CELLULE STAMINALI: UN’INIEZIONE SALVA DALL’ICTUS

1477122773324-1511245961Quante volte abbiamo sentito parlare di cellule staminali? Originate dal midollo osseo, in virtù della loro totipotenza possono avere molteplici usi, dalla terapia leucemica alla riparazione tissutale.

Oggi se ne scopre un altro ancora: riparare i danni dell’ictus nel cervello. I ricercatori dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano hanno scoperto il meccanismo con cui le ‘cellule bambine’ neurali possono migliorare, e accelerare il recupero delle funzioni compromesse dall’ischemia cerebrale. Lo studio, condotto in modelli murini e pubblicato sul‘Journal of Neuroscience’, apre speranze per nuove terapie, anche se bisognerà aspettare un po’ per approvarle.

Il lavoro illumina su come le cellule staminali neurali, somministrate tramite un’iniezione nel sangue, siano capaci di raggiungere l’area cerebrale danneggiata e di indurre la sintesi di una proteina, VEGF (Vascular Endothelial Growth Factor) che velocizza i processi naturali di contenimento degli effetti neurotossici dell’ictus e promuove la plasticità cerebrale, grazie alla quale le aree sane che circondano la lesione si adattano per supplire alle funzioni perse.

“Ci sono già delle sperimentazioni in atto che prevedono il trapianto intracerebrale di cellule staminali fetali del cervello in pazienti con esiti da ictus ma queste sperimentazioni, ancora in una fase precocissima, si pongono come obiettivo quello di rigenerare tessuti oramai non funzionanti da tempo – spiega Martino – . Nel nostro caso si tratta di una terapia a base di staminali del cervello finalizzata a limitare i danni dell’ictus nella sua fase più precoce e cioè dopo pochi giorni dal danno . In questo modo pensiamo di aumentare le possibilità di recupero del tessuto danneggiato considerando che a poche ore dall’ictus molte cellule sono sofferenti ma non ancora morte”.

Va ricordato però che ci vorrà tempo per avere una terapia sui pazienti. “Dobbiamo sempre ricordare che si tratta di uno studio in un modello animale e che l’applicazione nell’uomo richiede sicuramente ulteriori studi e conferme – conclude Di Lazzaro –  e quindi un percorso di ricerca che potrebbe essere ancora molto lungo”. Del resto, la medicina non è altro che un insieme di inizi.

 Francesca Morga
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