Caro Renzi, alla sua lettera agli insegnanti io rispondo così…

palazzo-chigi-150513183102Ill.mo Presidente Renzi,
raccolgo l’invito a scriverLe per esprimere pareri sul ddl in discussione al Parlamento, che era contenuto nella Sua recente lettera agli insegnanti. Dubito fortemente che questa mia possa superare il poderoso filtro degli addetti al Suo ufficio stampa e che poi Lei abbia mai il tempo di leggerla (richiede qualche minuto in più di un tweet…); ma voglio illudermi per un attimo che ciò avvenga.
Vede: non sono nella numerosa schiera dei suoi acerrimi detrattori per un semplice, ingenuo motivo: anch’io a suo tempo ho pronunciato – come Lei – la promessa scout, dunque ho promesso di rispettare la Legge scout – quella che al primo articolo recita: “La guida e lo scout pongono il loro onore nel meritare fiducia”. Perciò non riesco a evitare di concederLe il beneficio che le Sue scelte politiche – benché discutibili – siano inscritte nell’orizzonte dell’onorevolezza.
Insegno da dieci anni in una scuola paritaria: sono stato chiamato a insegnare in questa scuola dal dirigente scolastico, ho superato l’anno di prova, quindi la mia assunzione è stata confermata a tempo indeterminato. In qualche modo la vicenda mia e delle migliaia di colleghi che insegnano nel comparto privato, prefigura in parte ciò che avverrà nella scuola statale se dovesse passare il ddl così com’è attualmente impostato: il dirigente chiama gli insegnanti “funzionali” al piano (triennale) dell’offerta formativa della sua scuola. Se questo modo di procedere potrà elevare la qualità formativa della scuola italiana, ben venga. E però ci sono delle differenze sostanziali con il caso che mi riguarda…
Il dirigente a suo tempo mi ha scelto e chiamato perché riteneva che il mio profilo umano e professionale fosse coerente con l’identità della scuola (parliamo di una scuola cattolica): capisce bene che c’è una profonda differenza con il concetto di “organico funzionale alle esigenze dell’autonomia”, le quali possono – giustamente – cambiare e per legge dovranno essere ridefinite ogni tre anni. Una volta assunto nella scuola dove presto servizio, invece, io ho contribuito a definire di volta in volta l’offerta formativa e la scuola a messo a valore le mie competenze. Dunque, mi sgomenta alquanto l’idea che – eventualmente assunto nel pubblico – io debba risultare “funzionale” a un progetto – e quando questa “funzionalità” dovesse venir meno, dovrò andare a bussare alle porte di qualche altro dirigente, sperando che in qualche scuola ci sia una casella che io possa riempire… Mi sembra un ribaltamento dei valori che finora hanno connotato la mia esperienza lavorativa.
Ma ammettiamo pure che questa mia percezione sia sbagliata e che questa grande novità incentivi la qualità della classe docente (e non la deprima…); c’è però dell’altro. Mercoledì scorso un quotidiano solitamente poco tenero verso le politiche del Suo governo ha pubblicato una riflessione estremamente misurata e ponderata sul progetto di riforma, decisamente più autorevole di queste mie note perché firmata da un dirigente scolastico di lungo corso (Serve autonomia non sceriffi di Gianni Oliva ne “Il fatto quotidiano” del 13/5): la condivido fin nelle virgole. Non so se sia corretto parlare di dirigente-sceriffo: a me sembra piuttosto prefigurarsi un dirigente-superman perché, alla mole di incombenze cui già deve provvedere (chieda a sua moglie e alla mamma del ministro Boschi…), si aggiungerà il delicatissimo e spinoso compito di selezionare “l’organico funzionale”… E dunque mi chiedo: quando e come potrà adempiere a questo nuovo compito?… Nelle aziende private di media grandezza la selezione del personale è generalmente delegata a un professionista che dedica il suo tempo esclusivamente a questo. I dirigenti attualmente in servizio hanno la competenza per selezionare il personale?… Un dirigente abilitato in scienze motorie (ne conosco di ottimi) sarà in grado di selezionare adeguatamente un docente di lettere o di francese?… E quanto peserà nella selezione il modo di stendere i curricula che inonderanno le scrivanie dei poveri dirigenti? E chi controllerà che quanto dichiarato nei curricola corrisponda al vero? Il dirigente come potrà soppesare l’effettivo valore, in termini di professionalizzazione del candidato-docente, dell’attestato rilasciato dall’agenzia di formazione XY? Ma esiste attualmente qualche altra figura dirigenziale nella nostra pubblica amministrazione che esercita tale gravosa mansione?… E il docente che si senta ingiustamente escluso da una selezione, potrà appellarsi a un soggetto terzo, o le decisioni del dirigente saranno assolutamente inappellabili – con il rischio così di ingenerare sospetti di favoritismi?…
Sono alcuni dei dubbi che sorgono alla lettura del testo del ddl.
Così come mi lascia profondamente perplesso il fatto che da quel testo sia quasi del tutto scomparso il riferimento al collegio docenti: il termine ‘collegio’ compare solo due volte, l’espressione ‘comunità scolastica’ due, la parola ‘collegialità’ non è mai adoperata (a fronte delle 28 occorrenze di ’dirigente’…). I critici feroci avrebbero buon gioco di dire che questa rischia di essere una scuola di tanti singoli in competizione tra loro per difendere, agli occhi del dirigente-superman, “l’orticello della propria funzionalità”…
Infine, c’è la questione della mega-assunzione dei “centomila”: sembra tanto una promessa elettorale in vista della scadenza del 31 maggio… In ogni caso tale annuncio non può che creare un clima di grande incertezza non solo nei docenti precari “appesi” alla promessa, ma nelle stesse scuole – a poco più di tre mesi dall’avvio del nuovo anno scolastico. Lei potrà rassicurare: sarà tutto chiarito dai decreti attuativi e dalle circolari ministeriali. Ma ha idea, Presidente, di quanto sia elefantiaca la burocrazia del Ministero dell’Istruzione e di quanto sia inadempiente rispetto alle scadenze che lei stessa proclama? Chieda a Sua moglie e alla mamma del ministro Boschi…
Anche io son “tra color che son sospesi”: forse rientrerò nei “centomila”, forse no… Chi può dirlo oggi?… Ho sempre atteso la chiamata nel pubblico non perché mi trovi male nella scuola in cui insegno, ma per dare una maggiore stabilità alla mia professione e non essere costantemente sotto la spada di Damocle delle iscrizioni (che determinano la sopravvivenza delle scuole private al di là della qualità formativa delle stesse); ho atteso questa chiamata anche con il desiderio di entrare in un’organizzazione più ampia, dove la maggiore possibilità di confronto sia incentivo per la crescita professionale… Istanze – queste – sicuramente presenti nel ddl, insieme però a tante ombre…
Resta da sperare che da questo accelerato processo di riforma venga fuori una scuola davvero “buona”. Aggiungo la speranza che i valori che hanno accompagnato la Sua formazione, siano la bussola delle delicate scelte che si trova a compiere. E che tali scelte siano sempre improntate all’onorevolezza.
Buona strada!
Lettera firmata
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Antonio Curci

Antonio Curci

Direttore Responsabile

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