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“Cena fra amici”… un film da rivedere 1000 volte

Silvia Di Conno 8 ottobre 2017 Commenti disabilitati su “Cena fra amici”… un film da rivedere 1000 volte
“Cena fra amici”… un film da rivedere 1000 volte

 

Il 5 ottobre in seconda serata sul canale Rai Movie è andato in onda il film “Cena tra amici” (Le Prénom), uscito nel 2012 e diretto da Alexandre de La Patellière e Matthieu Delaporte. Questa pellicola cinematografica francese è basata sulla pièce teatrale “Le Prénom”, scritta dagli stessi registi del film. La stessa piece teatrale è stata adattata da Francesca Archibugi e Francesco Piccolo e ha portato alla realizzazione del film “Il nome del figlio” nel 2015.

Il perno attorno a cui ruota questa cena tra amici è infatti il nome da assegnare al nascituro figlio di Vincent, invitato a cena dalla sorella Elisabeth (detta Babètte) e dal cognato Pierre, entrambi professori a Parigi e genitori di Apollin e Myrtille.

Approfittando dell’assenza della moglie Anna che li raggiungerà più tardi, Vincent decide di fare uno scherzo alla sorella, al cognato e Claude, un altro invitato alla cena, amico d’infanzia di Babètte e trombonista nell’Orchestre Philharmonique de Radio France. L’oggetto dell’inganno è il nome che lui e la moglie avrebbero in mente per loro figlio: Vincent finge infatti che Adolphe sia il nome da loro scelto, per via del protagonista di un romanzo ottocentesco scritto da Benjamin Constant.

Il cognato, colto democratico di sinistra e professore di letteratura, sembra quasi non controllare le sue reazioni sbottando che non è neanche pensabile scegliere un nome che abbia lo stesso suono del nome del Fuhrer Adolf Hitler. Tra una portata e l’altra di una cena i cui lembi sembrano essere tirati fino allo sfinimento si consuma questa conversazione tanto accesa quanto paradossale tra Vincent, Pierre, Claude e Babètte. Questi cercano di svegliare Vincent dalle sue manie di grandezza e dalla convinzione che l’uomo che suo figlio diverrà potrà conferire un nuovo suono al nome Adolphe.

Vincent entra talmente tanto nella parte che sta recitando che comincia a trovare ogni possibile appiglio sensato per corroborare la sua tesi, affermando che evitare di utilizzare il nome di Hitler equivarrebbe paradossalmente a deificarlo, rendendo persino il suo nome di battesimo apposto ad un’altra persona fonte di ignominia. Sostiene poi che quindi, ragionando nei termini in cui gli amici vogliono spingerlo a pensare, anche tanti altri nomi di dittatori, terroristi, assassini dovrebbero essere evitati: Joseph per via di Stalin, Pol per via di Pol Pot, Jack per via di Jack Lo Squartatore, Osama per via di Osama Bin Laden etc…

Tra una portata e l’altra di questa cena luculliana Vincent confessa a Claude dello scherzo, probabilmente per il mero gusto di condividere con qualcuno le risate che aveva represso fino ad allora.

L’arrivo di Anna, moglie di Vincent, farà poi precipitare la grottesca serata ad un punto di non ritorno: anche lei all’oscuro dello scherzo, non riesce a spiegarsi perché Pierre le si rivolga con astio e si arroghi il diritto di giudicare il nome con cui vogliono chiamare loro figlio.

Una serie di equivoci si intrecciano nella conversazione tra i due che si sbraitano contro semplicemente perché stanno parlando di due cose diverse, come due personaggi di una commedia plautina potrebbero fare. Quando la situazione sta degenerando, finalmente Vincent spiega a tutti il suo scherzo, ma ormai le tensioni che si sono create non sembrano più spegnibili perché Anna nella discussione di prima ha risposto a Pierre che non è certo disposta a lasciarsi dare lezioni sui nomi dei figli da uno che ha chiamato i suoi Apollin e Myrtille. Questa frase ha ovviamente provocato l’ira anche della moglie di Pierre che fino ad allora, invece, è stata troppo occupata ad assicurarsi di servire in modo impeccabile tutte le portate per sconcertarsi davvero.

L’esplosione della moglie di Pierre raggiunge il suo apice al telefono con la madre con la quale inizialmente recita la sua solita parte di donna perfetta che le circostanze della sua vita hanno fatto sì che le si affibbiasse, poi invece comincia a sbottare con una gradualità che ben rende la tensione nervosa accumulata da lei e dalle meschine discussioni che si sono accatastate le une sulle altre nel corso della serata: arriva infatti a gridare a telefono alla madre come abbia saputo che Claude sia il suo amante da un po’.

Le grida, la rabbia collettiva, gli attacchi reciproci, i tavoli infranti e il cibo per terra si ricomporranno solo con la nascita della figlia di Vincent e Anna e non più di un figlio, come tutti credevano. Questa nascita sembra chiudere quel vaso di Pandora del nome del figlio che, da essere uno scherzo, era stato la casuale causa scatenante dell’emergere di tutti i non detti in un gruppo di persone che si illudevano di conoscersi tra loro.

Silvia Di Conno

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