Bari città ecumenica ieri e oggi: Barlaam di Rostov, il primo pellegrino russo in visita a Bari

I rapporti di Bari con l’Oriente continuavano ad espandersi e a modificarsi sempre più nel Medioevo. La città ritornò in mano ai Bizantini per un breve periodo, ma nel 1156 fu di nuovo il turno dei Normanni: essi non si limitarono a conquistarla, questa volta, ma la rasero letteralmente al suolo. Lo storico medievale Hugo Falcando riportò con queste parole l’accaduto: “Così la città più potente della Puglia, celebre per la gloria, piena di ricchezze, superba per la nobiltà dei cittadini, mirabile per la costruzione dei suoi edifici, giace ora trasformata in un mucchio di pietre.”

Tra il 1226 e il 1251 fu arcivescovo a Bari Marino Filangieri.

Uomo dalla personalità energica, questi entrò fin da subito in conflitto con il clero cittadino di rito orientale, arrivando addirittura a scomunicare tutti gli ecclesiastici della Basilica Nicolaiana. Il Filangieri emanò anche una normativa rigida sull’osservanza dei riti cattolici nella sua diocesi, con regolamenti che intendeva estendere all’intero territorio longobardo in Italia.

Tale iniziativa suscitò proteste, e il caso venne presto portato di fronte al Papa: grazie alla mediazione svolta da quest’ultimo, la tensione tra Cristiani occidentali e orientali si allentò; anzi, per questi ultimi il clima in città fu ancor più favorevole, dopo che vi si insediarono gli Angioini, nel 1266.

Cacciati definitivamente dalla città i Normanni, la Basilica di San Nicola visse la sua epoca d’oro grazie ai nuovi dominatori, diventando sempre più rinomata nel mondo orientale.

I primi slavi ad omaggiare la città di Bari e il suo patrono furono i Serbi, il cui regno occupava buona parte della penisola balcanica nel Medioevo.

Lo zar di Serbia Stefano Uroš II Milutin e alcuni suoi successori, tra cui Uroš III Dečanski, donarono molte icone preziose alla Basilica barese; l’icona offerta da quest’ultimo venne in seguito posizionata nella Basilica inferiore (o cripta), e si può ammirare ancora oggi alle spalle dell’altare.

Intorno alla metà del XV secolo, invece, fu un coraggioso monaco russo a recarsi in pellegrinaggio a Bari, per visitare il Santo e la città misteriosa di cui tanto si cantava in Russia. Occorre sottolineare che, nel frattempo, la Chiesa ortodossa di Russia aveva proclamato la propria autocefalia (o indipendenza) dal patriarcato di Costantinopoli, nel 1448: il centro del nuovo potere religioso si trovava a Kiev, mentre quello politico ora si era spostato a Mosca.

Fonti russe del XVIII secolo testimoniarono che nel 1460 avvenne il primo pellegrinaggio di un fedele russo a Bari; o meglio, il primo pellegrinaggio di cui abbiamo notizia oggi, dal momento che nessuno storico ne ha menzionati altri.

Barlaam, il monaco russo cui avevo accennato poc’anzi, proveniva da Rostov Velikij (= La Grande), una cittadina situata a nord-est di Mosca; la città esiste ancora oggi, e non è da confondere con Rostov-Na-Donu, ubicata molto più a sud.

Barlaam di Rostov fu a Bari tra il gennaio e il febbraio del 1460: dopo aver visitato la Basilica il monaco acquistò un’icona sacra da un mercante, proprio come il Santo gli aveva ordinato di fare in una visione, e con questa ripartì alla volta della Russia, dopo pochi giorni. Giunse nella cittadina di Uglič, non lontano dalla sua città natale, proprio il 9 maggio dello stesso anno, ossia il giorno in cui si commemora la Traslazione di San Nicola. Mancava poco ormai a Rostov, ma il monaco fu costretto per motivi di salute a fermarsi presso il fiume Ulejma: qui il Santo Vescovo di Mira gli apparve per la seconda volta, ordinandogli di fermarsi e costruire una cappella in cui venerarlo

Il principe di Uglič Andrej Vasil’evič si recò personalmente sul luogo per rendere omaggio alla santa icona barese, stabilendo che della cappella si facesse una vera e propria chiesa; questa fu terminata nel 1469, mentre di fianco veniva costruito un monastero, e Barlaam ne fu il primo igumeno (ossia il monaco superiore).

Massimo Castellana

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Antonio Calisi

Antonio Calisi

Direttore Editoriale

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