola, insomma, ne ha fatta di strada: con circa 300 varianti tra cui quelle famosissime di Giambattista Basile nel 1634,  di Charles Perrault nella seconda metà del XVII secolo e dei fratelli Grimm nel 1812 e decine e decine di adattamenti  nell’opera lirica, nel balletto, nel teatro e nel cinema (si pensi al favoloso ed omonimo film d’animazione prodotto da Walt Disney nel 1950 e al più recente lungometraggio live action del 2015) è una delle storie forse più conosciute al mondo. Vero e proprio patrimonio culturale.

E’ giusto quindi rendere omaggio a questa lunghissima tradizione con una nuova variante lirica dell’opera, pensata unicamente per le scuole.  Essa ha il sapore inconfondibile della spensieratezza, dell’armonia, della bellezza e suona alle orecchie degli alunni come un fantastico quanto innovativo inno all’Arte, che deve essere coltivata nella scuola sin dai primi gradi. Oggi più che mai, nell’epoca delle classi digitali, dello affanno per le competenze e, purtroppo, di scenari spesso violenti e meschini, aprirsi alla valorizzazione delle virtù e dei buoni sentimenti per mezzo del teatro è un’iniziativa brillante. Gli alunni delle scuole elementari e medie, ricchissimi di emozione e per questo molto più propensi ad incontrare ciò che di emozione parla, hanno così l’opportunità di trarre insegnamenti in maniera alternativa ma non per questo meno proficua ed efficace.

Cenerentola, con le sue melodie cantabili e coinvolgenti e con la rappresentazione dei valori universali – amicizia, amore, forza di volontà, tenacia, combattività – rintraccia adeguatamente le esigenze di un pubblico ad hoc e rende fede ad un compito grandioso: aiutare  e supportare il percorso di crescita dei ragazzi. Ne deriva che la funzione di quest’opera,  come del teatro e dell’arte più in generale, è sempre e comunque pedagogico-educativa, senza mai risultare eccessivamente complessa o inaccessibile.

Francesca Rotondo

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