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“Il capitale umano” di Paolo Virzi

Silvia Di Conno 13 Ottobre 2017 Commenti disabilitati su “Il capitale umano” di Paolo Virzi
“Il capitale umano” di Paolo Virzi

 

Il 10 ottobre in prima serata su Rai Movie è andato in onda il film del 2013 “Il capitale umano”, diretto da Paolo Virzì e tratto dall’omonimo romanzo di Stephen Amidon.

La storia comincia “in medias res”: un uomo che ha appena terminato di lavorare come cameriere ad un evento tenutosi in una scuola privata è investito da un SUV.

L’obiettivo del regista sembra essere quello di far assumere allo spettatore la stessa prospettiva che potrebbe avere un narratore onnisciente che è tale in quanto conosce nei minimi particolari tutti i retroscena delle vicende; dopo l’incidente, infatti, si avvia la digressione a sei mesi prima per fare chiarezza sui presupposti della tragedia, vista dai vari punti di vista di tutti i personaggi che vi sono coinvolti: il film è infatti diviso in capitoli, ognuno corrispondente alla prospettiva di ogni personaggio narrante.

Il primo capitolo è dedicato a Dino Ossola (Fabrizio Bentivoglio), agente immobiliare separato e convivente con una compagna di nome Roberta (Valeria Golino), psicologa incinta di due gemelli. Facente parte della classe media, egli approfitta del fatto che sua figlia Serena sia fidanzata con Massimiliano Bernaschi per avvicinarsi a questa prestigiosa famiglia, in modo da tentare l’ascesa sociale. Dino cerca a tutti i costi di farsi benvolere da Giovanni (Fabrizio Gifuni), padre di Massimiliano, per divenire suo socio: pur di non sfigurare dinanzi ai suoi occhi, infatti, investe tutto ciò che ha e in più chiede un prestito alla banca.

Il secondo capitolo è dedicato alla ricca ma irrealizzata e depressa Carla, la signora Bernaschi (interpretata da Valeria Bruni Tedeschi). Ella cerca di dare un senso al vuoto della sua vita focalizzandosi sull’obiettivo di restauro del teatro della città che altrimenti cadrebbe in distruzione: questo rappresenta infatti l’unico appiglio che permette a Carla di ricordarsi del suo ormai dimenticato passato da aspirante attrice di teatro che stava avviando la sua carriera. La donna suscita pietà anche in Serena che, infatti, pur di non darle dispiacere, finge di essere ancora fidanzata con il figlio Massimiliano.

Nel terzo capitolo cominciano a chiarirsi i retroscena dell’incidente perché la protagonista di questa sezione narrativa è Serena Ossola, figlia di Dino. La ragazza, infatti, si trova ad essere coinvolta nell’incidente perché quella sera è andata con il suo nuovo ragazzo Luca a prendere il suo ex Massimiliano da una festa per riaccompagnarlo a casa, visto che – come le avevano preannunciato i suoi amici al telefono- essendo ubriaco, non era nelle condizioni di guidare. Il cameriere sopra citato è investito dal SUV di Massimiliano quella sera: questa è la ragione per cui nel quarto capitolo, intitolato “il capitale umano”, la polizia nell’indagare sull’incidente si imbatte in prove che inevitabilmente incastrerebbero il ragazzo.

Serena conosce la verità ma, essendo in una posizione difficile, non rivela alla polizia chi sia il colpevole e, al contrario, fa di tutto per nasconderlo, lasciandosi lacerare dal senso di colpa, dalla paura e dalla disperazione. È questa l’occasione che le permetterà di migliorare il proprio rapporto con Roberta, sua matrigna e psicologa del suo nuovo ragazzo Luca, costretto a fare sedute di psicoterapia perché, in quanto minorenne, ha assunto al posto dello zio la colpa di essere uno spacciatore.

La disperazione di Luca è così vuota e nera che il ragazzo non vede alcuna possibilità di via di uscita, credendo di essere destinato ad essere condannato ad un’inaggirabile sfortuna e ora protetto solo dall’amore di Serena.

La verità, come sempre, si svelerà in modo del tutto casuale grazie al padre di Serena che, grazie a questa fortunata scoperta, potrà risolvere ambo i problemi che lo affliggono: avere la prova dell’innocenza della figlia e avere l’occasione per ricattare la famiglia Bernaschi. Egli, infatti, promette di fornir loro la prova che ha trovato a patto che gli siano ridati indietro i soldi che aveva investito per divenire socio di Giovanni Bernaschi e in più il 40% di interessi pattuito al momento degli accordi.

Eccezionale risulta essere la struttura della pellicola cinematografica, volta a mettere in luce come i tre personaggi protagonisti dei tre capitoli aprano ognuno una finestra diversa nel guardare gli stessi eventi, considerati quindi in ogni capitolo sotto da uno sguardo differente. Sono numerosissime infatti le scene che si ripetono in modo che siano inquadrate anche a livello scenico da telecamere che assumano l’angolatura del personaggio allora protagonista.

Perfettamente riuscita nella misura in cui riesce a godere di grande credibilità è la focalizzazione sui diversi contesti sociali che è così realistica da non scadere in grotteschi stereotipi, sebbene siano rappresentati tutti gli strati sociali con le caratteristiche che sono loro comunemente associate: il lusso patinato della villa dei Bernaschi, l’appartamento di gente comune degli Ossola, lo squallore del quartiere popolare in cui Luca vive con lo zio. In altri termini, le situazioni e i modi di fare associati ad ogni ambiente sono sì prevedibili, ma superano la quasi impossibile impresa di non divenire così stereotipati da tramutarsi in caricature di loro stessi. Molto credibili sono anche le conversazioni e i modi di relazionarsi tra loro dei ragazzi fra i quali le differenze sociali sembrano divenire soggiacenti perché sublimate in comuni modi di fare e di dire.

Il ricevimento a casa Bernaschi è la suprema patinata “pezza a colori” posta dalla ricca famiglia per far scivolare in calici di champagne e aragoste il ricordo sia della tragica vicenda in cui è stata coinvolta sia dell’arricchimento ottenuto tramite speculazioni sulla rovina economica del paese. La signora Bernaschi guarda disincantata dalla finestra quegli ospiti che si mostrano dimentichi e felici e con disillusa amarezza ricorda al marito la verità.

È nei titoli di coda che si ha la spiegazione esplicita del titolo del film, prima rimasta solo ad un livello implicito: se è già emerso che il valore di una persona nelle società neoliberali è stimato sulla base della sua produttività a livello economico e quindi sulla conseguente considerazione sociale di cui gode, alla fine si può assistere nella pratica alla raccapricciante applicazione di questo principio. Si apprende infatti sia che l’assicurazione del SUV di Massimiliano ha pattuito con la famiglia del ciclista un risarcimento di € 218.976 sia come questa somma sia stata stabilita: importi come questi vengono calcolati sulla base della valutazione di parametri specifici quali “l’aspettativa di vita di una persona, la sua potenzialità di guadagno, la quantità e la qualità dei suoi legami affettivi. I periti assicurativi lo chiamano il capitale umano”.

 

Silvia Di Conno

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