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Bari, apertura straordinaria il 5 e 6 gennaio del teatro Niccolò Piccinni

Martina Ragone 7 Gennaio 2019 Commenti disabilitati su Bari, apertura straordinaria il 5 e 6 gennaio del teatro Niccolò Piccinni
Bari, apertura straordinaria il 5 e 6 gennaio del teatro Niccolò Piccinni

Dopo quasi otto anni dalla chiusura per restauro, è stato possibile ammirare, per soli due giorni (sabato 5 e domenica 6 gennaio), l’avanzamento dei lavori del teatro Niccolò Piccinni, sito in Corso Vittorio Emanuele II a Bari, quarto teatro della regione Puglia per dimensioni.
Il restauro, suddiviso in tre lotti e finanziato nel corso degli anni con fondi europei, regionali e del ministero, sarà concluso un paio di mesi prima della riapertura prevista per la prossima primavera, dopo i lavori impiantistici, e sarà dedicato alla prosa. La storia di questo teatro inizia ben due secoli fa, nel lontano 1835. La sera del 13 luglio 1835, l’apparire improvviso di alcune crepe nei muri dell’antico Sedile in Piazza Mercantile – allora luogo di pubblici spettacoli – fece interrompere la recita della Compagnia drammatica Vincenzo Centofanti, generando panico e qualche ferito. Da quel momento si sentì l’esigenza di ricercare un luogo in cui ubicare un nuovo teatro per rispondere al meglio alle richieste dei cittadini più abbienti e appassionati d’Arte. Si proposero varie soluzioni, tra cui il luogo in cui oggi sorge il teatro Margherita, ma scartato perché avrebbe occultato la vista del mare ai cittadini.
Il 4 novembre 1835 fu deciso che il teatro Piccinni sarebbe sorto sul suolo comunale di fronte all’ intendenza e, con provvedimento del 10 luglio 1836, fu affidata la progettazione dell’opera al Cav. Antonio Niccolini al quale fu suggerito qualche dettaglio della Scala di Milano come modello.
Secondo il suo progetto, il teatro poteva ospitare 1200 persone sedute e nelle serate più importanti fino a 1500 persone; inoltre ogni palco poteva accogliere quattro persone ed era munito di un guardaroba. La facciata anteriore era decorata da due ordini architettonici: l’ordine inferiore era sostenuto da quattro colonne con pilastri estremi di ordine dorico e il superiore era di ordine ionico antico con sei pilastri addossati al muro. Al centro dovevano essere costruiti due grandi portoni: uno che permetteva l’accesso ad un pubblico edificio munito di giardino e l’altro per consentire l’uscita agli spettatori. La sala del teatro era a ferro di cavallo, con quattro file di palchi, il palco reale e il loggione. Il Niccolini aveva preventivato circa 40000 ducati per la costruzione dell’edificio. Con una solenne cerimonia, il 18 ottobre 1840 fu posta la prima pietra e iniziarono i lavori che si dovettero interrompere a causa delle richieste del vescovo di allora che voleva edificare una nuova chiesa nel borgo. A quel punto il nuovo re Ferdinando II fu costretto, suo malgrado, ad utilizzare per tale progetto il denaro che era destinato a finanziare i lavori per il teatro.
I lavori ricominciarono nel 1852, grazie al contributo del nuovo intendente Luigi Ayossa.
Le decorazioni del velario, ovvero del soffitto, dovevano essere eseguite in conformità con il bozzetto già esistente di Giuseppe Cassano, raffigurante l’Olimpo con il dio Apollo sul cavallo Pegaso in mezzo alle Muse, con stemmi e bassorilievi dorati con oro di Francia. Per la sua realizzazione furono impiegati esperti pittori ed artigiani napoletani, in particolare Luigi De Luise si occupò de velario. Il prospetto dei palchi e le decorazioni dovevano essere a sfondo bianco con ornamenti in cartapesta idrata. La sottostante zoccolatura del primo ordine di palchi andava eseguita in stucco lucido. L’interno dei palchi doveva essere rivestito di carte di Francia vellutate da moscato con colori cremisi.
Come da delibera del 4 giugno 1854, il teatro avrebbe dovuto essere dedicato a Maria Teresa d’Asburgo, moglie di Ferdinando II, re delle due Sicilie, ma all’ultimo la sovrana espresse il divieto ad associare il suo nome ad “un logo mondano”. Così il primo teatro di Bari, inaugurato il 4 ottobre del 1854, rimase privo di nome fino all’8 gennaio 1855, giorno in cui fu dedicato al suo più illustre musicista, Niccolò Piccini, uno dei maestri dell’opera buffa napoletana. Il primo spettacolo ad essere rappresentato fu il Poliuto di Gaetano Donizetti, il 30 maggio 1854, che riscosse molto successo.
Nel corso del tempo il teatro divenne splendido approdo di ogni espressione artistica, dalla commedia al dramma, dalla poesia alla musica da camera, e fu unico spazio dell’arte a Bari fino alla costruzione del più grande e fastoso teatro Petruzzelli nei primi anni del ‘900.
Lo scrittore Giulio Petroni definì il teatro “un palazzo di fate” e aggiunse: «Qui veramente non sai qual cosa debba innanzi ammirare, se la bella curva della sala, o l’ampiezza o l’eleganza, o la ricchezza». Questa è l’impressione che la vista di questo luogo ha lasciato ai visitatori di questi due giorni, intenti ad ammirare estasiati ogni singolo dettaglio di un capolavoro di una bellezza eterna.

Martina Ragone

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