Botticelli – Inferno

«Sandro Botticelli, Dante Alighieri, un segreto custodito da secoli nei disegni dellartista, più inquieto del rinascimento, unavvincente indagine attraverso lEuropa per svelare lenigma della mappa dellInferno Dantesco»
Tratto dal trailer di Botticelli-Inferno

sandro_botticelli_-_la_carte_de_lenfer1Il documentario Inferno-Botticelli, trasmesso nei cinema italiani dal 7 al 9 novembre 2016, è un affascinante resoconto su uno dei più famosi pittori italiani rinascimentali: Sandro Botticelli. Universalmente riconosciuto per aver dato lustro alla più florida capitale dell’epoca- Firenze – quest’uomo fece parte di quell’entourage di geniali artisti che permise alla città del giglio di rifiorire dalle brutture medioevali. Riscoprendo e valorizzando l’Arte nelle sue poliedriche forme e perseguendo i canoni ideali di Bellezza, Firenze sfidò così l’eternità e mostrò ai posteri la sua infinita potenza.

Prodotto da TV Plus Productions Germany e curato nella regia e nella sceneggiatura da Ralph Loop, questo film non si limita ad essere un affresco storico dell’illustre Alessandro di Mariano di Vanni Filipepi (questo il vero nome del pittore), ma si impone all’attenzione come un’indagine, tanto attuale quanto appassionante, sull’intimo legame che lo unisce ad un’altra gigantesca personalità fiorentina, vissuta oltre un secolo e mezzo prima di lui: Dante Alighieri, autore dell’immortale Divina Commedia.

Pittura e Poesia si intrecciano in maniera tanto indissolubile in questa pellicola da tendere potentemente le corde dell’anima. I versi con cui il sommo poeta vate descrisse il suo pellegrinaggio ultraterreno nel primo dei Tre Regni dell’Oltretomba – il luogo della miseria morale in cui versa l’umanità decaduta e privata ormai della Grazia divina – hanno per lungo tempo veicolato un implicito codice morale da seguire e plasmato, forse in maniera assoluta, l’immaginario collettivo sul mondo dopo la morte. Dal canto suo Botticelli, negli che incorrono tra il 1490 e il 1497, si fece interprete appassionato dei passi della Commedia, rendendoli magnificamente in forma pittorica e dando così una veste di concretezza a semplici versi. L’insieme di queste decine e decine di  illustrazioni su pergamena è una sottospecie di fumetto rinascimentale sulla discesa negli inferi di Dante e Virgilio, conservata in parte presso il Gabinetto delle stampe del Staatlische Museen di Berlino e in parte presso la Biblioteca Vaticana. Questa accattivante produzione cinematografica ha dedicato ampio spazio alla rappresentazione di quella che, per gli studiosi, sarebbe dovuta essere la copertina di quel prezioso libro: la mappa a colori dell’Inferno. Talmente precisa, fedele all’opera ed intensa da necessitare dell’”occhio elettronico” di uno scanner professionale e di copie in formato digitale per poterla studiare nel dettaglio. Solo in questo modo ci si è potuti addentrare nel mistero di Botticelli, confrontandosi con i significati reconditi di questi meravigliosi ed oscuri disegni.

Ciò che maggiormente stupisce di questo documentario è l’impronta data da Ralph Loop. Nonostante egli narri con dovizia di particolari, tramite la voce e le parole di innumerevoli professionisti che si alternano sulla scena, la grandezza e l’immensa portata artistica del pittore fiorentino, non lo riduce a ciò che è comunemente risaputo su di lui. Botticelli, per tutti ragazzo nato nel 1445 da una famiglia modesta, ultimo di quattro figli, “tirocinante” presso la bottega del fratello Antonio e poi uomo ispirato da una vocazione impossibile da reprimere, apprendista del famoso Filippo Lippi, produttore autonomo di pitture di prim’ordine, artista su commissione per la famiglia de’ Medici, autore dei grandiosi affreschi della Cappella Sistina e di immortali opere di stampo mitologico quali la Primavera e la Nascita di Venere, possiede anche un lato inedito ed occulto, a tratti oscuro, sconosciuto ai più e reso magnificamente nella rappresentazione dell’Inferno.

Loop, con l’occhio critico di svariati esperti, analizza i disegni di Botticelli e ne svela la profonda inquietudine e l’innegabile tensione esistenziale. Lo schermo rimanda così l’immagine di un uomo che predilige la raffigurazione minuziosa dei supplizi eterni alle classiche figure femminili eleganti, idealizzate, armoniche, memori dell’epoca classica.  Le innumerevoli immagini da lui create, forse, fungono da “corrispettivo figurato” del suo Io più autentico, perché incarnano perfettamente i tormenti di un uomo – e di un’intera società – sospesi tra Medioevo, Umanesimo e Rinascimento, in bilico tra razionalità e difficoltoso rapporto col peccato, il Divino in terra, la morale e l’Aldilà.

Il lavoro di Loop si impone al pubblico anche come un incredibile viaggio in Europa, dimostrando che un singolo uomo è in grado di legare indissolubilmente la storia di paesi diversissimi tra loro: Gran Bretagna, Germania e Italia sono tutte protagoniste in questo film. A ciò si aggiunge un’altra nota di merito: il montaggio. Alternando melodie dolci e cadenzate a composizioni a metà tra l’esoterico, il thriller e l’apocalittico, connettendo le “incursioni” di critici d’arte a commenti di persone comuni, fondendo abilmente  storia ed attualità,  impastando immagini paesaggistiche mozzafiato a realtà urbanistiche, si ottiene un prodotto audiovisivo invidiabile.  In questo modo il film, pur caratterizzato da un ricchissimo ventaglio di informazioni storiche che può intimorire, spiazza per la forza persuasiva dell’Arte e per l’aura di assoluta sacralità che impregna l’atmosfera.

Francesca Rotondo

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