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Assassinio sull’Orient Express, un remake ben fatto

Silvia Di Conno 31 dicembre 2017 Commenti disabilitati su Assassinio sull’Orient Express, un remake ben fatto
Assassinio sull’Orient Express, un remake ben fatto

Il film “ assassinio sull’Orient express”- remake del film del 1974 diretto da Sidney Lumet- è uscito in Italia il 30 novembre 2017. È diretto da Kenneth Branagh ed è basato sull’omonimo giallo del 1934 di Agatha Christie.

Il punto d’avvio di questa storia resa in chiave filmica è l’uccisione di un ricco uomo d’affari di nome Ratchett (Johnny Depp), pugnalato nel suo scompartimento su un lussuoso treno che viaggia in Europa in pieno inverno.

Nel contesto degli anni Trenta, il brillante detective di fama mondiale Hercule Poirot – interpretato dallo stesso Branagh- si trova dinanzi a questo irrisolvibile caso: scoprire chi tra quei tredici passeggeri di alta società si sia macchiato del sangue di Ratchett.

Poirot fino a quel momento ha sempre vissuto in una condizione di ricerca maniacale di simmetrie che fondino l’ordine dell’esistenza, come se il caotico caso quotidiano fosse imbrigliabile in una rete dalle maglie perfettamente simmetriche. L’avere questa prospettiva sulle vicende umane gli permette – come egli stesso afferma- di vedere il mondo non per quello che è ma per come dovrebbe essere.

Questa tecnica di “reductio ad unum”, cioè fondata sull’idea per cui non esista molteplicità che non possa essere ricondotta ad un’ordinata unità, è la base di tutti i casi prima facilmente e brillantemente risolti dal detective.

Egli si muove dunque imperturbabile come se misurasse il mondo dall’alto dei suoi tanto lunghi quanto simmetrici baffi. Dopo l’omicidio del ricco uomo d’affari sul treno Orient Express, egli si trova a dover interrogare strambi personaggi tutti molto benestanti, molto più simili a caricature di loro stessi che a persone reali. Tra questi il detective si imbatte in Pilar Estravados (Penelope Cruz), missionaria e infermiera spagnola ossessionata dalla religione cattolica; Gerhard Hardman (Willem Dafoe), un professore austriaco rigido e riservato; Natalia Dragomiroff, (Judi Dench), un’anziana principessa russa molto capricciosa; Hector MacQueen (Josh Gad), assistente personale di Ratchett che svela la totale incompetenza in affari e rozzezza dell’ormai morto Ratchett; Caroline Hubbard (Michelle Pfeiffer), una vedova americana schietta e impertinente; Rudolph Andrenyi (Sergei Polunin), un conte molto protettivo nei confronti della moglie insana di mente e altri.

Tutto il mistero di questo giallo sembra dunque ruotare attorno al paradossale contrasto che intercorre tra la tipizzazione dei personaggi e l’insolubilità del caso, come se l’essere talmente tanto caricature di loro stessi renda davvero insondabili le reali tracce di umanità in loro.

Il paradosso risiede dunque nel fatto che, sebbene il mostrarsi come tipi umani sembri poter essere un’agevolazione per un detective che cerca di incasellare tutto ciò il cui mistero abita nella caoticità, di fatto questa semplicità ostentata da queste persone rende tutto ancora più inspiegabile, tanto che lo stesso Poirot per la prima volta nella sua carriera sembra davvero mettere in discussione la sua griglia di maglie perfettamente omogenee.

 

Silvia Di Conno

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