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Bari: è San Giovanni Crisostomo la chiesa più antica della Città

Antonio Calisi 22 marzo 2018 Commenti disabilitati su Bari: è San Giovanni Crisostomo la chiesa più antica della Città
Bari: è San Giovanni Crisostomo la chiesa più antica della Città

Chiesa di San Giovanni Crisostomo – Bari

Parrocchia cattolica di rito bizantino greco

A Bari, nella chiesa di San Giovanni Crisostomo, in Arco San Giovanni, a pochi passi dal castello normanno-svevo e dalla Basilica di San Nicola, ha vita una comunità cattolica di rito bizantino, a testimonianza dello stretto legame che Bari ancora conserva con il suo passato.

È la più antica chiesa di Bari ed è una comprovata testimonianza dei luoghi nicolaiani dato che in una delle quattro Cronache della Traslazione delle reliquie di San Nicola, precisamente nella Leggenda di Kiev, la chiesa di San Giovanni “Prodromos”, vicina al mare, viene indicata come primo luogo di deposizione delle reliquie; certamente si tratta proprio della chiesa di San Giovanni in seguito intitolata al Crisostomo: «Videro i Baresi che stavano arrivando con le reliquie di S. Nicola da Myra, e tutti i cittadini uscirono per andargli incontro, uomini e donne, dai piccini ai grandi, con candele e incensieri, e le accolsero con gioia e onore grande; e le posero nella chiesa di S. Giovanni il Precursore presso il mare».

Nonostante le poche informazioni delle fonti documentarie medioevali possiamo ritenere che le origini di questa chiesa risalgono al 1032, anno in cui il catapano del Thema di Longobardia Photos Argyros (dal luglio 1029 fino a giugno 1032) la fece edificare in località “puteum Greci”, fuori dalle mura della città. All’epoca l’area non risultava intensamente urbanizzata, era circondata dalla corte del Catapano, da un giardino e da un appezzamento di terreno destinato ad aria cimiteriale. Quest’area era a ridosso delle mura successivamente sostituite da una serie di monasteri che facevano da corona al lato ovest della città (Santa Chiara, San Francesco della Scarpa, Santa Teresa delle Donne, San Pietro e Santa Scolastica).

Nel 1091 venne venduta insieme alle sue pertinenze da tale Passaro all’arcivescovo Elia (lo stesso che curò la costruzione della cripta della basilica di San Nicola). Il Beatillo scrive che la chiesa venne donata da Ruggero II al monastero della SS.ma Trinità di Cava dei Tirreni; viene successivamente ricordato, in documenti del XV, XVI e XVII secolo, quale cappella di ius patronatus della famiglia De Alifio, estintasi nel XVI secolo. La chiesa fu giuspatronato della famiglia Calò Carducci (già proprietaria dell’omonimo palazzo in piazza del Gesù) e Tresca Carducci (quest’ultima poi estinta), tra le più illustri e antiche della città, fino al 1955. Il 5 maggio del 1957 l’arcivescovo di Bari Enrico Nicodemo la costituì parrocchia di rito bizantino, affidandola alla comunità greca locale che ne cambiò la dedica in San Giovanni Crisostomo. Il 18 novembre 1964 vi fu una dichiarazione integrativa della Sacra Congregazione per le Chiese orientali con la quale si estendeva la giurisdizione del Proistamenos sui fedeli del medesimo rito che dimoravano in tutta la Puglia e nella provincia di Matera. L’ 11 novembre 1986, con decreto del Ministero dell’Interno si ebbe, da parte dello Stato, il riconoscimento civile.

La facciata è composta da conci squadrati in pietra calcarea e termina con una cuspide interrotta a destra dalla presenza di un campanile a vela. Il portale, collocato in posizione centrale, è incorniciato da un arco con motivi a punta di diamante quasi totalmente rifatto sulla base di frammenti originari. Una finestra rettangolare posta in alto in posizione centrale riprende, nella cornice, lo stesso motivo decorativo del portale, anch’esso riproposto partendo da pochi frammenti originari superstiti.

L’interno è a navata unica coperta da capriate lignee. Sulla parete destra affiorano due archi a tutto sesto che poggiano su capitelli posti alla quota dell’attuale pavimento. Ciò fa ritenere che il livello originario dovesse trovarsi qualche metro al di sotto dell’odierno calpestio e che i due arconi sono quanto rimane dell’originario edificio. La chiesa, infatti, nella sua struttura originaria, era formata da tre navate: il primitivo impianto terminava con un’abside a cui fa esplicito riferimento documento del 1091. Gli interventi della seconda metà del XIII sec. che portarono il sollevamento della chiesa all’attuale livello, la ridussero ad un’unica navata, coperta da una volta a botte unghiata. A sinistra della navata è collocata una lastra in pietra del sec. XI che raffigura un leone alato ed un grifo che atterrano rispettivamente un caprone ed un cinghiale: essi si dispongono simmetricamente ai lati “dell’albero della vita”, il cui vertice racchiude una piccola croce bizantina. Il presbiterio, di struttura tardo medioevale che si affaccia nell’aula ecclesiale con un ampio arco ogivale, è coperto da una volta a crociera costolonata. Al centro della navata vi era una botola di accesso che portava ai locali sottostanti dove riposavano le spoglie di Cesare Calò Carducci del Sovrano Ordine di Malta (ultimo membro della famiglia sepolto all’interno della città). Sulla parete di sinistra una lapide teneramente rammenta la vicenda della giovane Cecilia Carducci, deceduta a 34 anni il 24 giugno del 1709 nel dare alla luce il figlio Giuseppe.

Con l’affidamento della chiesa alla comunità di rito bizantino, l’altare maggiore di stile barocco fu sostituito con uno a forma quadrata, preceduto da una iconostasi dipinta in tre ordini: nella parte superiore sono raffigurati i santi Apostoli che fanno da corona all’icona posta al centro dove è raffigurata la Deesis, cioè la supplica, con il Cristo in trono a ai lati la Madre di Dio e san Giovanni il Battista che rivolgono suppliche in favore dei fedeli, scene delle feste dell’anno liturgico distribuiti in pannelli e in quella inferiore quattro figure ieratiche: il Cristo Pantocrator, la Madre di Dio, San Giovanni Battista e San Giovanni Crisostomo. Al centro dell’abside vi è una tela della Madonna con le mani volte in alto ed il Divino Infante sul petto a firma di M. Buono 1968. Sulle porte diaconali sono dipinti due arcangeli e sulle porte regali è raffigurata l’Annunciazione.

Dopo la seconda guerra mondiale, si ebbe un maggior flusso di profughi greci, non solo nel capoluogo, ma anche in altre città della Puglia; per la loro formazione religiosa fu inviato a Bari, come responsabile dei fedeli di rito orientale, il papas Giuseppe Ferrari della Eparchia di Lungro su designazione della Santa Sede.

Le successive generazioni hanno sempre considerato la parrocchia di San Giovanni Crisostomo come la propria, trovando in questa piena accoglienza, disponibilità e conformità alle loro tradizioni e usanze liturgiche. Con la formazione delle nuove famiglie, i fedeli non si trovano più tutti riuniti nel medesimo rione, anche se il Villaggio Trieste rimane sempre un punto di riferimento. Della loro presenza si interessa il parroco con visite che sono sempre ben gradite.

Nell’ambito parrocchiale collabora l’Associazione Italo-Ellenica “Pitagora” che organizza gemellaggi con il mondo greco. Nel corso dell’anno si svolgono anche delle feste con la presenza di gruppi folkloristici ellenici per far in modo che i partecipanti possano vivere usi e costumi della loro provenienza.

Sotto l’aspetto culturale la parrocchia si serve della rivista La Fiaccola: diversi sono stati gli argomenti sin ora trattati, in particolare aspetti della liturgia bizantina per dare la possibilità ai fedeli di comprendere meglio il loro significato.

Per motivi di commercio, di studi e di altre attività sociali, la città di Bari, protesa verso l’oriente, è stata sempre approdo di genti proveniente dall’Est e la parrocchia costituisce in sé una ricchezza per la città di Bari poiché essa rappresenta l’unità nella diversità in cui l’esperienza ecumenica diventa trasparente nel momento in cui la Chiesa trascende le mentalità puramente storiche, logiche e formali, nella profonda convinzione che le due Chiese, la Cattolica e l’Ortodossa, sono “sorelle”, evitando ogni forma di proselitismo.

L’importanza che riveste l’esistenza della parrocchia di San Giovanni Crisostomo va anche ricercata nella considerazione di essere valutata come un esperimento da parte dei cristiani cattolici e ortodossi, i quali si chiedono quale sarebbe la loro condizione se venisse il felice tempo dell’unione.

Dal 1991, a motivo della caduta del Comunismo, molti cattolici di rito bizantino e ortodossi sono giunti in città per ragioni di lavoro provenienti dall’Albania, Georgia, Romania e Ucraina, di conseguenza moltissimi sono restati a Bari mettendo su famiglia sposando cattolici e battezzando i loro figli per scelta nella chiesa di San Giovanni Crisostomo, poiché vedono in essa una presenza che possa rispondere ad una ecumenicità di fatto vissuta all’interno della loro famiglia.

Grazie alla presenza dell’Università di Bari, molti sono gli studenti provenienti dalla Grecia ai quali la parrocchia offre un sostegno spirituale senza entrare in merito a questioni confessionali.

È utile evidenziare un’importante presenza di Italo-albanesi originari dei territori della diocesi di Lungro (CS) e di Piana degli Albanesi (PA) che frequentano la Parrocchia per mantenere viva la loro fede e le loro tradizioni.

Antonio Calisi

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