Bari città ecumenica ieri e oggi: Cattolici e ortodossi

Si potrebbe pensare che i rapporti con la Chiesa ortodossa siano diventati automaticamente più “facili”, una volta edificata la chiesa russa a Bari; ma non fu così.

Infatti, si deve ai canonici della Basilica di San Nicola la costruzione di una relazione solida e stabile con il Patriarcato di Mosca, così come con quello di Costantinopoli e gli altri patriarcati ortodossi, nell’ultimo secolo; gli stessi inizialmente si erano mostrati poco inclini a un’apertura totale verso gli orientali, consapevoli delle ostilità storiche mai del tutto sopite agli “alti livelli”, ma infine ha prevalso la spinta al dialogo.

Fu il Pontefice Pio XI (1922-1939) a galvanizzare il movimento ecumenico nel 1928, incitando cattolici e ortodossi al dialogo nell’enciclica Mortalium animos: tale dialogo risultava ancor più importante se si considerava la situazione dei fedeli russi, per niente facile dopo la rivoluzione bolscevica e l’“ateizzazione” della nazione russa.

La volontà del dialogo effettivamente non mancava; tuttavia in quegli anni il clero cattolico era convinto che l’unione andasse interpretata come ritorno degli ortodossi alla “vera” fede, e non come una relazione paritetica.

In ogni caso, i canonici della Basilica di San Nicola risposero con entusiasmo all’appello lanciato dal Papa per “salvare la Russia”.

In questa atmosfera creatasi nella prima metà del ‘900, definita “pre-ecumenica” da padre Gerardo Cioffari, si insediarono i frati domenicani nella Basilica di San Nicola, per volere del Papa Pio XII (1939-1958). I primi anni dei domenicani furono caratterizzati da un’attività di “basso profilo”: erano necessari interventi per restituire alla chiesa un’immagine fisica, spirituale e culturale degna del suo ruolo, prima di riprendere con i grandi eventi. I risultati concreti non si fecero attendere: la storica rivalità tra la Basilica e la Cattedrale cittadina iniziava finalmente a trasformarsi in collaborazione. Fu proprio padre Enrico Nicodemo (Riccardi, 1989), arcivescovo di Bari dal 1953 al 1973, a riaccendere la fiamma del dialogo ecumenico: nel marzo 1957, annunciando il ritorno delle ossa di San Nicola nella sua urna dopo i lavori di restauro, egli affermò che “San Nicola non è il santo di Mira o di Bari, dell’Oriente e dell’Occidente, ma è il Santo di tutta la Cristianità”; mentre la Basilica “pare un punto d’incontro dell’Oriente con l’Occidente, una forza potente di reciproco richiamo”.

Il 6 novembre del 1964 giunse in Basilica il chierico russo Liverij Voronov, reduce dal Concilio Vaticano II, un evento-chiave nella storia della Chiesa moderna.

I Padri domenicani approfittarono della presenza del sacerdote russo, chiedendogli di portare al patriarca di Mosca Alessio II un pezzo della cassa in cui i marinai baresi avevano trasportato il corpo di San Nicola nel 1087. Il patriarca fu riconoscente ai baresi per questo dono, tanto quanto i fedeli russi: a dimostrazione di questo, circa cinquant’anni più tardi, lo stesso pezzo di legno sarebbe volato nello spazio insieme agli astronauti della navicella Sojuz TMA-19. L’anno seguente l’arcivescovo Nicodemo partecipò a un altro evento di grande rilievo nella storia della Chiesa (o meglio, delle Chiese): la rimozione delle scomuniche che cattolici e ortodossi si erano inflitti ai tempi del Grande Scisma.

L’anno successivo, nella Basilica di San Nicola avvenne qualcosa di rivoluzionario: l’apertura di una cappella orientale, nella cripta, con tanto di iconostasi e tutti gli elementi tipici di una chiesa ortodossa. Alla cerimonia partecipò il cardinal Giobbe in qualità di ambasciatore del Papa, e rappresentanti di rilievo della Chiesa ortodossa, oltre che l’arcivescovo Nicodemo.

Il 26 febbraio 1984, ancora un altro evento straordinario: la visita di Papa Giovanni Paolo II. Dopo aver celebrato la liturgia alla Fiera del Levante, il pontefice si è recato in visita alla Basilica cittadina, dove ha dato il suo omaggio personale alla lampada uniflamma, simbolo della rinnovata unione tra Cristiani, insieme al metropolita di Mira, Chrysostomos Konstantinidis, e al nuovo vescovo cittadino, padre Mariano Andrea Magrassi (1977-1999).

Per gli abitanti della città è ormai diventata un’abitudine imbattersi nella celebrazione delle liturgie domenicali celebrate secondo il rito bizantino, sempre nella cripta del Santo, e non è insolito nemmeno incontrare vescovi ortodossi in città.

Massimo Castellana

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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